È un passaggio amministrativamente necessario, ma culturalmente tutt’altro che neutro. Perché la BiASA non è semplicemente una biblioteca specializzata: è uno dei luoghi nei quali, per generazioni, si è costruita la storia degli studi italiani sull’archeologia e sulla storia dell’arte. Nata nel 1875, la Biblioteca ha progressivamente raccolto un patrimonio di libri, periodici, documenti e materiali iconografici di straordinario valore, compresi nuclei documentari di particolare rilievo come la collezione dell’archeologo Rodolfo Lanciani. Oggi è riconosciuta come biblioteca pubblica specialistica di riferimento nazionale per l’archeologia e la storia dell’arte.Per questo la porta che oggi si chiude a Palazzo Venezia non è soltanto quella di una sala di consultazione. È la porta di un luogo nel quale il patrimonio librario ha trovato, nel tempo, una precisa dimensione storica e identitaria.
La nuova stagione di Palazzo Sanfelice
Il trasferimento nasce anche dalla necessità di superare i limiti degli spazi attuali. Palazzo Sanfelice, messo a disposizione dalla Presidenza della Repubblica, è destinato a riunire la BiASA in una sede più ampia e adeguata alle esigenze contemporanee della conservazione e della ricerca. Il progetto prevede circa 6.500 metri quadrati, quasi il doppio degli spazi attualmente disponibili, circa 14 chilometri di scaffalature e un auditorium da 350 posti. L’intervento di restauro è stato progettato dall’architetto Mario Botta. È dunque una scommessa sul futuro: concentrare in un’unica sede un patrimonio che oggi è distribuito, aumentare gli spazi disponibili e costruire condizioni più adeguate per la ricerca, la consultazione e la conservazione. Ma ogni futuro, soprattutto quando riguarda istituzioni culturali così stratificate, porta con sé anche una domanda sulla memoria.
Che cosa accade quando una biblioteca lascia il luogo nel quale la sua identità si è sedimentata per decenni?
La risposta non può essere soltanto architettonica. Una biblioteca è fatta di scaffali e cataloghi, ma anche di abitudini, incontri, silenzi, percorsi quotidiani. È una comunità di lettori e studiosi prima ancora di essere una raccolta di libri. Palazzo Venezia ha rappresentato tutto questo per generazioni di studiosi. Palazzo Sanfelice dovrà ora diventare qualcosa di più di una nuova sede: dovrà diventare la nuova casa della BiASA.
Una chiusura, ma non un’interruzione
Durante il periodo di chiusura, l’attività non verrà completamente sospesa. Per garantire continuità al lavoro di studenti e studiosi, resterà attivo il servizio di riproduzione e invio dei titoli, che potrà essere potenziato ove necessario e nei limiti previsti dalla normativa. Le richieste potranno continuare a essere inviate alla Biblioteca all’indirizzo [email protected]. Non è stata ancora comunicata la data della riapertura: l’amministrazione ha precisato che le informazioni saranno rese note non appena l’Agenzia del Demanio definirà i tempi delle operazioni. Il trasferimento, dunque, comincia oggi. Ma la sua vera conclusione arriverà soltanto quando la BiASA tornerà ad aprire le proprie porte. A quel punto non sarà più la biblioteca di Palazzo Venezia. Sarà la BiASA di Palazzo Sanfelice. E sarà allora che si potrà capire se il trasferimento avrà significato soltanto spostare una biblioteca, oppure dare nuova forma a una delle grandi infrastrutture culturali della ricerca italiana. Perché una biblioteca, quando cambia casa, non trasporta soltanto i suoi libri. Trasporta la propria memoria. E insieme ad essa, l’idea di futuro che una città decide di affidarle.
