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Unesco: colline del Prosecco patrimonio dell’Umanità

Importante e atteso riconoscimento per il vino più esportato d’Italia. Paese che vanta il il maggior numero di siti riconosciuti livello mondiale. I commenti entusiasti di Etile Carpenè e di Gianluca Bisol due storiche aziende del Prosecco. Ora ci si aspetta anche un importante incremento del turismo enogastronomico nella zona. Un fenomeno che in Italia fa muovere un giro d’affari di circa 2,5 miliardi di euro

Era nell’aria, adesso è ufficiale: le colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, in Veneto, sono patrimonio dell’Umanità riconosciuto dall’Unesco. Lo ha decretato a Baku, in Azerbaijan, il World Heritage Commettee Unesco composto da rappresentanze di Stati che hanno il compito di valutare la candidatura dei siti. Immediatamente è arrivato su Twitter il “brindisi” di soddisfazione del ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi: “Grazie alla loro bellezza paesaggistica, culturale, agricola unica e al gran lavoro promozionale di squadra del sistema-Paese”, si legge sul tweet della Farnesina.

Dopo la conquista delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, arriva così un altro importante riconoscimento internazionale per l’Italia, ancora una volta frutto di un efficace gioco di squadra a livello istituzionale: stavolta la squadra azzurra ha convinto l’Unesco dopo le polemiche dell’anno scorso, quando arrivò una bocciatura al medesimo dossier, per due soli voti (di Spagna e Norvegia). La candidatura della rinomata località del Nord Italia era partita nel lontano 2010, per essere poi rilanciata due anni fa dall’allora ministro per le Politiche agricole Maurizo Martina. E così, dopo l’arte dei pizzaioli napoletani, l’Italia conquista ancora un patrimonio Unesco. Decisivo anche il contributo della Regione Veneto con il presidente Luca Zaia, e del manager di lungo corso Franco Bernabé, da tre anni presidente della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco (intervistato da FIRST Arte).

Il risultato premia così la terra che produce l’ormai famosissimo spumante, che ha conquistato anche i mercati esteri, grazie si suoi 30 chilometri quadrati di colline coperte di vigneti a perdita d’occhio, ora riconosciuti patrimonio dell’Umanità, come altre perle di questa parte d’Italia come le Dolomiti e la Laguna di Venezia. Delle 464 milioni di bottiglie Doc vendute lo scorso anno, prodotte su oltre 24mila ettari di vigneti tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, circa 2 su 3 sono state vendute all’estero dove la Gran Bretagna – fa notare la Coldiretti – è di gran lunga il Paese che ne consuma di più. E l’aumento record del 21% delle vendite conferma che il Prosecco è il vino made in Italy maggiormente esportato.

Nella descrizione ufficiale dell’Unesco, si legge che “la zona include una serie di catene collinari, che corrono da est a ovest, e che si susseguono l’una dopo l’altra dalle pianure fino alle Prealpi, equidistanti dalle Dolomiti e dall’Adriatico, il che ha un effetto positivo sul clima e sulla campagna. Se Conegliano ospita molti istituti legati al vino, Valdobbiadene è invece il cuore produttivo dell’area vinicola. I ripidi pendii delle colline rendono difficile meccanizzare il lavoro e di conseguenza la gestione delle vigne è sempre stata nelle mani di piccoli produttori. È grazie a questo grande, pacifico esercito di lavoratori e grazie all’amore per la loro terra che è stato possibile preservare queste bellissime colline e creare un forte legame tra l’uomo e la campagna. Il risultato di questo forte legame è uno straordinario esempio di come questa antica cultura sia fortemente radicata alla sua terra”.

Con la nomination di oggi si rafforza così il primato dell’Italia, che vanta il maggior numero di siti riconosciuti a livello mondiale: il Belpaese può infatti contare su molti tesori iscritti nella lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’Unesco, come l’Opera dei pupi (iscritta nel 2008), il Canto a tenore (2008), la Dieta mediterranea (2010), l’Arte del violino a Cremona (2012), le macchine a spalla per la processione (2013), la vite ad alberello di Pantelleria (2014), l’arte dei pizzaiuoli napoletani (2017), la Falconeria (iniziativa a cui l’Italia partecipa assieme ad altri 17 Paesi) e dal novembre 2018 l’Arte dei muretti a secco, sulla base della candidatura avanzata insieme con Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Slovenia, Spagna e Svizzera.

