Da qualche settimana la Francia è finita sotto la lente di ingrandimento dei mercati finanziari, e proprio per questo è più che mai atteso l’aggiornamento del rating da parte delle tre maggiori agenzia internazionali. Ad aprire le danze sarebbe stata oggi Fitch e in serata, a mercati chiusi, è arrivato il verdetto: la valutazione sul debito sovrano di Parigi ha subito un downgrade, passando dall’AA- con outlook negativo assegnato lo scorso marzo a A+. Diverse le motivazioni: elevato debito, frammentazione politica ma anche la “debolezza nella gestione fiscale”, sia nel risanamento che nell’impegno a rispettare i parametri Ue. Il declassamento era considerato alla vigilia più che probabile, visto che da diverse settimane la situazione finanziaria francese è nell’occhio del ciclone, con lo spread OAT-Bund che è salito praticamente ai livelli di quello del nostro Btp e la Borsa di Parigi che ha perso diversi punti percentuali nel corso dell’estate, sulla scia di una crisi politica e sociale ancora irrisolta.
Fitch non poteva non tenere conto di tutto questo e ha abbassato il punteggio al Paese di Emmanuel Macron, portandolo sempre di più verso la fascia più bassa dell’investment grade, non lontano da dove si trova l’Italia (BBB con outlook positivo) e ormai a metà strada tra il voto più alto, la tripla A, e il livello speculativo, che per Fitch inizia dal rating BB+ a scendere. Non è peraltro una novità: sono ormai diversi anni che l’agenzia ridimensiona l’affidabilità della Francia. E’ dal 2023 infatti che il punteggio dei nostri vicini d’Oltralpe è AA-, ma l’anno scorso l’outlook è passato da stabile a negativo, citando l’elevato debito pubblico rispetto al Pil e la frammentazione politica che ostacola un risanamento fiscale sostenibile, ed è già dal 2014 che Parigi non è più AA+, cioè la seconda valutazione più alta secondo la scala usata da Fitch. La tripla A, quella, è invece stata persa nel 2013. La settimana prossima sono attesi i giudizi anche di Moody’s e Standard & Poor’s, che potrebbero ulteriormente certificare il momento no della Francia sia a livello finanziario che politico.