Vivere a Venezia significa convivere ogni giorno con la storia. Non una storia immobile, da custodire soltanto nei palazzi affacciati sul Canal Grande o nelle pietre consumate dal tempo, ma una storia viva, capace ancora oggi di parlare al presente. Venezia non è stata soltanto una potenza commerciale o una straordinaria capitale artistica: è stata uno dei luoghi in cui l’umanesimo europeo ha trovato una delle sue espressioni più profonde, facendo della cultura uno strumento di crescita civile e della conoscenza un elemento fondativo della società. L’umanesimo veneziano non nasceva dalla nostalgia del passato, ma da una convinzione moderna e rivoluzionaria: mettere la persona al centro. Significava credere nella formazione critica, nel dialogo tra discipline, nel valore della filosofia, della letteratura, delle arti e delle scienze come strumenti per comprendere il mondo e migliorarlo. Una lezione che oggi appare straordinariamente attuale.
Marco Sgarbi 24° rettore del prestigioso ateneo veneziano
Per questo la nomina di Marco Sgarbi a rettore dell’Università Ca’ Foscari di Venezia assume un significato che va oltre il naturale ricambio ai vertici di un ateneo prestigioso. Nato a Mantova nel 1982, quarantatré anni, filosofo e studioso del pensiero umanistico, Sgarbi diventa il 24° Rettore di Ca’ Foscari e il più giovane a ricoprire questa carica nella storia dell’università veneziana. Eletto al ballottaggio con 434 voti contro i 303 ottenuti da Giacomo Pasini, succede alla Rettrice uscente Tiziana Lippiello. La scelta di affidare la guida dell’ateneo veneziano a un giovane professore proveniente dal mondo della filosofia rappresenta un segnale culturale importante, forse persino simbolico: la consapevolezza che la formazione del futuro non possa fondarsi soltanto sulla tecnica e sulla specializzazione, ma debba tornare a mettere al centro la persona, il pensiero critico e la dimensione umana del sapere.
Una nuova sensibilità per il futuro
In una società spesso dominata dalla velocità, dagli algoritmi, dalle logiche produttive e da un’idea di successo costruita soltanto sull’efficienza, vedere emergere una figura proveniente dal pensiero filosofico racconta qualcosa di diverso. Racconta una sensibilità nuova. O forse antica, nel senso migliore del termine. La guida di una grande università non richiede soltanto capacità organizzative o competenze tecniche. Richiede visione. Richiede la capacità di comprendere il tempo presente, di formare cittadini prima ancora che professionisti, di immaginare un futuro in cui il sapere non sia frammentato ma dialogante. Ed è proprio qui che Venezia torna a parlare al mondo con il linguaggio della sua storia. La città che nei secoli ha saputo unire commercio e cultura, apertura internazionale e radici intellettuali, sembra oggi riaffermare una convinzione che appartiene alla sua identità più autentica: non esiste innovazione senza pensiero, non esiste progresso senza umanità. La nomina di Marco Sgarbi alla guida di Ca’ Foscari appare così come un segnale che supera i confini accademici. È il riflesso di una società che mostra una crescente attenzione verso una dimensione più umana della conoscenza, verso una formazione capace di costruire persone consapevoli oltre che competenti. L’umanesimo di ieri, nato tra biblioteche, studi e luoghi di sapere veneziani, non appartiene soltanto ai libri di storia. Continua a vivere nelle scelte che una comunità compie quando decide quale idea di futuro costruire. E forse Venezia, ancora una volta, sta indicando una direzione. Ora attendiamo la nomina del nuovo sindaco.
