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“Putin, Musk e la destra Usa i veri vincitori in Sassonia. Da Merz troppi errori, per la Cdu temo la fine della nostra Dc”: parla Angelo Bolaffi

Intervista ad ANGELO BOLAFFI, filosofo, politologo, germanista di fama, già direttore dell’Istituto Italiano a Berlino: in Germania il vero problema non è l’ultradestra di AfD che ha sfondato alle elezioni nel Land della Sassonia-Anhalt con quasi il 44% dei voti, e che, molto probabilmente, si appresta a governare una regione, per la prima volta dopo il 1945. Piuttosto, è il tracollo dei partiti storici, la Cdu, la Spd, i Verdi, il cui ridimensionamento (o sconfitta) lascia un vuoto politico che non si capisce ancora come andrà colmato

“Putin, Musk e la destra Usa i veri vincitori in Sassonia. Da Merz troppi errori, per la Cdu temo la fine della nostra Dc”: parla Angelo Bolaffi

Il vero problema tedesco non sono i nazisti dell’AfD che il 6 settembre hanno sfondato alle elezioni nel Land della Sassonia-Anhalt con quasi il 44% dei voti, e che, molto probabilmente, si apprestano a governare una regione, per la prima volta dopo il 1945; piuttosto è il tracollo dei partiti storici, la Cdu, la Spd, i Verdi, il cui ridimensionamento – o sconfitta – lascia un vuoto politico che non si capisce ancora come andrà colmato.

Parliamo della “questione tedesca” con Angelo Bolaffi, filosofo, politologo, germanista di fama, già direttore dell’Istituto Italiano a Berlino. Cominciamo dal sentimento che accomuna in questo momento la maggioranza degli analisti, in Italia e in Europa, la preoccupazione per l’ondata nera che, dopo la Germania, sembra pronta a affogare la democrazia ovunque nel continente.

Professore, i tedeschi si riarmano, votano i nazisti: dobbiamo avere di nuovo paura della Germania?

“Guardi che così non si va da nessuna parte. Si crea una continuità con il passato ingiustificata e ingiustificabile. La Germania è un Paese grande, democratico, ricco, non c’entra niente con il passato, né con Bismark, né con Hitler. Quindi per favore togliamo subito di mezzo l’idea che siamo di nuovo alla vigilia del crollo della repubblica di Weimar. Non serve a nessuno e per ragioni concrete: perché c’è una Costituzione che lo impedisce, un Parlamento che fa da argine, c’è ricchezza, e perché la Germania è la terza potenza mondiale… Insomma non esiste. Possiamo e dobbiamo avere paura dei russi, quello sì. I tedeschi si armano contro i russi e io avrei paura di più se non si armassero, non crede?”.

Mi sembra chiaro e condivisibile, ma il mondo non sta reagendo con questo aplomb, professore. A cominciare dai tedeschi. Che sono molto spaventati da questo terremoto…

“I tedeschi fanno bene a essere spaventati, intendiamoci. Ma nemmeno dobbiamo dimenticare che stiamo parlando di una singola regione, la Sassonia-Anhalt, con poco più di 2 milioni di abitanti. È come se nel 1972 il Pci avesse vinto in Calabria oltre che nelle regioni rosse. Avremmo gridato alla sovietizzazione dell’Italia? E poi non dimentichiamo che la cosiddetta onda nera non è partita da Berlino, i tedeschi sono buon ultimi. Abbiamo in Italia al governo un’erede dei fascisti, in Francia Marine Le Pen che è da tempo prima nei sondaggi, in Inghilterra spopola Farage, in Spagna i fascisti di Vox sono dati per vincenti mentre le prossime elezioni in Olanda gli analisti pensano che se le aggiudichino l’estrema destra…”.

