Condividi

Fiat, Marchionne: “Downgrade Fitch non sorprende, confermati i target 2012”

Da Torino, dove oggi sono state presentate le nuove vetture Lancia, Thema e Voyager, l’amministratore delegato rassicura i mercati: il taglio del rating “non avrà impatto sui rendimenti” – Quanto all’interesse dell’americana Agcom sulla controllata del Lingotto Cnh, il manager ribadisce che “la società non è in vendita”.

Fiat, Marchionne: “Downgrade Fitch non sorprende, confermati i target 2012”

“Abbiamo visto che i downgrading sono ben distribuiti in tutti i settori, dalle banche all’industria, e anche in diversi paesi. Il livello di incertezza è molto alto e quindi non mi sorprende per nulla il downgrading. Non avrà impatto sui rendimenti“. Con queste parole Sergio Marchionne commenta il declassamento di Fiat da parte dell’agenzia di rating americana Fitch, che ha tagliato la sua valutazione sul Lingotto da BB+ a BB.

“Il mercato ha una sua visione del profilo di rischio di questi asset – ha aggiunto l’ad -. Stiamo cercando un nuovo modo di gestire questa situazione per questo siamo cosi’ attivi nella raccolta di capitali”.

Parlando a margine della presentazione delle nuove vetture Lancia, Thema e Voyager, l’amministrazione delegato della casa torinese ostenta perfino ottimismo: “So che il futuro è buono – sottolinea in riferimento ai target -. Non credo che dovremmo spostare i numeri del gruppo per il 2012. E anche 2011 saremo in linea con le aspettative“.

Quanto a Cnh, società Usa controllata all’88,9% da Fiat Industrial per cui si era parlato di un interesse da parte dell’americana Agco, Marchionne ha ribadito che “non è in vendita“, sottolineando di “non aver alcuna intenzione di cedere interessi nella società”. Peraltro, il clima con i possibili partner non sembra dei più rilassati: “Ho risposto male all’amministratore delegato di Agco già due volte – ha proseguito il manager italo-canadese -. Ora deve smetterla di dire sciocchezze”.

Marchionne è poi intervenuto in merito allo sciopero nazionale indetto dalla Fiom per il 21 ottobre, definendolo “una pessima idea, un nonsenso. Non è certo un modo per incoraggiare gli investimenti in Italia”. L’ad ritiene quindi di fare un paragone fra gli scioperi dei lavoratori, le proteste degli indignados e quello che sta accadendo ad Atene: “Abbiamo visto gli operai e le proteste per due giorni in Grecia – ha detto – sono cose che non risolveranno niente. Protestare non può eliminare la situazione attuale”. 

Commenta