L’estrema destra non sfonda in Svezia. I Democratici svedesi (Sd) di Jimmie Åkesson, formazione fondata nel 1988 da un gruppo di neonazisti e oggi alleata di Giorgia Meloni a Strasburgo, arretrano rispetto alle elezioni del 2022 e scendono dalla seconda alla terza posizione. Con oltre l’80% delle schede scrutinate, i Socialdemocratici di Magdalena Anderssonsono al 28,1%, i Moderati del premier uscente Ulf Kristersson al 19,9% e gli Sd al 17,6%. Per il partito di Åkesson la perdita è di almeno tre punti rispetto al 2022 e rappresenta la prima battuta d’arresto da quando è entrato in Parlamento.
Il risultato ridimensiona le ambizioni dell’ultradestra, che puntava a entrare per la prima volta direttamente al governo dopo quattro anni di sostegno esterno all’esecutivo di centrodestra. Ma non risolve il problema della maggioranza. Le prime proiezioni assegnano infatti 176 seggi al centrosinistra e 173 al centrodestra, con 175 deputati necessari per raggiungere la maggioranza nel Riksdag. Il vantaggio della sinistra è quindi minimo e il Patto di Tidö, l’accordo che sostiene l’attuale governo, potrebbe non essere sufficiente a Kristersson per confermarsi alla guida del Paese.
Elezioni in Svezia: la maggioranza resta da costruire
Il quadro resta inoltre provvisorio. Lo spoglio non è ancora terminato e mercoledì le commissioni elettorali comunali conteranno le schede non arrivate in tempo ai seggi, compresi alcuni voti anticipati espressi in altri comuni e quelli per corrispondenza dall’estero. Nel 2022 furono circa 251mila e non è ancora possibile sapere quanti saranno questa volta né come verranno distribuiti. Se necessario, il conteggio potrà proseguire fino a giovedì.
Per i Socialdemocratici il primo posto ha comunque un valore politico significativo, anche se il risultato è tutt’altro che un trionfo. Il 28,1% è infatti inferiore al 30,3% del 2022 e sarebbe il secondo peggior risultato della storia del partito. A crescere sono invece alcune forze minori del centrosinistra, in particolare la sinistra radicale V, poco sopra l’8%, e i Verdi, oltre il 6%. I Moderati migliorano leggermente rispetto al 19,1% di quattro anni fa, ma il risultato non basta a garantire a Kristersson un secondo mandato.
A questo punto la partita si sposta sulle alleanze. Magdalena Andersson potrebbe essere chiamata a cercare per prima una maggioranza e dovrebbe mettere d’accordo il Partito di Centro, al 7,3%, e la sinistra radicale, due forze politicamente distanti. Un’alternativa sarebbe puntare sull’astensione di una delle due formazioni o cercare il sostegno di partiti di opposizione, come Liberali e Cristianodemocratici. Andersson ha escluso invece un accordo con V e ha ricordato che la Svezia non è un sistema bipartitico: “Non siamo gli Stati Uniti”.
Svezia, l’ultradestra arretra ma resta decisiva
La campagna elettorale si è concentrata soprattutto su immigrazione e sicurezza, temi sui quali il centrodestra ha rivendicato il calo della criminalità legata alle gang straniere e la forte riduzione dell’immigrazione. La questione migratoria ha un peso particolare in un Paese che nel 2015 aveva accolto circa 160mila rifugiati. Andersson ha invece impostato parte della campagna sul rischio di un ingresso dell’estrema destra al governo, presentando il voto come una scelta tra lei e Åkesson.
Proprio la perdita di centralità di criminalità e immigrazione durante la campagna potrebbe aver penalizzato gli Sd, che avevano costruito gran parte della propria crescita su questi temi. Il voto può così essere letto anche come una sorta di referendum sulla possibilità di portare per la prima volta direttamente al governo il partito di Åkesson, dopo quattro anni di sostegno esterno all’esecutivo di centrodestra.
Il centrosinistra era arrivato alle ultime settimane della campagna con un vantaggio che i sondaggi avevano portato anche a dieci punti, ma il margine si è progressivamente ridotto fino allo 0,3% dell’ultimo rilevamento. La competizione si è così trasformata in una sfida molto più incerta, mentre Andersson ha denunciato una campagna “sporca” e segnata da molte menzogne. L’allarme sulla Russia è entrato nella fase finale dopo che una funzionaria degli Sd è stata smascherata per i suoi legami con ambienti vicini al Cremlino.
Ora saranno i numeri definitivi e soprattutto le trattative a stabilire chi potrà formare il prossimo governo. L’ultradestra arretra, ma resta centrale negli equilibri parlamentari; i Socialdemocratici sono primi, ma devono ancora trovare una maggioranza. La Svezia entra così in una fase di negoziati nella quale anche pochi seggi possono fare la differenza.
