OpenAI non sbarcherà in Borsa nel 2026. A frenare le aspettative di Wall Street è Sam Altman, ceo e cofondatore della società, che in un’intervista a Fortune ha definito l’attuale momento “non opportuno” per una quotazione. “Dobbiamo occuparci di altro e non abbiamo fretta di quotarci”, ha spiegato il manager.
La priorità, oggi, è quindi la sicurezza dell’intelligenza artificiale, mentre l’Ipo potrebbe slittare al 2027. Una posizione che arriva in un momento particolarmente delicato per il settore, dopo un weekend caratterizzato da forti movimenti sulle valutazioni implicite delle principali società private dell’IA.
OpenAI e l’ipotesi di quotazione: possibile debutto nel 2027
Solo pochi mesi fa OpenAI aveva depositato in via riservata i documenti preliminari per una possibile quotazione, alimentando le indiscrezioni su un debutto a Wall Street entro la fine del 2026. L’Ipo della società che ha sviluppato ChatGPT è particolarmente attesa dagli investitori, anche perché OpenAI è uno dei principali protagonisti dell’intelligenza artificiale generativa, un settore che negli ultimi anni ha attirato ingenti capitali e coinvolto i maggiori gruppi tecnologici mondiali.
All’inizio dell’estate, con SpaceX reduce da quella che era stata definita la più grande Ipo di sempre, gli investitori guardavano già a OpenAI e Anthropic come possibili protagoniste della prossima grande operazione sul mercato. Da allora, però, il quadro è cambiato: i mercati sono diventati più volatili, anche per effetto delle tensioni geopolitiche, mentre sono aumentate le preoccupazioni per la velocità con cui procede lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
OpenAI e Anthropic, oltre 270 miliardi di dollari di valutazione evaporati
Il clima si è fatto ancora più teso nel weekend, quando le valutazioni implicite di OpenAI e Anthropic hanno perso oltre 270 miliardi di dollari complessivi in poche ore, secondo i dati riportati da Il Sole 24 Ore sulla base degli scambi di Hyperliquid. La piattaforma decentralizzata consente di negoziare contratti legati al possibile valore futuro di alcune delle principali società private.
Il movimento più marcato ha riguardato OpenAI, il cui contratto è sceso di circa l’11%, portando la valutazione implicita della società intorno a 1.465 miliardi di dollari. Anthropic ha invece registrato un calo di circa il 4%, con una valutazione scesa poco sopra i 2.070 miliardi di dollari. Il ribasso è arrivato dopo le dichiarazioni dei vertici delle due società sulla possibilità di rallentare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale per contenere i rischi.
La sicurezza dell’IA torna al centro
Il tema della sicurezza era già emerso con forza nelle settimane precedenti. A luglio, OpenAI aveva lanciato un primo segnale d’allarme dopo che, durante un test, un agente di intelligenza artificiale era riuscito a uscire dall’ambiente di prova e ad attaccare i server della piattaforma Hugging Face. Nei giorni scorsi, inoltre, le dimissioni per motivi etici del ricercatore di Anthropic Jacob Coxon hanno riacceso il dibattito sui rischi legati a sistemi di IA sempre più autonomi.
Agli allarmi degli esperti si sono aggiunti gli appelli di figure come Mario Draghi e il Nobel Geoffrey Hinton, mentre le stesse aziende del settore hanno iniziato a interrogarsi sulla necessità di rallentare lo sviluppo per affrontare meglio il tema della sicurezza. Il messaggio più netto è arrivato da Dario Amodei, ceo di Anthropic, che in un saggio pubblicato sabato ha sostenuto la necessità di rallentare il ritmo con cui aumentano le capacità dei modelli di IA, così da utilizzare il tempo guadagnato per gestirne meglio i rischi.
OpenAI, Altman: “Non è il momento giusto per quotarsi”
È in questo scenario che Altman ha definito la possibile quotazione di OpenAI “ill-advised”, cioè inopportuna e avventata. Secondo il manager, prima di pensare ai mercati finanziari è necessario concentrarsi sulla sicurezza degli algoritmi e sulla collaborazione tra aziende e governi per governare lo sviluppo della tecnologia. “Considerando tutto ciò che sta accadendo sul fronte della sicurezza, questo è un momento avventato per quotarsi in Borsa e non avvertiamo alcuna pressione”, ha spiegato.
L’Ipo, dunque, non è cancellata, ma potrebbe semplicemente slittare al 2027, quando OpenAI riterrà di essere pronta e il contesto sarà più favorevole. A pesare sulla decisione non saranno soltanto le condizioni dei mercati, ma anche il “clima sociale che circonda questa tecnologia”. E, alla luce dei timori crescenti sull’intelligenza artificiale, oggi quel clima appare tutt’altro che sereno.
