Mentre l’Ue si sta organizzando per promuovere una cosiddetta “sovranità tecnologica” per ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti, un esercito di 13 fornitori di cloud si sono schierati al suo fianco. Nel week end il Financial Times ha riportato che l’Unione europea sta preparando una bozza di strategia che segna un netto cambiamento nell’approccio con le grandi aziende tecnologiche europee. E la risposta delle imprese del cloud è arrivata stamane, come ha riportato Reuters, sottolineando un ampio sostegno.
L’Ue si sta preparando a un’ampia iniziativa per allentare la sua dipendenza dalla tecnologia Usa, sostenendo le alternative europee in settori che vanno dai semiconduttori al cloud computing, fino all’intelligenza artificiale. Una bozza di strategia europea sulla sovranità tecnologica, visionata dal Financial Times, afferma che il blocco deve “riconquistare il suo posto nella corsa globale al potere geoeconomico” in un “momento decisivo per affermare la propria sovranità tecnologica”. Il piano prevede incentivi per accelerare la costruzione di data center europei e favorire le tecnologie cloud e di intelligenza artificiale sviluppate a livello nazionale.
Questa nuova strategia segnala un netto cambiamento nell’approccio della Commissione europea nei confronti delle grandi aziende tecnologiche: si passa dalla regolamentazione principalmente dei gruppi della Silicon Valley alla promozione di alternative europee, nonostante le pressioni esercitate da funzionari e aziende tecnologiche statunitensi. Il documento è ancora soggetto a modifiche prima della pubblicazione prevista questa settimana, probabilmente già mercoledì.
La decisione giunge dopo mesi di crescente preoccupazione nelle capitali dell’Ue per la dipendenza dalla tecnologia americana, che è alla base di gran parte dell’economia del blocco. Funzionari e aziende temono inoltre che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump possa sospendere o limitare l’accesso a servizi tecnologici statunitensi cruciali, in un contesto di crescenti tensioni transatlantiche.
Al centro della strategia dell’Ue si trova il Cloud and AI Development Act, volto ad accelerare la capacità dei data center europei semplificando e armonizzando le procedure per la loro gestione. L’obiettivo è triplicare la capacità dell’Ue nei prossimi cinque-sette anni. La legge mira inoltre a incoraggiare lo sviluppo del cloud e dell’intelligenza artificiale “sovrani”. I governi europei dovranno effettuare “valutazioni del rischio di sovranità” per migliorare la resilienza e individuare alternative europee.
La legge potrebbe dare impulso alle aziende tecnologiche europee già presenti sul mercato, come la tedesca Sap, le francesi Mistral e OVHcloud o l’italiana Aruba.
I fornitori europei di cloud in campo a sostegno della Ue
Stamane un nutrito gruppo di fornitori europei di servizi cloud si sono uniti al gruppo di legislatori dell’Ue per sostenere l’iniziativa. “La sovranità tecnologica significa che l’Europa ha la capacità di progettare, comprendere, scegliere liberamente tra diverse fonti interne, costruire, gestire e regolamentare efficacemente i sistemi digitali su cui si basano la sua società e la sua economia”, ha affermato un gruppo di 13 aziende in una lettera aperta congiunta visionata da Reuters. Tra i firmatari figurano il fornitore francese di servizi cloud OVHcloud, la tedesca Nextcloud, i social network Mastodon e Monnett Social, la società svizzera di software per la privacy Proton, la società di browser Ecosia e il produttore olandese di chip quantistici QuantWare.
Anche i parlamentari del gruppo dei Verdi al Parlamento europeo e sei associazioni della società civile, tra cui Defend Democracy e Save Social, hanno firmato la lettera. “Il nostro messaggio è semplice: costruite in Europa, comprate in Europa, proteggete l’Europa”, ha dichiarato la parlamentare Alexandra Geese.
Le mani forti Usa sul mercato del cloud europeo
Attualmente, oltre il 70% del mercato del cloud nell’Ue è dominato da tre aziende statunitensi: Amazon, Microsoft e Google. Nel tentativo di placare le preoccupazioni, diverse aziende tecnologiche statunitensi hanno offerto ai clienti europei un maggiore controllo sulla localizzazione dei loro dati. Microsoft per esempio ha dichiarato che contesterà qualsiasi ordine del governo statunitense di interrompere i servizi cloud per i clienti europei, anche per via giudiziaria.
