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Bankitalia rivede il Pil dell’Italia: crescita allo 0,6% nel 2026, ma tensioni Usa-Iran e Hormuz restano un rischio

Migliorano leggermente le stime sul Pil italiano per il 2026, ma Bankitalia invita alla prudenza: il contesto internazionale resta incerto e un aggravarsi della crisi tra Usa e Iran potrebbe rallentare crescita, consumi e investimenti

Bankitalia rivede il Pil dell’Italia: crescita allo 0,6% nel 2026, ma tensioni Usa-Iran e Hormuz restano un rischio

L‘economia italiana continua a dimostrare una discreta capacità di tenuta, ma il percorso di crescita resta tutt’altro che privo di ostacoli. Nel Bollettino economico di luglio, la Banca d’Italia ha rivisto al rialzo la previsione sul Pil italiano, che nel 2026 è ora atteso in crescita dello 0,6%, rispetto allo 0,5% stimato in precedenza. La revisione riflette il migliore andamento registrato nel primo trimestre e l’aggiornamento dei conti trimestrali dell’Istat.

Il miglioramento delle stime, tuttavia, non modifica il quadro di fondo. Per il 2027 la crescita è prevista allo 0,4%, mentre solo nel 2028 il Pil dovrebbe accelerare allo 0,9%, in uno scenario che continua a dipendere in larga misura dall’evoluzione del contesto geopolitico e dei mercati energetici.

Bankitalia: crescita moderata, ma l’incertezza resta elevata

Nel primo trimestre del 2026 il Pil italiano è aumentato dello 0,3%, sostenuto dalla crescita delle esportazioni, degli investimenti e dei consumi. Nei mesi primaverili, però, il conflitto in Medio Oriente avrebbe frenato il ritmo dell’economia, con un rallentamento degli investimenti e una minore dinamica della spesa delle famiglie. Per questo motivo Bankitalia sottolinea che l’incertezza che circonda le previsioni resta elevata, con numerosi fattori esterni in grado di modificare rapidamente lo scenario.

Tra i fattori di maggiore preoccupazione c’è l’evoluzione della crisi tra Stati Uniti e Iran. La ripresa delle ostilità ha riportato tensione sui mercati energetici, facendo risalire i prezzi di petrolio e gas, che restano superiori ai livelli precedenti al conflitto.

Secondo Via Nazionale, un eventuale protrarsi delle tensioni e possibili difficoltà nei transiti attraverso lo Stretto di Hormuz potrebbero aumentare ulteriormente le pressioni inflazionistiche e avere effetti “particolarmente pronunciati” sulla crescita economica. Uno scenario che rischierebbe di incidere anche sul saldo energetico italiano, aumentando i costi per imprese e famiglie.

Inflazione in aumento e Bce ancora prudente

Il rincaro dell’energia si riflette già sui prezzi. Nel secondo trimestre l’inflazione è salita al 3% e, secondo le previsioni di Bankitalia, la media del 2026 dovrebbe attestarsi al 3,1%, per poi rientrare gradualmente verso il 2% nel biennio successivo.

Per limitare l’impatto dell’aumento dei carburanti, il Governo è intervenuto con una riduzione temporanea delle accise, mentre la Banca centrale europea ha scelto di mantenere alta l’attenzione sul fronte dei prezzi, aumentando i tassi di interesse di 25 punti base nella riunione di giugno.

Mercato del lavoro resiliente, export stabile

Nel quadro delineato dal Bollettino non mancano gli elementi positivi. L’occupazione continua a crescere e il tasso di disoccupazione ha raggiunto un nuovo minimo storico. Anche le esportazioni, tra aprile e maggio, hanno sostanzialmente tenuto, nonostante il rallentamento delle vendite verso il Medio Oriente.

Resta invece più debole la dinamica dei consumi e degli investimenti, mentre le retribuzioni continuano ad aumentare con gradualità.

Le prospettive

Per Bankitalia lo scenario di base resta quello di una crescita moderata, sostenuta dagli investimenti nella digitalizzazione, nella transizione energetica e dall’aumento della spesa europea per la difesa. Ma il quadro resta strettamente legato all’evoluzione dello scenario internazionale.

Se le tensioni in Medio Oriente dovessero protrarsi e il mercato energetico tornasse a subire nuovi shock, il percorso dell’economia italiana, già caratterizzato da una crescita contenuta, potrebbe diventare ancora più complesso.

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