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Antitrust e Consob, parla Alberto Pera: il ritardo nella nomina dei nuovi presidenti è un danno per la concorrenza e il mercato

Il richiamo di Alberto Pera, avvocato e già segretario generale dell’Antitrust, ai rischi provocati da questi ritardi è quanto mai opportuno e va anche oltre: “Credo proprio che l’Antitrust dovrebbe spingere di più presso la pubblica opinione per affermare i benefici della concorrenza difendendosi così anche da attacchi provenienti da coloro che dovessero sentirsi danneggiati da certe decisioni della stessa autorità. Si tratta di passaggi cruciali per rafforzare le nostre istituzioni e la fiducia dei cittadini nei loro confronti”

Antitrust e Consob, parla Alberto Pera: il ritardo nella nomina dei nuovi presidenti è un danno per la  concorrenza e il mercato

“Il ritardo nella nomina dei nuovi presidenti di Consob e Antitrust in sostituzione dei precedenti scaduti per termine del mandato, suscita perplessità e timori in quanto può diffondere l’impressione di una lotta di potere in seno alla maggioranza che comporta il rischio di una perdita di credibilità di queste Authority. Come si è sempre detto, l’indipendenza reale e anche quella percepita, è il pilastro sul quale deve basarsi l’azione di queste due Authority (come le altre) che sono state create proprio per sottratte all’arbitrio politico certe decisioni sugli assetti del mercato in modo da garantire il corretto grado di concorrenza nell’interesse dei consumatori ed anche dell’intero Paese in quanto, come chiaramente dimostrato, la concorrenza stimola l’efficienza e quindi prezzi più bassi”.

Alberto Pera, avvocato, è attualmente partner dello studio Gianni Origoni ma tra il 1990 ed il 2000 è stato segretario generale della neonata Antitrust e già da nove anni ricopre l’incarico di presidente dell’associazione professionisti italiani dell’Antitrust. In quest’ultimo ruolo ha avuto molte possibilità di intervenire sulle problematiche della concorrenza sia in Italia sia a livello europeo. In questo momento di grande incertezza sul ruolo dello Stato e del mercato, quando aumentano le ingerenze della politica nelle decisioni delle imprese, quando si invoca spesso l’interesse nazionale senza definirne bene il significato, quando si getta discredito sulla concorrenza per non disturbare troppo le posizioni di rendita conquistate dalle varie corporazioni, il richiamo di Pera ai rischi provocati da questi ritardi è quanto mai opportuno.

“Non ci sarebbe ragione di aspettare tanto – ribadisce Pera – anche considerando che le nomine sono di competenza dei presidenti dei due rami del Parlamento. Quindi il Governo era stato giustamente tenuti fuori dalle tentazioni di lottizzare le autority nate appunto per dare fiducia agli operatori di mercato in quanto indipendenti dalla volontà del Governo. In un momento in cui i mercati si muovono con grande velocità e assetti concorrenziali consolidati vengono rimessi in discussione il ruolo delle autority sarebbe cruciale proprio perché chiamate ad agire al di sopra degli interessi delle parti e senza influenze esterne”.

Ma le autorità Antitrust italiana ed europea sono state recentemente criticate perché applicano criteri troppo restrittivi nel giudicare la nascita di nuovi gruppi a dimensioni continentali. Bisognerebbe rivedere un po’ la loro filosofia?

“Non credo che il problema sia questo. L’autorità italiana ha una struttura molto solida ed è ben integrata con le autorità degli altri Paesi europei e con Bruxelles. Si agisce con coordinamento e con grande intesa. Ci sono stati casi come quello di Meta (che obbligava i propri clienti ad utilizzare solo AI di sua proprietà) che sono stati avviati dalla nostra autorità e poi adottati da Bruxelles e da altri Paesi. Casi famosi come quello della fusione Alsthom-Siemens (che avrebbe creato un monopolio) sono stati impediti senza per questo danneggiare la competitività delle due imprese che continuano a sfornare prodotti d’eccellenza richiesti nel mondo. Il problema vero sta nel fatto che in molti casi si oppongono a fusioni – o altre integrazioni – singole aziende nazionali spalleggiate dai governi che temono di perdere influenza in determinati settori industriali e usano il Golden power anche a sproposito o pensano di difendere l’interesse nazionale mantenendo in casa aziende di dimensioni non corrette per i mercati internazionali e quindi meno efficienti”.

Il tema della concorrenza non è mai stato tanto popolare in Italia e forse in Europa. Da un lato i politici hanno sempre visto nel mercato uno strumento che sfugge al loro controllo, dall’altro i cittadini non hanno mai ben capito i vantaggi della concorrenza sul livello dei prezzi e sulla qualità dei servizi. E forse perché avverte un ambiente non proprio amichevole che la nostra autorità ha molto ridotto gli interventi su temi di carattere generale, sui suggerimenti da dare a Governo e Parlamento per aprire il mercato. Si tratterebbe ora di riproporre una autorità che sia credibile e che abbia voglia di impegnarsi nel difendere più attivamente le posizioni in favore della concorrenza.

“La nostra autorità, come ho detto, svolge un ruolo molto importante grazie ad una struttura operativa solida e preparata. Tra l’altro opera con successo in tutti quei casi in cui è in ballo la tutela del consumatore. E tuttavia è chiaro che certe opacità nei confronti dei consumatori, così come certe questioni di livello nazionale dipendono anche dal quadro d’insieme, e cioè dalle decisioni della politica sulle questioni della concorrenza. Credo proprio che l’Antitrust dovrebbe spingere di più presso la pubblica opinione per affermare i benefici della concorrenza difendendosi così anche da attacchi provenienti da coloro che dovessero sentirsi danneggiati da certe decisioni della stessa autorità. Si tratta di passaggi cruciali per rafforzare le nostre istituzioni e la fiducia dei cittadini nei loro confronti”.

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