L’Italia deve guardare a come uscire da questa crisi con “determinazione”. Nelle sue Considerazioni finali, il Governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta ha usato questa parola per spiegare come dovrebbe fare il nostro paese per svincolarsi dalle secche della bassa crescita e della stagnazione delle retribuzioni, invece del più retorico ma anche più usuale “fiducia”.
Dalla contrapposizione alla cooperazione
Infatti “determinazione” è la parola più adatta per concludere una relazione improntata alla pacatezza, priva di spunti polemici sia sulla situazione internazionale sia sulla politica interna, ma al contempo ricca di informazioni ed indicazioni stringenti su cosa si dovrebbe fare per superare la fase di incertezza ed evitare che, a causa di azioni avventate e motivate dalla paura e dall’ideologia, ci si possa avvitare in una spirale catastrofica. E a ben guardare la ricetta del Governatore non è “lacrime e sangue”, non richiede austerità globale e sacrifici tali da mettere in crisi l’attuale livello di benessere, se alla contrapposizione muscolare tra paesi che tentano da soli di difendersi, chiudendosi rispetto a tutti gli altri, si sostituisce una cooperazione dove ognuno fa la propria parte allo scopo di ridurre gli squilibri.
Oggi le crisi economiche e politiche globali stanno spingendo tutti i paesi a privilegiare la sicurezza non solo militare, ma anche economica, interrompendo le catene globali di approvvigionamento, cercando di avere in casa tutta l’energia e le materie prime indispensabili, oltre alle imprese produttrici dei beni intermedi e finali, spezzando le interdipendenze internazionali create per cercare maggiore efficienza e quindi prezzi più competitivi. Ma la frammentazione del mercato mondiale, non elimina gli squilibri: “li nasconde, li rende più profondi e più costosi da eliminare”, ed alla fine compromette il benessere raggiunto dai cittadini.
La ricetta per tornare ad un più sano equilibrio internazionale non è difficile. Ogni paese dovrebbe aggredire i propri punti di debolezza ben noti: gli Usa hanno un deficit di bilancio troppo elevato, la Cina una politica troppo orientata all’export, una domanda interna bassa ed uno yen poco flessibile, mentre l’Europa dovrebbe accelerare gli investimenti in tutti i settori. Certo farlo non è così semplice come enumerarlo: ci vogliono politici capaci di diventare statisti e modificare politiche seguite per anni all’inseguimento del consenso elettorale, magari di breve periodo.
Dall’Intelligenza artificiale una spinta per far crescere l’Italia
Analogo è stato il ragionamento di Panetta per l’Italia. Bisogna concentrare l’attenzione non sulle misure temporanee, ma sui nostri punti di forza che sono le capacità tecniche e scientifiche delle Università e delle aziende, le imprese che devono crescere di più ma rimangono un punto di eccellenza; occorre far rientrare molti giovani laureati che vanno all’estero perché il nostro sistema economico è poco innovativo e non assicura loro né retribuzioni adeguate né attraenti prospettive di carriera. Serve una politica capace di durare nel tempo per costruire un ambiente più adatto alla crescita a cominciare dalla necessaria e rapida diffusione della Intelligenza Artificiale in tutte le aziende ed anche nella Pa.
Ed è proprio alla Ia che Panetta dedica un ampio capitolo delle sue considerazioni nella convinzione che sarà proprio dall’innovazione e dalla tecnologia che verrà la spinta per portare l’Italia fuori dalla stagnazione in cui si trova. Il Governatore avverte che non servono tante risorse pubbliche, bensì un impegno di lunga lena di una classe politica capace di guardare un po’ più in là del proprio naso per dedicarsi a quelle riforme che non penalizzano i cittadini ma chiedono loro disponibilità a imparare cose nuove, a cambiare residenza, insomma a rimettersi in gioco abbandonando il comodo cantuccio nel quale si sono rifugiati credendosi al riparo da qualunque bufera.
L’Europa deve fare di più e più rapidamente
L’Europa ha fatto progressi ma è debole. Sulla politica europea la visione di Panetta è simile a quella del presidente di Confindustria Emanuele Orsini: bisogna fare di più e più rapidamente. Completare il mercato unico nella finanza, nell’energia e nelle Tlc. Non solo ma per farlo occorre che la Ue emetta obbligazioni garantite da un ampliamento del proprio bilancio che consentirebbero di far affluire il risparmio da tutto il mondo. Insomma ci vuole più Europa con un assetto istituzionale più chiaro e veloce.
Sul tema dei tassi d’interesse, che è il campo proprio delle Banche centrali, Panetta è stato prudente. A metà giugno la Bce prenderà delle decisioni. Dalla sua analisi sembra che gli elementi a favore di una stabilità siano lievemente in vantaggio su quelli che invece spingerebbero per un lieve aumento, adeguando i tassi ufficiali a quelli del mercato dei titoli a lungo termine che già scontano un incremento dell’inflazione. D’altra parte le previsioni sono così incerte in quanto legate alla fine del blocco dello stretto di Hormuz che veramente non si sa che pesci pigliare. E tuttavia la Bce, per segnalare al mercato che non sarà ammessa una spirale tra prezzi e salari, oltre ai tassi possiede diversi altri strumenti. Vedremo, ma comunque la volontà sembra quella di evitare di strozzare prematuramente l’intera economia temendo una esplosione inflazionistica che per il momento non si vede.
La Relazione annuale del Governatore Fabio Panetta è quest’anno particolarmente didascalica. Nella babele di lingue e nella grande incertezza che attraversa non solo i cittadini comuni, ma anche l’intera classe politica e dirigente dell’Occidente, era necessario non infilarsi nel vortice delle polemiche, ma offrire una analisi pacata, puntuale, sui mali di cui soffre il sistema economico dopo la messa in crisi della globalizzazione, e sulle possibili ricette per porvi rimedio. Ricette che offrirebbero, se attuate, soddisfazione a tutti i paesi che ora si guardano in cagnesco, tanto che secondo analisi del Fmi queste azioni coordinate porterebbero una crescita aggiuntiva del Pil mondiale di un punto percentuale. Insomma si passerebbe da poco più del 3% ad oltre il 4%. Non è poco. Bisognerà vedere se prevarrà la ragionevolezza o se invece le azioni dei grandi del mondo saranno guidate da un pericoloso nazionalismo predatorio.