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Sarkozy il protezionista: “Sì all’European Buy Act”

Il presidente francese uscente e candidato alla rielezione ad aprile si scaglia contro la concorrenza sleale internazionale: “L’Europa non può arrendersi alla legge dei più forti” – E propone una formula protezionistica sul modello dell’American Buy Act del 1933 – Nelle intenzioni di Sarkozy soprattutto quella di tutelare le piccole e medie imprese.

Sarkozy il protezionista: “Sì all’European Buy Act”

Sarkozy il protezionista. Il presidente francese uscente, e candidato alla rielezione, si è prima scagliato contro l’immigrazione clandestina, pretendendo dall’Europa una rivisitazione degli accordi di Schengen, poi alla stessa Ue ha formulato tre proposte per proteggere il continente, e di conseguenza la sua Francia, dalla concorrenza economica internazionale.

“L’Europa non può restare l’unica regione del mondo a non difendersi – ha tuonato l’ex inquilino dell’Eliseo -. Non possiamo continuare a subire la legge dei più forti, e affinchè sia protetta la Francia, è necessaria che lo faccia prima di tutti l’Unione”.  Sì al libero scambio, ma no alla concorrenza sleale: questo, in sintesi, il Sarko-pensiero, nel bel mezzo della sua campagna elettorale, che vedrà il responso dei cittadini francesi ad aprile.

Nel mirino del Presidente in particolare quei Paesi, tra cui per esempio la Cina, che praticano il protezionismo ma allo stesso tempo inondano le economie dei Paesi più sviluppati con i loro prodotti. La prima delle tre proposte di Sarkozy è quella di un “Buy European Act”, sul modello del “Buy American Act” messo in atto nel 1933 durante la grande crisi e che prevedeva che sia il governo centrale sia gli Stati federali dovessero privilegiare le imprese statunitensi in alcuni settori quando commissionavano appalti pubblici.

La seconda proposta messa sul tavolo dal Sarko furioso, che non è altro che un corollario della prima, riguarda le piccole e medie imprese europee, che dovranno beneficiare di uno “Small Business Act” europeo: “La Francia pretende che le Pmi abbiano una parte di mercato a loro riservata”. Questo tema, a dire il vero, era già stato un must della campagna elettorale vincente del 2007: il neo-eletto presidente della Repubblica francese portò il testo della proposta a Bruxelles, dove fu però ostacolato da diversi Paesi nordici. Ne nacque un compromesso fuorviante: le Pmi ottennero facilitazioni per l’accesso a finanziamenti bancari, ma non fu loro destinata una parte di mercato come invece inizialmente auspicato.

La terza e ultima pretesa di Sarkozy è la reciprocità commerciale con i propri partner europei. “Se non ci saranno progressi in tal senso, la Francia agirà da sola”, ha addirittura minacciato il candidato dell’Ump. Parlando come se fosse già Presidente. L’ultima volta, va però ricordato, la foga protezionistica gli portò fortuna.

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