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Pnrr, nessun rilancio epocale per l’Italia. Boeri al Ft: “Pochi progressi e debito più elevato”. Cosa significa

Il Financial Times ricorda che all’Italia sono andati 194 miliardi di euro, vale a dire la quota maggiore rispetto ai 577 miliardi complessivi elargiti dall’Ue. Le premesse dicevano che avrebbe dovuto “trasformare” l’Italia, invece il Pil è rimasto allo 0,5% e il debito/Pil diventa anche maggiore di quello della Grecia. In arrivo i tempi supplementari

Pnrr, nessun rilancio epocale per l’Italia. Boeri al Ft: “Pochi progressi e debito più elevato”. Cosa significa

Il Pnrr doveva servire a dare un rilancio “epocale” all’Italia. Ma con l’avvicinarsi della scadenza per l’utilizzo dei prestiti e dei contributi, l’economia italiana rimane stagnante. Dalla costruzione di asili nido all’ammodernamento delle ferrovie, fino all’accelerazione del sistema giudiziario, l’Italia non ha saputo far rendere opportunamente la quota che le è stata destinata di 194 miliardi di euro dal Fondo di Ripresa e Resilienza dell’Ue, denuncia il Financial Times.

“In definitiva, ci troviamo in una situazione in cui abbiamo un debito più elevato e sono stati fatti pochissimi progressi su riforme serie”, ha detto a FT l’economista Tito Boeri, coautore del libro sul programma finanziato dall’Ue, The Big Binge, insieme all’economista Roberto Perotti, pubblicato in Italia nel 2023 con il titolo Pnrr. “Non sto dicendo che tutti i soldi siano stati sprecati”, dice Boeri, ex presidente Inps. “Ma non abbiamo migliorato il potenziale di crescita. E visto che abbiamo già un debito elevato, questo è un grosso problema”.

L’Italia è il principale beneficiario del Pnrr dell’Ue, del valore complessivo di 577 miliardi di euro, istituito nel 2021, un’iniziativa di prestito congiunto senza precedenti per rilanciare le economie degli Stati membri dopo lo shock che ha fatto seguito alla pandemia di Covid-19.

Presentato come “trasformativo” al momento della sua approvazione sotto la guida dell’allora primo ministro Mario Draghi, il piano di spesa italiano era accompagnato da importanti riforme che avrebbero dovuto affrontare le persistenti debolezze dell’economia nazionale, tra cui un’amministrazione pubblica inefficiente, la lentezza della magistratura e la scarsa partecipazione di donne e giovani al mercato del lavoro.

Le innumerevoli revisioni del Piano

Ma il Piano, composto da 72 miliardi di euro in sovvenzioni e la parte restante in prestiti a basso interesse, è stato rivisto sei volte poiché Roma ha faticato a raggiungere gli obiettivi prefissati, mentre l’inflazione innescata dall’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022 ha fatto lievitare il costo delle opere pubbliche, dice il quotidiano.

Secondo Stefano Firpo, ex funzionario pubblico che ha contribuito alla stesura del Piano nazionale di ripresa e resilienza per la digitalizzazione dei servizi pubblici, circa il 70% degli obiettivi è stato modificato almeno una volta dopo che Giorgia Meloni, è diventata presidente del Consiglio nel 2022. “Il piano in vigore oggi è completamente diverso da quello presentato nel 2021″, ha detto Firpo, ora direttore generale di Assonime, l’associazione delle imprese italiane. “In molti di questi progetti, quando si chiede in che cosa siano stati investiti questi fondi, la risposta è piuttosto vaga”.

Secondo Marco Leonardi, uno dei principali consiglieri di Draghi in materia di politica economica quando questi era primo ministro, Bruxelles si è dimostrata sorprendentemente indulgente nell’approvare le ripetute richieste di modifiche del nuovo governo. “La Commissione europea è stata indulgente sotto molti aspetti”, ha detto Leonardi, ora professore di economia all’Università di Milano. “Non è stata molto rigida nei controlli. Mi sarei aspettato un comportamento molto più severo. Invece, la Commissione ci ha lasciato fare quello che volevamo”.

I funzionari della Commissione respingono le critiche secondo cui il piano italiano sarebbe stato ridimensionato in modo significativo per raggiungere gli obiettivi prefissati e consentire l’erogazione dei fondi entro la fine dell’anno, condizione posta dai paesi contrari a contrarre ulteriore debito con l’Ue per l’approvazione del programma. “Riscrivere il piano non significa necessariamente ridurre l’ambizione, bensì cambiare strategia”, ha detto al Financial Times un funzionario dell’Ue. “Se riscrivo il piano, non è che stia facendo meno. Sto facendo qualcos’altro”.