La cosa non è che rassicuri…

“Assolutamente no. Tuttavia procediamo per ordine. Chi vota Afd? E perché? Sfatiamo l’idea che parliamo della Germania di serie B, degli scontenti dell’unità del Paese, di poveri e o di impoveriti. Non è vero. E non lo dico io. Recentemente la Frankfurter Allgemeine Zeitung, notoriamente un giornale ben informato, ha pubblicato un’analisi interessante. I Land orientali non sono poveri e negletti. D’altronde, ne passant, se fosse così sarebbe facile risolvere il problema: aumenti (ancora di più) la spesa pubblica e la questione è risolta. Ma la Germania dell’Est è ricca, molto ricca, è l’identità politica a essere debole. Non dimentichiamo che c’è stato un trasferimento di ricchezza da Ovest a Est inesauribile. Si parla di un bilione e mezzo di miliardi di euro. Non è quindi questione di soldi, non basta essere più laschi sulle pensioni perché i tedeschi tornino a votare Cdu, è questione di governo forte o debole. E il governo di Merz, a cominciare proprio da Merz, è debolissimo. Poi c’è il problema culturale, le differenze fra le due Germanie. Ed è questa la parte più difficile da affrontare e governare e che finora si è tradotto solo in fallimenti”.

E allora qual è il vero problema? Perché hanno votato per i nazisti?

“L’emigrazione, inutile girarci intorno. L’Europa, e la Germania in primis, è fatta di gente vecchia, ricca e debole. E spaventata. E non vogliono gli immigrati. Anche se ne hanno bisogno. A cominciare dai badanti. E il paradosso dei paradossi è che nella Germania dell’Est, nello specifico nella Sassonia-Anhalt, non c’è immigrazione perché non c’è lavoro”.

Di che cosa hanno paura allora?

“Di tre cose. Prima, di essere colonizzati da comunità esterne, sono tribù spaventate. É accaduto anche all’ Ovest, ma ci hanno messo 80 anni per accettare gli italiani, i turchi, gli slavi. E poi c’è stato il progresso economico che ha reso tutto più facile. Perché l’immigrato in Germania costa, non è il poveretto che sta all’angolo delle strade come in Italia, a chiedere l’elemosina. Quando arriva è preso in carico dallo Stato, è controllato, segnalato, assistito, mandato a scuola, viene curato. Ripeto, costa. E questo significa anche che c’è concorrenza fra le immigrazioni di diverse date. In Italia non se ne può parlare serenamente perché l’immigrazione è un tabù a sinistra, mentre a destra si pensa di cancellarli portandoli in Uganda o altrove. Una scemenza oltre a essere una follia. Non c’è riuscito neanche Trump che ha fatto solo sceneggiate con qualche filmato di poveretti in catene. Era propaganda con poche di decine di sfortunati, ma parliamo di milioni di persone”.

La seconda cosa di cui hanno paura i tedeschi dell’Est?

“Di aver perso una vita intera. Cioè il risentimento verso qualcosa che li ha fatti sentire come partecipi di una storia inutile. Ricorda la famosa frase di Putin, citatissima: chi vuole restaurare il comunismo è senza cervello, ma chi non lo rimpiange è senza cuore? Nell’ex Ddr non vogliono di nuovo il Muro perché i soldi occidentali servono, ma manca loro quell’identità, magari negativa, ma precisa. E invece adesso devono fare i conti con questi “altri”, che dicono che essi hanno sbagliato tutto, che si sono persi 50 anni, che una storia è finita. E così lamentandosi trasfigurano la realtà in mito, inventando tempi belli di una volta. È come la Capanna dello zio Tom: come si stava bene come quando stavamo fra di noi.”

E la terza cosa?

“C’è stato un atteggiamento molto arrogante dell’Ovest. Ai tempi di Merkel era attutita la divisione, essendo lei una donna che veniva dall’Est e che quindi riuniva, se vogliamo, fisicamente le due Germanie. Oltre a essere stata una cancelliera forte e determinata. Dopo di lei purtroppo sono venuti due leader inesistenti. Entrambi dell’Ovest, e assolutamente senza carisma. Non è banale perché la Germania è fondata sul Cancellierato. Il leader forte per i tedeschi conta molto”.

E poi c’è il terremoto che riguarda la politica come l’abbiamo conosciuta finora…

“Che è il fondale di tutto quello di cui stiamo parlando. Stanno morendo i partiti che hanno fatto l’Europa, democristiani e socialisti. In Italia è già accaduto, in Germania sta succedendo. Una grande tradizione che muore perché sta cambiando tutta la storia del consenso. Perché i nuovi uomini usano TikTok, vanno in motocicletta a fare i comizi, sembrano felici e propongono di esserlo. Senza contare la propaganda russa. Ho un sospetto: come mai qualche giorno fa in Italia, Vannacci e Conte, in Germania Ulrich Siegmund e Lafontaine hanno usato le stesse parole: usiamo i soldi del riarmo per la pace, invece dei cannoni facciamo il burro, puntiamo sullo stato sociale, attenzione alla possibilità che si usi la bomba atomica ecc ecc. Cioè è un caso che si consolidi un’alleanza rosso-bruna con esattamente le parole d’ordine del Cremlino?”.

