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Cina: panico da epidemia ma i morti sono meno di quelli di un’influenza

Ma è fondato l’allarme che si è diffuso nel mondo e sui mercati per il virus cinese? I numeri dicono di no e Shakespeare direbbe: tanto rumore per nulla – I media nuovi untori, salvo rare eccezioni

Cina: panico da epidemia ma i morti sono meno di quelli di un’influenza

Il capodanno cinese rovinato. Il mondo con il fiato sospeso. Le Borse che perdono decine di miliardi di dollari. Il coronavirus ha già fatto moltissime vittime, oltre ai morti accertati. Ma è lui o siamo noi ad aver provocato tanti disastri? Domanda retorica. 

Con i 41 morti finora accertati il coronavirus aggiunge in realtà solo alcune goccine alla fisiologica dinamica demografica cinese. Infatti, quegli sfortunati scompaiono nel mare delle morti che normalmente si verificano in Cina. Con una popolazione di 1,4 miliardi di abitanti, e un tasso di mortalità di 7,4 persone ogni mille, i morti all’anno sono 10,4 milioni; ciò significa 28.391 al giorno, un decesso ogni 3 secondi. 

Ovviamente ci sono anche le nascite: ogni 14 secondi un nuovo cinesino vagisce uscendo dall’utero materno, per un totale di 6,2 milioni all’anno. 

In termini di business non c’è discussione: i funerali battono le culle, le quali possono essere riutilizzate, mentre le bare sono a perdere. Ma le culle portano consumatori che per 76 anni faranno spendere e spenderanno, mentre i trapassati si limiteranno a occupare un paio di metri quadrati di terreno (sempre che non abbiano lasciato istruzioni per la cremazione). 

Tornando alla reale pericolosità, il nuovo coronavirus (il vecchio produce solo un fastidioso raffreddore) è quasi innocuo. La percentuale di persone che ne vengono uccise è molto molto bassa, nettamente inferiore a quella della SARS che nel 2003 gettò nel panico il globo terracqueo e che alla fine causò 774 decessi. Ossia molti meno di quelli che provoca una banale influenza: 2100 finora in questa stagione nei soli USA, su 4,6 milioni di ammalati; i Itali i morti influenzati sono stati 5; ma il mondo e i mercati finanziari nemmeno li considerano. 

Il panico che è stato generato attorno al nuovo coronavirus è un tipico caso di lose-lose game, ossia tutti ci perdono. Eccetto i media, che hanno trovato come titolare le prime pagine (materiali o virtuali) e tempestare di notizie il pubblico, attraendone l’attenzione. Immaginiamo che la pubblicità on-line sarà molto ben pagata se inserita a fianco a tutto ciò che riguarda le notizie su questa micro epidemia. 

Shakespeare direbbe: tanto rumore per nulla. E noi, più modestamente, concludiamo che i media sono gli untori (virtuali) del XXI secolo. 

6 thoughts on “Cina: panico da epidemia ma i morti sono meno di quelli di un’influenza

    1. In realtà in inglese One trillion è mille miliardi, quindi non è neppure un errore di traduzione.
      Poi non si capisce come il 7,4% di quel numero possa essere 10,4 milioni…

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  1. Obiettivamente crederò alle parole di Paolazzi dopo che avrà postato filmato in cui bacia un bel po’ di infetti in Cina. Perché a scrivere da lontano è facile fare i grossi…

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    1. La percentuale di morti per infetti del coronavirus è del 2,8%, quella della normale influenza stagionale rasenta il 10% (fonte OMS). Il resto è chiacchiericcio qualunquista ideologico da mattinata al bar con bicèrin di bianco e gomito sul bancone.

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