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Fed pronta ad alzare i tassi? Chi storce il naso in vista delle elezioni di midterm e perché un nulla di fatto sarebbe anche peggio

Warsh e il complicato rapporto con Trump: sebbene il presidente Fed non abbia voluto dare indicazioni sulla traiettoria dei tassi, l’attuale contesto lascia pochi dubbi su ciò che accadrà mercoledì. Un rialzo implicherà aumenti per i finanziamenti e freno all’economia. Fattori che non piaceranno a Trump lanciato verso le elezioni di midterm

Fed pronta ad alzare i tassi? Chi storce il naso in vista delle elezioni di midterm e perché un nulla di fatto sarebbe anche peggio

I membri del Fomc della Fed inizieranno già oggi a incontrarsi e domani alle ore 20 italiane verrà annunciata la decisione sui tassi. I mercati prevedono un’alta probabilità di un aumento di un quarto di punto, il primo sotto la guida del nuovo presidente della Fed, portandolo in un intervallo compreso tra il 3,75% e il 4,00%. Kevin Warsh non ha voluto dare indicazioni sull’andamento dei tassi di interesse, come fareva il suo predecessore, ma l’inflazione elevata, il petrolio a oltre 100 dollari al barile e la sua stessa enfasi sulla necessità di garantire la stabilità dei prezzi e di prestare attenzione ai segnali dei mercati sembrano lasciare pochi dubbi su ciò che accadrà domani. La decisione restrittiva farà lievitare i costi di finanziamento e potrebbe rallentare l’economia, fattori che non piaceranno né ai cittadini statunitensi, né a Trump in vista delle elezioni di Midterm. Ma molti investitori avvertono che potrebbero presentarsi problemi maggiori se la Fed decidesse invece di mantenere i tassi invariati.

Il campanello d’allarme dei titoli a 10 anni Usa: rendimento oltre il 5% ai massimi dal 2007

Intanto la tensione corre sul filo del mercato obbligazionario. Il rendimento del benchmark obbligazionario globale rappresentato dai titoli Usa a 10 anni è salito oggi fino al 5,02%, toccando il livello più alto dal 2007, l’anno funesto del fallimento di Lehman Brother e della crisi sistemica. Le cifre tonde vengono spesso individuate come punti di svolta chiave in grado di catalizzare le decisioni di investitori e responsabili politici.

Il rialzo dei rendimenti è partito con l’inizio della guerra tra Usa e Iran e con l’aumento del prezzo del petrolio che ha creato aspettative di rialzo di inflazione: per questo gli investitori hanno cercato copertura nei titoli a lunga. Nelle ultime settimane il movimento ha visto un’accelerazione in relazione alle dichiarazioni di Trump sui tempi lunghi circa la conclusione della guerra e quindi la ripresa delle forniture di petrolio e gas mediorientali. A ciò si aggiungono altri fattori, come l’ingente indebitamento delle aziende per finanziare la spesa nell’intelligenza artificiale che sta inondando i mercati di bond. Inoltre ciò avviene in un contesto in cui l’ammontare del debito pubblico Usa emesso continua ad aumentare, sia per rifinanziare titoli di stato in scadenza ma anche per finanziare la spesa in deficit (già intorno al 6,5% del Pil): recentemente il debito Usa ha superato la soglia critica dei 40.000 miliardi di dollari.

L’aumento del tasso decennale è particolarmente importante perché funge anche da parametro di riferimento negli Usa per la determinazione del prezzo di altri prestiti, come i mutui ipotecari. Il suo incremento è un problema per il presidente Trump in vista delle elezioni di medio termine, visto che il Segretario del Tesoro Scott Bessent ha detto in queste settimane che la riduzione dei rendimenti decennali era un obiettivo chiave dell’amministrazione.

Ma se la Fed dovesse decidere di non alzare i tassi o se solo Warsh segnalasse una politica monetaria meno restrittiva nei prossimi mesi rispetto a quanto già scontato dai mercati monetari, gli investitori obbligazionari potrebbero richiedere rendimenti ancora più elevati per proteggersi dai rischi inflazionistici, dicono gli analisti: il che significa rendimenti dei titoli ancor più alti.

Warsh versus Trump: come resistere alle pressioni del tycoon?

La decisione di domani non è importante solo per i mercati, ma anche per il delicato intreccio tra l’indipendenza della banca centrale statunitense e le pressioni del presidente degli Stati Uniti. Warsh, arrivato alla Fed il maggio scorso, era stato scelto proprio da Donald Trump con l’esplicita aspettativa che tagliasse i tassi di interesse (dopo che il precedente presidente aveva resistito a tali pressioni). Dunque Warsh si trova in una situazione difficile. Finora Trump ha attribuito la sua incapacità di tagliare i tassi ai suoi colleghi banchieri centrali “politici”, piuttosto che a Warsh stesso, minacciando inoltre di sanzionare i partner commerciali se i tassi non verranno ridotti. Ma anche per Trump è un momento difficile. Un aumento dei tassi d’interesse così a ridosso delle elezioni di novembre, in cui il Partito Repubblicano deve difendere una risicata maggioranza al Congresso, potrebbe accrescere le preoccupazioni degli elettori in merito alla sostenibilità dei pagamenti, dando un vantaggio ai candidati democratici.

Due gli elementi da mettere sui piatti della bilancia: da una parte l’indice dei prezzi al consumo di agosto che è salito dello 0,4% sul mese (0,3% la componente di fondo), tenendo l’inflazione ben sopra l’obiettivo della banca centrale del 2%. Ma sull’altro piatto ci sono tre mesi consecutivi di occupazione in calo. Alcuni analisti sottolineano come Warsh, nonostante nelle scorse riunioni del Fomc avesse precisato che non aveva più intenzione di dare indicazioni future sulla triettoria dei tassi, ora potrebbe iniziare a cambiar registro e fornire proprie aspettative almeno per l’economia.

Secondo gli analisti di Bank of America, per i responsabili della politica monetaria della Fed la scelta è semplice: “aumentare i tassi o rischiare un forte aumento dei tassi obbligazionari… A Trump non piacerà questa alternativa, ma dovrebbe comprendere i rischi di un disancoraggio dei tassi obbligazionari e le relative implicazioni per il mercato”, riporta Reuters. “Sarebbe molto difficile per la Fed lasciare i tassi invariati questa settimana senza compromettere la propria credibilità nella lotta all’inflazione”, ha detto a Bloomberg Vail Hartman, strategist di Bmo Capital Markets. “Il mercato è vulnerabile non solo a un inatteso mantenimento dei tassi, ma anche a un rialzo accomodante che implichi un’attesa più lunga dai risultati del dot-plot o dalla conferenza stampa.”

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