Insomma, c’è un’isteria in giro per l’Europa, come è stato detto, che non porta da nessuna parte?

“Un’isteria fondata per l’80% da ignoranza e pregiudizio. Nessuno sa nulla della Germania. Oltre al fatto che è un po’ presto per essere a lutto, visto che per le prossime elezioni nazionali ci vogliono due anni. Ma poi c’è poi la cosiddetta ‘clausola dell’eternità’ della Costituzione tedesca scritta proprio per evitare quello che era avvenuto a Weimer. Non è possibile cambiare per vie legali la Costituzione. Non si possono cambiare le regole come fecero i nazisti. Perché tanta ignoranza sulla Germania? Diciamo la verità, perché banalmente nessuno sa il tedesco, o sono pochi a saperlo leggere. Come accade per i russi, come racconta la grande sovietologa Helène Carrére d’Encausse nel libro del figlio Kolchoz: è tutto scritto nei loro giornali, non hanno mai nascosto niente delle loro intenzioni. Ma chi li legge? In Italia non si trovavano giornali tedeschi, o è rarissimo, nelle rassegne stampa, chi si informa quindi? Intendiamoci, non è che chi legge i giornali non sia spaventato. O forse per meglio dire non sia deluso. Anche io lo sono. Non mi fa piacere che la mia Germania, quella democratica e socialista, non vinca; ma da questo a dire facciamo il ‘cordone sanitario’ contro i nuovi arrivati, o come dicono i tedeschi il ‘muro che taglia il fuoco’, non basta. Bisogna andare oltre e capire come funziona il nuovo consenso e come reagire”.

Aggiungiamo che è andato a votare l’80% degli elettori…

“Lì c’è stato anche uno scatto di ira e di rabbia. Mi dici che non devo votare quelli lì, te lo faccio vedere io se posso o non posso. Nei mesi precedenti c’è stato un dibattito enorme sui giornali tedeschi di sociologi, economisti, dell’ Est e dell’Ovest che si confrontavano e se le davano di santa ragione. Con gli occidentali che rinfacciavano agli orientali che con tutto quello che avevano speso per riunificare il Paese, ora si trovavano pure i nazisti alle porte; e gli orientali che recriminavano una totale mancanza di rispetto. Di tutto questo non c’è stata nessuna eco sui giornali italiani”.

In conclusione se lei non ha paura, o comunque è soprattutto deluso più che spaventato, che cosa lo preoccupa veramente?

“La Cdu. Mi preoccupa che faccia la fine della Democrazia cristiana in Italia. La mia angoscia è questa. Che cosa e chi raccoglierà la sua eredità?”.

E se ci fosse un cambio al vertice? Se Merz andasse via?

“Diciamo che Merz ha sbagliato fin dal primo momento. E poi non ha il partito in mano. Guardi che la metà dei voti all’AfD viene dagli scontenti della Cdu. Sì, dovrebbero cacciarlo, ma ne sono capaci? C’è un precedente storico. Nel 1974 accadde nella Spd, fu spodestato Willy Brandt per far posto a Helmut Schmidt. Fu una decisione eccellente, perché la Germania (parliamo dell’Ovest ovviamente) affrontò le crisi petrolifere, il terrorismo, i missili sovietici in maniera straordinaria. Un cancelliere fortissimo insomma. Mentre Merz è debolissimo. Non solo non so se la Cdu è capace di questo gesto, ma non intravvedo neppure chi potrebbe prendere il posto del cancelliere attuale”.

Torniamo a Siegmund, Ulli per gli amici. Lei crede che riusciranno a governare? La signora rossa della Bsw, Sahra Wagenknecht, darà il suo voto?

“Secondo me sì. Cercherà di trattare, alzerà il prezzo. Ma alla fine entrerà in gioco. E qualcuno della Cdu forse cederà alla tentazione di votarli come franco tiratore avendo ottenuto qualcosa. Ma per quanto tempo riusciranno a tenere la maggioranza? Troppo fragile…”.

