Nel 1939, mentre la Gran Bretagna si preparava agli effetti devastanti della guerra, Hertford House,storica sede della Wallace Collection di Londra visse una trasformazione senza precedenti. Le celebri opere custodite nel museo furono evacuate per proteggerle dai bombardamenti, le gallerie svuotate e gli spazi convertiti temporaneamente in sedi espositive dedicate alla propaganda culturale e al rafforzamento dei rapporti con gli alleati britannici.
Un museo svuotato dalle opere
Allo scoppio del conflitto, nel settembre 1939, i capolavori della Wallace Collection furono rapidamente trasferiti fuori Londra. I grandi dipinti, tra cui monumentali tele di François Boucher, vennero messi al sicuro ad Hall Barn, nel Buckinghamshire, mentre altre opere furono spostate a Balls Park, nell’Hertfordshire, e successivamente a West Wycombe Park. Sotto la direzione di James Mann, lo staff del museo trascorse gli anni di guerra occupandosi della protezione delle collezioni disperse, affrontando continui trasferimenti e il rischio costante dei danni provocati dai bombardamenti del Blitz. La mostra presenta fotografie d’epoca che documentano sia la devastazione di Londra sia gli insoliti depositi improvvisati nelle residenze di campagna inglesi.
L’arte al servizio della guerra
Con il museo svuotato, il Ministero dei Lavori Pubblici britannico requisì le gallerie per organizzare esposizioni legate allo sforzo bellico. La prima, Artists Aid Russia, inaugurata il 1° luglio 1942, rappresentò uno dei più grandi progetti collettivi dell’arte britannica durante la guerra. Promossa dal Central Institute of Art and Design con il sostegno di 23 associazioni artistiche, l’esposizione riunì ben 904 opere di artisti viventi: da Augustus John a Jacob Epstein, fino a pittori rifugiati e membri dell’Artists International Association. Sculture e dipinti invasero ogni spazio della Wallace Collection, incluse le grandi scalinate. Metà dei proventi delle vendite venne destinata al fondo della Croce Rossa “Aid to Russia”, sostenuto da Clementine Churchill, moglie del primo ministro Winston Churchill. L’inaugurazione fu affidata ad Agniya Maisky, moglie dell’ambasciatore sovietico Ivan Maisky, che Clementine Churchill definì nel suo discorso “la perfetta donna sovietica”.
Le opere simbolo del conflitto
L’esposizione riunisce alcune delle opere più rappresentative di quella storica mostra del 1942. Tra queste:
- Air Raid in London di Carel Weight, inquietante rappresentazione di un bombardamento aereo su Londra;
- Russian Soldiers di Charles Murray;
- le litografie di Ethel Gabain dedicate al lavoro femminile durante la guerra;
- le immagini dei danni al Palazzo di Westminster realizzate da Arthur Shearsby;
- il celebre ritratto bronzeo dell’ambasciatore Ivan Maisky scolpito da Jacob Epstein.
Sono inoltre esposti poster e cataloghi progettati dall’artista rifugiato Henri Kay Henrion, testimonianza del ruolo fondamentale della grafica nella mobilitazione propagandistica del periodo.
La propaganda sovietica nelle sale della Wallace Collection
Nel novembre 1942 Hertford House ospitò una seconda esposizione, Twenty-Five Years of Progress, molto diversa dalla precedente. Ideata dall’architetto modernista Ernö Goldfinger, trasformò le sale del museo in un grande ambiente di propaganda visiva sovietica. Bandiere, mappe, diagrammi e fotomontaggi celebravano i successi dell’Unione Sovietica dal 1917, denunciavano le atrocità naziste e sottolineavano il sacrificio condiviso di cittadini britannici e sovietici. Gigantesche immagini di Joseph Stalin dominavano lo spazio centrale accanto ai ritratti di Winston Churchill e Franklin D. Roosevelt, in una potente rappresentazione simbolica dell’unità tra gli Alleati.
“I musei possono influenzare la società”
Secondo la curatrice Alison Smith, direttrice delle collezioni e della ricerca della Wallace Collection, queste mostre dimostrano che “anche privata dei suoi tesori, Hertford House continuò a essere un luogo di confronto e costruzione delle alleanze”. “Queste esposizioni”, ha spiegato Smith, “ricordano che i musei non sono soltanto custodi dell’arte, ma spazi civici capaci di influenzare la comprensione pubblica nei momenti di grande incertezza nazionale”. Anche il direttore della Wallace Collection, Xavier Bray, sottolinea come il museo abbia avuto un ruolo particolare durante il conflitto: “Mentre la National Gallery trasferiva i dipinti nelle miniere gallesi e manteneva alto il morale con concerti quotidiani, la Wallace Collection racconta un’altra forma di adattamento culturale, profondamente legata alle esigenze politiche del tempo”.