L’Italia si è assicurata nove delle dieci tranche previste, per un totale di 166 miliardi di euro, un risultato che Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei, ha recentemente citato come prova del fatto che Roma ha “superato le debolezze strutturali che hanno frenato l’Italia per decenni”. Ma alla fine del 2025, secondo Eurostat, l’Italia aveva speso solo il 57% dei fondi stanziati.

Il governo non è trasparente su come abbiamo speso i soldi, né su quanti ne siano rimasti”, ha affermato Leonardi. “Non vogliono restituire tutti i miliardi che hanno lasciato sul tavolo per ragioni politiche.” Senza i fondi dell’Ue, molti economisti concordano sul fatto che l’Italia probabilmente sarebbe entrata in recessione lo scorso anno.

Il treno italiano ancora in ritardo

L’andamento macroeconomico rimane a dir poco deludente, dice il Financial Times. L’Italia è in ritardo rispetto a gran parte del resto d’Europa, compresi altri Paesi mediterranei come Spagna e Grecia. Il Pil italiano è cresciuto dello 0,5% nel 2025, uno dei tassi più bassi in Europa, e si prevede che rimanga sostanzialmente invariato quest’anno e il prossimo. Nel frattempo, il rapporto debito/Pil è salito da poco meno del 134% nel 2023 a oltre il 137% alla fine del 2025, e si prevede che raggiungerà il 138,5% quest’anno, quando l’Italia supererà la Grecia come economia più indebitata dell’Ue.

Boeri, professore di economia all’Università Bocconi di Milano, ritiene che il Pnrr fosse “eccessivamente ottimistico” e “completamente irrealistico” fin dall’inizio, visto lo scarso rendimento dell’Italia nell’utilizzo dei fondi europei. Sebbene le riforme fossero “assolutamente necessarie”, erano “mal concepite”, non tenendo conto dell’inevitabile resistenza e delle scadenze ravvicinate. “Anche l’amministrazione più efficiente avrebbe trovato difficile attuarle”, riporta FT. Secondo i critici, il piano originale era troppo frammentato, con piccoli investimenti distribuiti tra una miriade di partecipanti. Alcuni di questi erano di dubbia utilità: un rifugio per animali randagi alimentato a energia solare, un ippodromo o gli stadi di calcio di Firenze e Venezia, poi respinti da Bruxelles.

Il governo Meloni “smagrisce” gli obbiettivi per renderli più facili da raggiungere

Dopo l’insediamento, il governo Meloni ha dedicato quasi un anno alla revisione dei progetti nel tentativo di eliminare le spese “inutili”. Sono seguite ulteriori modifiche, con la “semplificazione” degli obiettivi per renderli più facili da raggiungere, ma nello stesso tempo cambiando il vero senso del processo. Ad esempio, un programma per il mercato del lavoro da 4,4 miliardi di euro mirava a stimolare l’occupazione aiutando 800.000 disoccupati, lavoratori in cassa integrazione e altri lavoratori vulnerabili a riqualificarsi per lavori nel settore delle energie rinnovabili o digitali. Inizialmente, i beneficiari dovevano completare un corso di formazione, trovare un lavoro o dimostrare in altro modo un miglioramento della propria occupabilità. In seguito, però, la definizione è stata semplificata, richiedendo semplicemente la prova di “iscrizione” a un programma di formazione. I funzionari dell’Ue difendono i cambiamenti, affermando che le erogazioni si erano impantanate in valutazioni “parola per parola”, causando blocchi per “ragioni formalistiche”.

I tempi supplementari: parte del Pnrr spostato oltre il 2026

In una sesta revisione, avvenuta lo scorso anno, Roma e Bruxelles hanno raggiunto un accordo per consentire all’Italia di utilizzare parte dei fondi oltre il 2026 nella speranza di avere un maggior ritorno dal Pnrr. I fondi devono essere utilizzati per investimenti per la costruzione di alloggi per studenti, la fornitura di internet ad alta velocità alle aree remote, lo sviluppo di parchi solari e il sostegno all’imprenditoria femminile. La soluzione temporanea prevede che l’Italia stanzi almeno 7 miliardi di euro in fondi speciali vincolati ai progetti, per evitare che i finanziamenti si esauriscano entro la fine dell’anno. Il ministero delle Finanze ha dichiarato che la soluzione si è resa necessaria per colmare una “discrepanza” tra gli ambiziosi piani e i brevi tempi di attuazione.

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