Che sciocchezza l’idea della segretaria del Pd, Elly Schlein, di agitare lo spettro della patrimoniale a pochi mesi dalle elezioni. Come spiega ancora una volta Ferruccio De Bortoli in un magistrale editoriale sul Corriere della Sera, “Patrimoniale è la parola che fa perdere”. Perché? Perché la patrimoniale ha tre controindicazioni invalicabili. L’idea di una maggior giustizia fiscale è giusta ma la via non è quella della patrimoniale. In primo luogo bisogna distinguere i patrimoni: ci sono quelli immobiliari e quelli finanziari. Sul patrimonio immobiliare la patrimoniale in Italia c’è già e si chiama Imu. Sui patrimoni mobiliari bisogna fare grande attenzione perché i patrimoni davvero grandi sono per lo più nascosti in società finanziarie che hanno sede nei paradisi fiscali e il pericolo di una nuova imposta diventa quello di spaventare i risparmiatori restando con un pugno di mosche in mano.
Come ben racconta De Bortoli, al di là delle difficoltà applicative, la patrimoniale – ed è la seconda controindicazione – da un lato rischia di veder fuggire dall’Italia grandi patrimoni e dall’altro di spaventare i piccoli risparmiatori che alle elezioni se ne ricorderanno. La terza controindicazione della patrimoniale è che rischia di sollevare un inutile polverone addossando alla sinistra l’accusa di volere più tasse e di dimenticare che invece, con il Governo di centrodestra, la pressione fiscale è già salita in questi anni e come se è salita. Ha ragione l’ex premier e leader di Italia Viva Matteo Renzi: “Errore tattico e strategico quello di Schlein”. Anziché agitare il fantasma della patrimoniale, la segretaria del Pd farebbe bene a pensare alla sagge parole del più grande alfiere della socialdemocrazia europea, quell’Olof Palme che era solito raccomandare: “Il compito della sinistra non è quello di far piangere i ricchi, ma di far sorridere i poveri”.