Etile Carpenè, Presidente della storica azienda Carpenè Malvolti, commenta con orgoglio il riconoscimento dell’Unesco al territorio veneto e ricorda “la lungimirante intuizione e la visione prospettica che il Fondatore dell’azienda – Antonio Carpenè – ha avuto nel valorizzare un ambiente inizialmente spoglio di vigneti, ma da sempre ricco di tradizione vitivinicola.

“Sarebbe certamente fiero del lavoro compiuto in 150 anni dai Viticultori del Territorio – spiega – e di come essi abbiano saputo modificare le sorti socioeconomiche delle proprie famiglie rendendo queste terre, che nel 1853 contavano un solo vigneto, un orgoglio nazionale. Ancora più significativo è il fatto che tale riconoscimento arrivi nel 95° Anniversario dalla prima iscrizione in etichetta del termine Prosecco.

Una determinazione compiuta nel 1924 dalla seconda Generazione – Etile Carpenè – per conferire al vino spumante, che il Fondatore Antonio nel 1868 aveva prodotto per la prima volta con le uve del vitigno autoctono Glera, una precisa identità ed una specifica collocazione geografica”.

Entusiasta dal canto suo Gianluca Bisol a capo della azienda che ha impiantato qui le sue radici secoli fa che si dice “onorato e commosso”.  “Siamo onorati di questo risultato storico raggiunto per il territorio e ringraziamo il nostro governatore Luca Zaia che per primo ci ha creduto che si è speso fino all’ultimo per arrivare a questo altro meraviglioso risultato per il nostro Prosecco Superiore! La nostra famiglia, che da 21 generazioni si prende cura di queste colline, è entusiasta e partecipe di questo successo. Successo che è destinato a diffondere sempre più l’eccellenza delle nostre colline e quindi l’eccellenza delle bollicine che derivano da tali pendii e suoli. Il Prosecco Superiore – aggiunge Bisol – che nasce nei 15 comuni della DOCG è stato, per la sua straordinaria qualità, la scintilla che ha fatto conoscere non solo il Prosecco Superiore, ma anche la nostra cultura paesaggistica in tutto il mondo. Non esiste altro ‘vino-paesaggio’ al mondo che in trent’anni abbia fatto un simile record quali-quantitativo nel mercato mondiale, passando da 25 milioni a quasi 600 milioni di bottiglie, comprendendo in tali numeri anche il nostro fratello minore prodotto in pianura. Dalla cima della nostra collina del Cartizze non possiamo che gioire alzando i calici con gli amici che, giorno dopo giorno, hanno confermato la bontà del Prosecco Superiore a livello globale, dalle più belle tavole d’Italia a quelle di Londra, New York e Shanghai. Come Bisol1542 e Gruppo Lunelli siamo onorati che ogni nostra etichetta, ogni sorso dei nostri vini, trasmetta il cuore, l’essenza di queste Colline Patrimonio Mondiale dell’Umanità”.

L’inserimento delle Colline del Prosecco tra i siti Patrimonio dell’Umanità sarà anche una importante occasione per incrementare in questo Territorio la presenza del turismo enogastronomico; un fenomeno che oggi solo in Italia fa muovere un giro d’affari di circa 2,5 miliardi di euro (fonte Rapporto 2019 sul Turismo del Vino in Italia dell’Associazione Nazionale Città del Vino e Università di Salerno) a conferma di quanto esso rappresenti un elemento determinante al momento della scelta di una destinazione di viaggio ma ancora di più come esso si proponga come risorsa strategica per lo sviluppo del Paese.

“Questo riconoscimento mondiale – commenta il presidente nazionale di Confagricoltura – sarà un volano straordinario per il settore vitivinicolo, che sta affrontando sfide importanti per incrementare la propria competitività, ma anche per tutto il mondo agricolo, che ha un’ulteriore chance per far conoscere al mondo l’eccellenza del made in Italy enoico ed agroalimentare”.

“Il riconoscimento è un traguardo che può far lievitare in modo esponenziale l’attenzione verso il Prosecco e i turisti verso questa porzione di territorio e, a ricaduta, su tutto il Veneto – aggiunge Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto -. A noi spetta la responsabilità di tutelare questo paesaggio di bellezza unica e di offrire la migliore ospitalità a tutti coloro che vorranno conoscere le nostre colline. Noi ci accreditiamo per essere il vero riferimento dell’enoturismo e siamo già pronti per offrire un’accoglienza ai massimi livelli in termini di ricettività, cantine, ristorazione e visite ai vigneti.

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