Subdolo e invisibile. Pericoloso per tutti, persino mortale. Il pericolo amianto sembrava arginato, o quasi. E invece riaffiora dalle sue ceneri e ricompare persino in forme nuove, le più odiose. Che dire dei giocattoli per bambini? Proprio così. Le avvisaglie erano giunte ad inizio anno dalla lontana Australia con annesse contromosse: avvisi pubblici, controlli stringenti, condivisione delle strategie con mezzo mondo. E’ servito a poco, se è vero che il nuovo pericolo ha fatto breccia, proprio in questi giorni, persino nella meticolosa precisione tedesca.
Precisione che se non altro ha portato ad ufficializzare con un certo clamore e senza pudori un oggetto che a quanto accertato è davvero pericoloso. Si tratta del giocattolo commercializzato con il marchio tedesco Trendhaus, ma la cui origine è stata individuata in Cina, che simula una carota elastica di colore arancione riempita di sabbia, lunga circa 17 centimetri. Un giocattolo morbido che può essere allargato e allungato. Perché riempito di sabbia. Proprio questa, nelle mani impietose di un bambino, può fuoriuscire, insieme alle sue consistenti tracce di amianto. Per la precisione di tremolite, un amianto di origine naturale ma non meno nefasto se manipolato incautamente.
Il lotto incriminato è composto – onore, almeno in questo, alla precisione tedesca – da 30.024 pezzi appartenenti al lotto 2025 = CH33287 e riporta il codice a barre 4032722967176. La notifica ufficiale alle autorità sanitarie nazionali è stata diretta anche all’Italia, dove un certo numero di esemplari potrebbe essere stato commercializzato o attraverso negozi fisici o con i portali di commercio elettronico. Fatto sta che il nostro Ministero per la Salute ha immediatamente diramato un’allerta ufficiale, chiedendo direttamente ai singoli Comuni di diffonderlo alla popolazione.
Non è un caso isolato. Ecco dove si nasconde il pericolo
Problema circoscritto a questo inquietante episodio? Niente affatto. L’altolà lanciato per la pericolosa carota-giocattolo ha scoperchiato, grazie alle preoccupanti indagini più ampie che ne sono immediatamente scaturite, il classico vaso di Pandora. Il giocattolo finito ad inizio anno sotto l’altolà australiano aveva caratteristiche analoghe, ma in Europa circolano molti giocattoli di diverse fogge ma di analoghe pericolosissime caratteristiche e fabbricati in terre lontane. La catena discount Action ha ad esempio ritirato dal mercato europeo alcuni lotti di giocattoli marcati Stretch Squad che presentavano caratteristiche analoghe alla carota appena incriminata.
Qualcosa di molto simile era accaduto nel Regno Unito dove la catena Hobbycraft – come riportato dal The Guardian – ha ritirato un prodotto molto simile a quello oggetto dei richiami australiani. Episodi del genere si contano in Olanda, in Belgio e in Irlanda. Tant’è che nei mesi scorsi era già scattato il sistema di allerta rapido “Safety Gate” della Commissione europea che dopo una rapida indagine ha confermato la mancata conformità di alcuni prodotti rispetto agli standard di sicurezza, innescando perfino un’interrogazione al Parlamento europeo sulla reale efficacia dei sistemi di controllo, specie quelli preventivi.

Occhio dunque. Nel caso venissimo in contatto con un esemplare che corrisponde alle caratteristiche del giocattolo appena caduto sotto i riflettori, ma anche di un giocattolo che può e deve farci sorgere qualche sospetto, come ci dobbiamo comportare?
Cosa fare e cosa non fare se temiamo di cadere in trappola
Primo passo, del tutto intuitivo. Allontaniamo immediatamente l’oggetto dei nostri bambini evitando di manipolarlo soprattutto se ha qualche segno di danneggiamento. Chiudiamolo in una confezione di plastica cercando di sigillarla al meglio. Non agitiamoci: se il giocattolo integro e nessun elemento interno (sabbia o altro è fuoriuscito) possiamo stare relativamente tranquilli. Per il materiale che può contenere amianto valgono le regole classiche di questo pericolosissimo composto minerale: se segregato in un contenitore in qualche modo stagno o annegato in un altro materiale non è pericoloso. Lo diventa se si libera direttamente nell’atmosfera. E’ il tipico il caso delle lastre di “eternit” che tuttora affliggono molti immobili costruiti prima delle rigide normative di assoluto divieto introdotte nel 1992: se perfettamente integre in ogni parte non sono immediatamente pericolose, anche se vanno rimosse quanto prima, evitando comunque il “fai da te” ma rivolgendoci ad una ditta certificata per questi interventi.
Secondo passo: rivolgiamoci al venditore chiedendo immediati e doverosi chiarimenti, citando se possibile il codice numerico EAN che dovrebbe essere riportato nella targhetta dell’oggetto. Se l’oggetto risulta destinatario di un richiamo ufficiale concordiamo la modalità di restituzione. In ogni caso non disfiamoci dell’oggetto in nessun altro modo, men che mai gettando nei normali rifiuti domestici.
Se abbiamo qualche dubbio, o queste procedure ci creano anche il minimo problema, esiste un’altra via diretta ed efficace. Che vale a maggior ragione se disgraziatamente il contenuto dell’oggetto contenente amianto è fuoriuscito dal suo involucro. In questo caso evitiamo qualunque azione che possa disperdere il pericoloso minerale nell’aria. Non spazziamo via la sostanza fuoriuscita, non aspiriamola con un aspirapolvere. Tentiamo semmai di segregarla senza muoverla in alcun modo coprendola ad esempio con un contenitore di plastica delle giuste dimensioni.
Fatto questo contattiamo immediatamente la ASL territorialmente competente, o semplicemente quella più vicina alla nostra residenza. Se riceviamo (purtroppo può accadere) una risposta incerta, evasiva o a sospetto di inadempienza, adottiamo una strategia di sicura riuscita: comunichiamo, prima telefonicamente e se necessario con una Pec urgente, che si tratta di un oggetto con caratteristiche che potrebbero essere oggetto della notifica di sicurezza sanitaria Safety Gate SR/01963/26, che impone un intervento immediato di verifica e di eventuale azione delle autorità sanitarie. Così facendo la risposta, credeteci, sarà immediata e risolutiva.
