Vincoli spesso insormontabili, ritardi “cronici” nelle autorizzazioni. Il nuovo atto d’accusa viene direttamente dagli artefici delle Comunità Energetiche rinnovabili, già nel mirino per la scarsa chiarezza delle normative, la farraginosità delle procedure e i tempi biblici delle procedure. Il GSE, gestore pubblico di tutto il meccanismo, promette riscontri e intanto vara uno strumento via Internet per semplificare e rendere più efficienti i meccanismi di informazione valutazione per i cittadini che vorrebbero esplorare l’adesione alle CER.
Un “pannello di controllo” per capire come funziona
La vetrina delle Comunità energetiche rinnovabili è disponibile da ieri sul portale del GSE. Si tratta di una guida passo passo che consente al singolo cittadino di verificare quali CER sono già presenti nel suo territorio, quali sono i referenti e se è possibile attivare il meccanismo di adesione. Tutto ciò attraverso una mappa interattiva che dopo il semplice inserimento del POD della propria utenza elettrica (l’identificativo del contatore che si ricava facilmente dalla bolletta) consente di individuare non solo le CER a noi accessibili e già funzionanti sul territorio ma anche la mappa delle cabine primarie sulle quali possono essere costruite le future CER a noi accessibili. Insomma, un utile spaccato non solo sul presente ma anche sull’augurabile futuro di “un modello innovativo di produzione condivisione dell’energia – si sottolinea – capace di generare benefici ambientali, economici e sociali per i territori”.
I toni usati dai dirigenti del GSE (Gestore per i Servizi Energertici) disegnano uno scenario confortante. “Al 31 agosto le configurazioni di Comunità Energetiche Rinnovabili con contratti attivi o in fase di finalizzazione sono oltre 4.800, con una potenza complessiva degli impianti di circa 400 MW e oltre 51 mila punti di connessione associati” rimarca l’Amministratore delegato del GSE, Vinicio Mosé Vigilante. Ma i commenti e le analisi di chi le CER le costruisce e gestisce non sono dello stesso tenore.
Le lamentele di chi le CER le fa nascere davvero
In molti casi i rapporti tra chi costituisce le CER e il Gs e vista con uno “scoglio insormontabile” riferiscono gli analisti del portale specializzato QualEnergia riportando i contenuti di una lunga nota critica del presidente della Comunità energetica Sienaenergie, Alessandro Vigni.
“Nonostante le norme prevedono un esame delle istanze di attivazione entro tre mesi, la realtà – afferma Vigni – parla di almeno sei o otto mesi di attesa solo per ricevere una prima risposta”. Che dire dei bonifici per la riscossione degli incentivi intermediati dal GSE? “Arrivano dopo oltre un anno accompagnati da dati grezzi illeggibili che costringono i gestori a complesse ricostruzioni contabili per di distribuire le somme spettanti ai singoli cittadini”. E dell’obbligo, ad esemio, di fotografare e trasmettere al GSE le fotografie di ogni singola targhetta degli apparati per gli impianti fotovoltaici degli utenti che aderiscono alla CER? “Va eliminato”.
“Adempimenti ridicoli ritardi cronici” che segnano una marcata asimmetria con l’Europa, dove le CER possono commerciale direttamente l’energia sul mercato senza dover sottostare all’intermediazione forzate farraginosa degli enti statali e dei grandi gestori di rete” afferma Vigni con una tesi oggettivamente controversa, che si scontra apertamente con la convinzione di molti analisti sulla necessità di un organismo terzo che faccia sia da gestore che da garante per i flussi e per le remunerazioni dell’energia distribuita.
Dopo due manifestazioni organizzate nella scorsa primavera davanti alle sedi del Gse e del Ministero dell’ambiente (il MASE è direttamente competente sulla materia insieme al Ministero dell’economia) si stanno comunque tenendo incontri tra le parti per verificare quali possano essere le ulteriori modifiche alla normativa e le altre iniziative per velocizzare la costituzione e il buon funzionamento delle Comunità energetiche.
