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Atletica, parla il Dt La Torre: “Questi ragazzi sono l’Italia di oggi e del futuro. A Los Angeles 2028 sfidiamo gli Usa”

Professore all’Università Statale di Milano e Direttore tecnico e scientifico della Fidal, Antonio La Torre spiega i trionfi dell’estate azzurra: “La Federazione ha raddoppiato gli investimenti, permettendo ai giovani di allenarsi nelle migliori condizioni”. Sulle polemiche politiche: “Chi dice certe cose per prendere voti dovrebbe venire ad un raduno della nazionale: vedrebbe dei cittadini italiani che danno il loro meglio”. Su Nadia Battocletti: “A Brisbane 2032 può fare la maratona”

Atletica, parla il Dt La Torre: “Questi ragazzi sono l’Italia di oggi e del futuro. A Los Angeles 2028 sfidiamo gli Usa”

Escludendo ancora una volta il calcio, assente ai Mondiali, quella che ci stiamo lasciando alle spalle è stata l’ennesima estate trionfale per lo sport italiano: dal nuoto all’atletica passando per la pallavolo e per altre discipline che hanno addirittura già staccato il pass per le Olimpiadi di Los Angeles 2028, come l’equitazione, la ginnastica ritmica e persino il flag football. La star dell’estate è stata l’atletica, che ha iniziato il suo ciclo vincente alle Olimpiadi di Tokyo nel 2021: agli Europei di Birmingham l’Italia ha chiuso prima nel medagliere con 10 ori, 6 argenti e 6 bronzi, e soprattutto, a dimostrazione che il meglio debba ancora arrivare, ai Mondiali under 20 di Eugene gli azzurrini hanno conquistato 5 medaglie, un record per l’Italia ai Mondiali U20, con 3 ori e 2 bronzi, chiudendo al terzo posto nel medagliere. E in questi giorni l’Italia sta volando anche nel medagliere dei Giochi del Mediterraneo, in corso a Taranto.

Tra gli artefici di questa stagione incredibile dell’atletica azzurra, competitiva in sempre più discipline e soprattutto con atleti per lo più giovanissimi e di enormi prospettive, è Antonio La Torre, Direttore Tecnico e Scientifico della Fidal (Federazione Italiana di Atletica Leggera) e professore associato alla Scuola di Scienze Motorie dell’Università Statale di Milano, con una lunga attività nella ricerca e nella metodologia dell’allenamento. La Torre è stato un allenatore di alto livello e da qualche tempo è il responsabile delle strategie tecniche di tutta la Nazionale azzurra, della programmazione degli allenamenti e del coordinamento dei tecnici dei vari settori. A lui abbiamo chiesto i segreti di questo “miracolo italiano” e una valutazione su questa generazione di nuovi italiani che fa brillare il nostro Paese a livello mondiale, nonostante le polemiche di alcuni esponenti politici.

Professor La Torre, un’altra estate magica per l’atletica italiana: ma come facciamo ad essere così forti e in così tante discipline?

“Anche se è un aggettivo molto piacevole, non c’è in realtà nulla di magico in questa estate di grandi risultati dell’atletica italiana. È bello definirla così ma dietro c’è una grande programmazione: la continuità del lavoro espressa soprattutto a partire dai Giochi di Tokyo ha fatto allargare di molto la platea dei protagonisti di primissimo livello e ha dato profondità a tutto il movimento. Ci sono ancora delle specialità nelle quali soffriamo e soffriremo nei prossimi anni, ma agli Europei di Birmingham abbiamo portato in finale gli stessi atleti dell’edizione 2024 di Roma e abbiamo vinto non solo il medagliere ma la classifica Placing table (quella a punti in base ai piazzamenti, ndr), che è quella che rende più giustizia”.

E’ la dimostrazione di una squadra forte e continua, che continua a migliorarsi.

“Sì, è la prova di una compattezza, di una forza di squadra e soprattutto dà il segno che questa continuità di risultati alimenta la voglia degli atleti di provare tutti ad essere protagonisti, quindi fondamentalmente c’è una ispirazione reciproca ad alzare l’asticella e a dare sempre il meglio di stessi e provarci. Un esempio per tutti potrebbe essere la straordinaria medaglia di bronzo di Nicole Maiori che, nella gara dominata dalla compagna Nadia Battocletti sui 5.000 metri, si è trovata a giocarsi un podio ed è stata bravissima poi a conquistarlo quando all’inizio nemmeno lei ci credeva”.

Insomma sembra proprio che il meglio debba ancora venire: è davvero così e questo ci può far sognare in prospettiva Olimpiadi di Los Angeles 2028?

“Non so se come dice Ligabue il meglio deve ancora venire, certamente i risultati dei Mondiali under 20 di Eugene danno l’idea che potremmo tentare di fare un’operazione che allarga lo sguardo anche oltre Los Angeles. A nostro favore gioca l’età media di alcuni nostri campionissimi, in primis Mattia Furlani con i suoi 21 anni ma la stessa Nadia Battocletti che ne ha 26 e quindi a Los Angeles ne avrà 28, e a Brisbane nel 2032 ne avrà ancora solo 32, magari se si sposta su strada un pensierino può sicuramente farlo. Anzi è più che una ipotesi che in Australia, alla sua quarta Olimpiade, possa gareggiare nella maratona. Pensiamo anche alla medaglia d’oro nel salto in lungo Larissa Iapichino, che ne ha da poco compiuti 24, o alla campionessa europea della maratona di marcia Sofia Fiorini, che ne ha appena compiuti 22. E poi c’è la nuovissima generazione: Kelly Doualla a Los Angeles avrà appena 18 anni”.