E se governeranno, riusciranno a realizzare il loro programma? Quello per intenderci, che secondo due giornalisti della Die Tageszeitung, “potrebbe rendere la vita un inferno per molte persone (perché) può censurare i libri di scuola, impartire ordini alla polizia, dare direttive alle procure e ai servizi segreti…”.

“Ma il cuore del loro programma è l’immigrazione come abbiamo detto. Sono stati votati per questo. E questo non è competenza di un Land. Certo, potrà rendere la vita difficile ad alcuni. Per esempio tagliare i fondi per teatri e cultura, quelli per la ricerca sul gender. Ma poi c’è sempre il Senato delle regioni che decide e dove c’è un’altra maggioranza. Insomma non è facile per i nuovi nazisti sovvertire il mondo. È tutta propaganda”.

Comunque non è finito il calvario delle forze progressiste…

“Fra qualche settimana si voterà nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, Land del Nord est, dove probabilmente vincerà ancora l’AfD. Ma poi ci saranno le elezioni di Berlino dove è prevista la vittoria della Linke, dei Verdi e della Spd. Con un altro bagno di sangue della Cdu. Poi ci si ferma per molti mesi”.

Prof, visto il panorama europeo, sembra che Giorgia Meloni in Italia sia quella più moderata.

“Meloni ha fatto una scelta di politica estera lontana dalla AfD. Se non si fa ricattare da Vannacci può rappresentare un europeismo pragmatico, vale a dire appoggio all’Ucraina, controllo dei conti pubblici e un’immigrazione controllata, ma senza derive razziste. Perché non dimentichiamo che i veri vincitori in Sassonia-Anhalt sono stati Putin, Musk e la destra americana. Con Trump che si è lasciato andare a un ‘wow’ alla notizia della vittoria dei nazisti che ha costretto Merz a non rispondergli a telefono”.

Porto acqua al suo ottimismo ricordando che non è tutto già scritto: in Ungheria è stato battuto Orban, c’è stata una reazione in Portogallo, nei Paesi Bassi, e quindi abbiamo la prova che l’isteria non porta da nessuna parte perché se ci rassegniamo al ritorno di un altro Hitler, saremmo impotenti.

“Verissimo. E anche qui basta studiare bene la storia. Bisogna riflettere. Allora negli anni Trenta comunisti, nazisti e fascisti erano persone giovani e piene di futuro. Qui parliamo di vecchi pensionati, spaventati, un popolo che vive fra lo Spritz e la televisione. Allora c’era la guerra civile in corso, con migliaia di morti. Si sparava per le strade. Di che cosa stiamo parlando? Ripeto, non voglio sottovalutare, ma siamo di fronte a un’altra cosa che non sappiamo ancora decifrare. Gli anni Trenta non c’entrano assolutamente nulla. Voglio ricordare che Togliatti, che sprovveduto non era, ci mise 14 anni per arrivare nel 1936 a capire che il fascismo era un movimento di massa e non una roba da élite. La verità è che, paradossalmente sarebbe più facile se avessimo di fronte qualcosa che conosciamo perché sapremmo come batterla. Invece non sappiamo nulla e ci tocca studiare, analizzare e conoscere. Per poi reagire”.

One thought on ““Putin, Musk e la destra Usa i veri vincitori in Sassonia. Da Merz troppi errori, per la Cdu temo la fine della nostra Dc”: parla Angelo Bolaffi

  1. Bolaffi ha detto grosse inesattezze:
    18-24 anni: AfD ottiene risultati significativi, soprattutto tra i giovani uomini, ma non domina l’intera fascia giovanile perché molti giovani votano anche partiti di sinistra o ambientalisti.
    25-34 anni: sostegno superiore alla media nazionale.
    35-59 anni: è la fascia più forte per AfD e rappresenta il nucleo centrale del suo elettorato.
    60-69 anni: il sostegno resta importante ma tende a essere inferiore rispetto alla fascia 35-59.
    Over 70: AfD è generalmente più debole; molti elettori anziani continuano a preferire CDU/CSU e SPD.

    Il grosso dei votanti di AfD sono persona giovani e attive, altro che pensionati, Bolaffi parla senza sapere.
    La costituzione è un pezzo di carta scritto 80 anni fa’ e i pezzi carta contano nulla davanti alla volontà politica.

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