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Cinema, “Sconnessi”: il panico di una famiglia senza… WiFi

“Sconnessi” affronta un tema centrale ai nostri tempi come la crescente dipendenza dai cellulari e dai tablet ma sceneggiatura, testi, regia e recitazione lasciano molto a desiderare – Di strettissima attualità politica invece “Sono tornato” di Luca Minero con il fantasma di Mussolini che ricompare

Cinema, “Sconnessi”: il panico di una famiglia senza… WiFi

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Cosa è più difficile, scegliere un film da vedere invece che uno che è meglio lasciar perdere? Quando l’offerta è, relativamente, amplia il dubbio è ricorrente e non sempre è facile risolvere il dilemma. Questa settimana ci siamo trovati di fronte ad una decisione complessa. Per un verso si proponeva un film di genere romanzo sentimentale, ambientato nella Londra degli anni 50, per altro verso un film italiano di “cronaca” contemporanea. La scelta è caduta su quest’ultimo, per rimanere in continuità di lettura su come il cinema racconta, descrive, la nostra società, i suoi limiti e le sue difficoltà. 



Il film che vi proponiamo è Sconnessi, di Christian Marazziti. La trama è semplice quanto già nota: un gruppo di persone, una “famiglia” variamente assortita si ritrova in una baita di montagna per una vacanza di fine settimana e succede che il WiFi non funziona e nessuno riesce a collegarsi con i cellulari per chiamare oppure per connettersi alla rete. Si scatena il panico e ognuno è costretto, suo malgrado, a dover fare i conti con le altre persone in attesa di tornare alla “normalità”. C’è un retroscena interessante – che non vi sveliamo – che riflette bene la complessità non tanto della trama quanto del tema affrontato. Come noto, si tratta di un genere di film per molti aspetti visto e rivisto, con in testa Perfetti sconosciuti. In questo caso non si trova nulla di più o di meglio rispetto ai precedenti o altre pellicole che descrivono le vicende di un gruppo di persone in un interno. Anzi, a dirla tutta, c’è molto di peggio: dalla sceneggiatura alla grossolanità dei testi, dalla regia alle capacità di recitazione dei protagonisti. Insomma, un film che farà fatica ad entrare nella storia del cinema italiano. Salvo però tenere in debito conto il soggetto, la centralità del problema trattato nel film del quale molti ne avvertono la rilevanza e nessuno sa bene cosa fare e come affrontarlo: la dipendenza patologica da cellulare o da connessione ad Internet, passando dai social network per finire alle ludopatie. Tutti connessi, tutti isolati: ognuno apparentemente è collegato con il resto del mondo dove ci sono più Sim attive che abitanti.  Tutto questo avviene, spesso, in totale solitudine, incollati con lo sguardo sul display del cellulare o del tablet. Sconnessi si può vedere come un’ulteriore fotografia di una realtà che potrà anche non piacere ma che, comunque, ci appartiene ed è molto vicina a tutti noi. 

Nota a margine sul cast: da Fabrizio Bentivoglio a Carolina Crescentini insieme agli altri comprimari, è lecito attendersi qualcosa di più del minimo sindacale. 

Per rimane sulla cronaca italiana raccontata al cinema, aggiungiamo una proposta di film ancora nelle sale (e speriamo che possa rimanere qualche settimana più del solito): si tratta di Sono tornato di Luca Miniero, con Massimo Popolizio e Frank Matano (ottimi). L’argomento è di strettissima attualità politica per le note vicende successe nelle scorse settimane e per quanto, non solo in Italia, si dibatte sul ritorno di temi e fantasmi del secolo scorso. Il film racconta della ricomparsa accidentale in Italia di Benito Mussolini, intenzionato a riproporre il regime, e di come ritrova il Paese dopo oltre 70 anni dalla sua caduta. C’è molto da riflettere. Merita il biglietto. 

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