Questo ci proietta persino oltre dunque, fino a Brisbane 2032.

“Sì, ma intanto direi che possiamo ragionevolmente lavorare e concentrarci al meglio per disputare una grande Olimpiade tra due anni in casa della nazionale statunitense che è la più forte al mondo e che vorrà far vedere a tutti la propria superiorità. Io ricordo che già a Tokyo con quelle cinque medaglie d’oro arrivammo secondi nel medagliere dell’atletica, dietro proprio gli Stati Uniti: dobbiamo provarci e andare con piedi per terra ma a testa alta, perché ci spetta questo compito: l’Italia in questo momento rappresenta il meglio che c’è nel continente europeo e ci proveremo con i giovani ma anche con alcuni nostri campioni che non hanno nessuna intenzione di mollare”.

Si riferisce a Gimbo Tamberi e Marcell Jacobs?

“Gimbo è stato straordinario ma lo stesso Marcell Jacobs avrebbe dominato la finale dei 100 metri senza l’infortunio. E poi c’è il marciatore Massimo Stano, che a Birmingham è diventato il terzo italiano a completare il triplete, cioè il terzo atleta italiano della storia capace di vincere Mondiale, Olimpiade ed Europeo: prima di lui ci erano riusciti solo Alberto Cova e appunto Tamberi. Cito anche Leonardo Fabbri nel lancio del peso, senza dimenticare Mattia Furlani nel salto in lungo, che contiamo assolutamente di recuperare per poter disputare un’Olimpiade che non solo riaffermi il ruolo dell’Italia come potenza mondiale dell’atletica ma che possa davvero costituire la base di lancio di un’operazione per il 2032 e oltre”.

Professor Nicola La Torre
Il Professor Antonio La Torre (Imagoeconomica)

Questi risultati straordinari stanno arrivando anche grazie a crescenti e soprattutto mirati investimenti nell’atletica. A livello strutturale quale è la nostra ricetta vincente?

“Questi risultati scaturiscono sicuramente da una scelta della quale va dato assolutamente merito al presidente della Federazione, Stefano Mei, che ha quasi raddoppiato il bilancio destinato al settore tecnico, cioè le risorse per mettere tutti i nostri atleti nelle migliori condizioni. Questo è stato un acceleratore formidabile, perché siamo riusciti ad organizzare situazioni che hanno permesso agli atleti, spesso anche restando nei propri luoghi di allenamento abituale, di riuscire a migliorare le tecniche di allenamento, le tecniche di recupero e quindi di avere la serenità del supporto finanziario per poter competere con gli altri. C’è stato anche uno straordinario sforzo, sempre per merito della presidenza Mei, per aiutare le società di base che sono quelle che poi nel territorio vanno a cercare i talenti. Tutto questo ha generato molta più attenzione anche da parte degli sponsor e ha fatto diventare l’atletica di moda: dopo Tokyo, anno dopo anno i tesserati Fidal sono decisamente aumentati e mi aspetto che a settembre ci sarà una nuova leva di giovanissimi che proverà a saltare tanto alto come Tamberi o Sioli, o a lanciare lontano come Leonardo Fabbri oppure a correre con la grazia e con l’efficacia di Nadia Battocletti. Questa generazione è fonte di ispirazione per tantissimi giovani”.

I successi di questa nuova generazione di italiani sono anche un messaggio alla politica: si parla tanto di immigrazione, remigrazione, ius soli, ma intanto questi ragazzi già ci rappresentano nel mondo. Lei che cosa ne pensa?

“Io credo che, senza fare analisi politicamente orientate, quello che vediamo nella squadra italiana di atletica è l’Italia di oggi e del futuro. Penso che sia davvero una perdita di tempo, per non dire altro, il cercare tratti o distinzioni somatiche delle quali nessun atleta in squadra si è mai accorto. Mi piacerebbe che ogni tanto chi sostiene certe cose venisse a frequentare un raduno della nazionale di atletica: vedrebbe tanti ragazzi e ragazze che non fanno proprio minimamente caso al colore della pelle, dei ragazzi impegnati a esprimere al meglio il proprio talento con tanto lavoro quotidiano, costante, con tanta serietà ma anche con tanta allegria e con tanta capacità di comunicare direttamente, senza ostacoli pretestuosi. Tanti ragazzi sono impegnati anche nello studio. Capisco che pur di raccogliere voti si faccia leva sulle sulle paure delle persone, ma credo che farebbe bene a tutti un viaggio tra le squadre non solo di atletica ma anche di nuoto, di pallavolo, e vedere come questi ragazzi sanno stare insieme e sono cittadini che vivono nella società, che avranno ruoli importanti in futuro, quando smetteranno di far gli atleti di alto livello”.

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