Per evitare qualsiasi forma di “sovranità strumentale”, ovvero che le aziende straniere continuino a essere il principale motore dei servizi tecnologici europei, la Commissione definirà quattro livelli di sovranità del cloud. Tali livelli saranno collegati a criteri quali il controllo del servizio, la catena di fornitura, l’elaborazione dei dati per i modelli di intelligenza artificiale, l’ubicazione dell’infrastruttura e la sua sicurezza informatica.
La strategia “Made in Europe” continuerà anche per il mercato dei chip
Bruxelles sta inoltre pianificando una seconda versione della sua legge sui chip per rafforzare la produzione europea di semiconduttori e ridurre la dipendenza dai fornitori esteri, soprattutto dopo la carenza di chip verificatasi in seguito all’acquisizione del produttore di chip Nexperia da parte della cinese Wingtech. Tale legge mira a incrementare la domanda interna di chip progettati e prodotti nell’UE, mettendo in contatto fornitori e utilizzatori, ad esempio tramite accordi di fornitura.
La Commissione ha insistito sul fatto che il piano non riguarda “l’isolamento, il protezionismo o il disaccoppiamento tecnologico”, bensì la creazione di “contrappesi strategici che rafforzino la capacità dell’Europa di rimanere aperta al mondo senza compromettere i suoi interessi e valori”.
La Lombardia sorpassa il Governo e stila la prima legge per i data center in Italia
Intanto la Lombardia, prima ancora del governo, impantanato in mille rivoli, ha messo a segno nel weekend alcune disposizioni
per mettere ordine nel settore dei data center. Il perché dell’urgenza sta nel fatto che il 63% delle richieste di autorizzazione per nuovi data center in tutta Italia si è concentrato sul territorio lombardo e l’area metropolitana milanese è diventata uno dei poli europei più appetiti dai grandi operatori globali del cloud.
Il cuore tecnico della legge lombarda riguarda l’acqua di cui ha estrema necessità per raffreddare l’enorme calore generato dai data center che addestrano e fanno girare l’intelligenza artificiale generativa. La Regione ha dunque imposto che i nuovi data center che sorgeranno sul territorio regionale non potranno utilizzare acqua potabile proveniente dagli acquedotti pubblici per i sistemi di raffreddamento.
L’altra emergenza riguarda il suolo. I nuovi progetti in attesa di valutazione rischiano di consumare altri centoventi ettari di terra lombarda: una superficie pari a centosessanta campi da calcio, in una regione dove il territorio agricolo residuo è già sotto pressione da decenni. La risposta normativa passa per un meccanismo di disincentivo economico. Chi vuole costruire un data center su un’area verde o agricola paga il contributo di costruzione maggiorato del 200% rispetto alle tariffe ordinarie per le zone verdi, del 100% per i terreni agricoli. Chi invece sceglie di insediarsi in un’ex area industriale, in una zona degradata o da bonificare, non solo non subisce maggiorazioni, ma beneficia di procedure semplificate. Il provvedimento introduce anche una gerarchia basata sulla potenza complessiva dell’impianto, suddivisa in tre fasce: da cinque a dieci megawatt, da dieci a cinquanta megawatt, sopra i cinquanta megawatt. Quest’ultima categoria (gli impianti di grande taglia, quelli tipicamente costruiti dagli hyperscaler globali per l’addestramento di modelli di intelligenza artificiale) viene automaticamente classificata come opera di interesse regionale e richiede procedure di co-pianificazione diretta con la Regione Lombardia.
Inoltre la legge lombarda incentiva il recupero dell’enorme calore generato dai data center, che viene normalmente disperso nell’atmosfera, immettendolo nelle reti di teleriscaldamento cittadino e riducendo il fabbisogno di gas e biomasse.
Per gestire la complessità del settore viene istituita una cabina di regia che include la Regione, l’Anci, l’Arpa, le università e i gestori delle reti elettriche come Terna. Il compito è monitorare l’impatto cumulativo degli impianti sulla rete e sull’ambiente.