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Israele avanza in Libano e conquista il castello di Beaufort, Netanyahu: “Svolta contro Hezbollah”

L’esercito israeliano ha preso il controllo della fortezza medievale di Beaufort, nel sud del Libano, uno dei punti più simbolici e strategici dell’intero fronte. Oggi riunione del Consiglio Onu, Macron: “Nulla giustifica escalation nel Paese”

Israele avanza in Libano e conquista il castello di Beaufort, Netanyahu: “Svolta contro Hezbollah”

Israele prosegue l’offensiva nel Libano meridionale e spinge le sue truppe sempre più a nord, fino a conquistare uno dei punti più sensibili del fronte. All’alba, le Forze di difesa israeliane hanno issato la bandiera sulla fortezza di Beaufort, il castello crociato che domina la regione di Nabatieh e controlla dall’alto la valle del Litani, la Bekaa occidentale e l’area rivolta verso l’Alta Galilea. Per l’Idf è una conquista dal peso operativo e simbolico. Secondo l’esercito israeliano, da quella rocca Hezbollah avrebbe condotto “numerosi attacchi” contro il nord di Israele. Ora il controllo di Beaufort permette a Israele di sorvegliare alcune delle principali vie di rifornimento dei miliziani, compresa l’arteria che collega Sidone e Tiro, e offre una base avanzata per allargare ulteriormente le operazioni.

Israele non penetrava così in profondità nel Paese dei Cedri dal 2000, anno del ritiro dal Libano meridionale dopo diciotto anni di presenza militare. La conquista arriva dopo il superamento del fiume Litani e mentre l’Idf ha ordinato nuove evacuazioni di villaggi, accompagnando l’avanzata terrestre con l’estensione dei raid.

Netanyahu: “È una svolta, allarghiamo le operazioni”

Grande soddisfazione per Benjamin Netanyahu. In un videomessaggio, il premier israeliano ha definito l’operazione una “svolta drammatica” e “una tappa drammatica nella politica che stiamo portando avanti”. Poi ha rivendicato il cambio di passo: “Oggi siamo tornati a Beaufort in modo diverso. Siamo tornati uniti, determinati e più forti che mai”. Il primo ministro ha presentato l’offensiva come parte di una strategia più ampia, non limitata al Libano. “Abbiamo rotto la barriera della paura”, ha detto, aggiungendo che Israele sta riprendendo l’iniziativa “su tutti i fronti: in Siria, a Gaza e in Libano”. Netanyahu ha anche sostenuto di aver dato istruzioni all’Idf di ampliare la manovra nel Paese, rivendicando l’attraversamento del Litani, la conquista di posizioni strategiche e il controllo della cresta di Beaufort.

Il messaggio guarda soprattutto al nord di Israele, dove le sirene hanno suonato centinaia di volte in una sola giornata, le scuole sono state chiuse, gli ospedali trasferiti in strutture sotterranee e un militare di 21 anni è stato ucciso. “Ripristineremo la sicurezza per gli abitanti del nord, così come abbiamo fatto per gli abitanti del sud”, ha detto Netanyahu. “Ci vorrà del tempo, ma porteremo a termine la missione“.

Sul tavolo del governo israeliano resta anche l’ipotesi di nuovi bombardamenti su Beirut. Netanyahu starebbe cercando di convincere Washington che rinunciare a colpire la capitale libanese equivarrebbe a concedere immunità a Hezbollah. Il fattore tempo è decisivo: un nuovo cessate il fuoco potrebbe essere annunciato a breve, dopo quello in vigore dal 17 aprile e più volte violato.

Beaufort, il castello che pesa sulla guerra

Beaufort non è solo una rocca. È un simbolo carico di memoria militare, politica e identitaria. Conosciuta anche come Qal’at ash-Shaqif, la fortezza risale al XII secolo e sorge nei pressi del villaggio di Arnoun, nella provincia di Nabatiye, a oltre 700 metri di altitudine. Da lì lo sguardo copre il sud del Libano, la valle del Litani e il nord di Israele.

La sua posizione spiega perché, nonostante l’età medievale, il castello continui ad avere valore nell’era dei droni e dei missili. È un punto ideale per osservare, controllare il territorio e indirizzare il fuoco. Prima del 1982 fu usato dalle forze palestinesi come postazione per colpire il nord di Israele. Durante la guerra del Libano venne conquistato all’inizio dell’operazione “Pace in Galilea”, con un assalto notturno durissimo condotto anche dall’unità di ricognizione della brigata Golani.

Israele mantenne il controllo del sito fino al ritiro del maggio 2000, quando le strutture militari furono fatte esplodere. Da allora Beaufort è rimasto una ferita aperta nella memoria dei due fronti: per Israele rappresenta la vulnerabilità delle alture che minacciano il nord del Paese; per libanesi, palestinesi ed Hezbollah è un emblema di resistenza e continuità storica nella difesa del territorio. Il ritorno dell’Idf sulla cresta riaccende entrambe le narrazioni.

Macron attacca l’escalation, Washington cerca lo stop

Mentre Israele non smette la sua pressione militare, il fronte diplomatico continua a cercare una soluzionee. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite terrà una riunione d’emergenza per discutere l’intensificarsi dell’offensiva israeliana, su richiesta della Francia. Parigi ha scelto una linea netta. Emmanuel Macron ha scritto che “nulla giustifica la grave escalation in corso nel Libano meridionale”, ribadendo che la Francia continuerà a sostenere le autorità libanesi nel tentativo di ripristinare sovranità statale e integrità territoriale.

La crisi libanese per Macron è figlia del quadro regionale instabile. Dopo i contatti con i leader di Arabia Saudita, Egitto, Oman ed Emirati Arabi Uniti, Macron ha indicato come priorità un accordo tra Stati Uniti e Iran, la conclusione di un cessate il fuoco e la riapertura immediata dello Stretto di Hormuz, “senza precondizioni e nel rispetto del diritto internazionale”. Per Parigi, la stabilizzazione deve partire proprio dal Libano, dove, ha affermato Macron, “è urgente che tutte le armi tacciano, per sempre”.

Anche Washington prova a tenere insieme il fronte militare e quello negoziale. Il segretario di Stato Marco Rubio ha parlato con il presidente libanese Joseph Aoun e con Netanyahu nel tentativo di far avanzare una formula di de-escalation. La linea americana prevede che sia Hezbollah a fare il primo passo, interrompendo gli attacchi; solo a quel punto Israele si impegnerebbe a non spingere oltre l’escalation su Beirut. Ma il movimento filo-iraniano respinge questa impostazione e ribalta la sequenza, sostenendo che debba essere Israele a fermare per primo le ostilità.

Sul terreno, intanto, il bilancio si aggrava. Dal marzo scorso i morti in Libano sarebbero già 3.340, comprese le ultime vittime registrate nei raid. Tra i feriti figurano anche tredici medici e infermieri libanesi, colpiti nei pressi dell’ospedale Hiram di Tiro. Le autorità libanesi chiedono alla comunità internazionale di intervenire per fermare attacchi che definiscono sempre più intensi.

Da Israele, il presidente Itzhak Herzog ha rilanciato la pressione su Hezbollah, definendolo non solo un nemico di Israele ma anche “ostacolo alla pace che può esistere tra Israele e il Libano”.

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