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Arcangelo Dandini e Koji Nakai: sacerdoti della tradizione gastronomica nippo-romana in un dialogo a quattro mani sulla cucina umami, tra memoria, identità e cultura

Primo incontro il 7 maggio di “A Fine Dining Story” al Chorus Café di Via della Conciliazione: un una serie di appuntamenti stagionali, concepiti non come una semplice rassegna, ma come un progetto che eleva la cucina a forma d’arte contemporanea.

Arcangelo Dandini e Koji Nakai: sacerdoti della tradizione gastronomica nippo-romana in un dialogo a quattro mani sulla cucina umami, tra memoria, identità e cultura

Due sacerdoti della tradizione gastronomica dei rispettivi paesi, Arcangelo Dandini, poeta della romanità in tavola e Koji Nakai portatore di una cultura gastronomica giapponese essenziale e profondamente contemporanea, si propongono in una serata a quattro mani tra gusto, racconto e contaminazione contemporanea il 7 maggio al Chorus Café di Via della Conciliazione all’insegna dell’Umami il “quinto gusto”, che si pone accanto a dolce, salato, amaro e acido, un sapore ricco, pieno, saporito, che dà profondità ai cibi e li rende particolarmente soddisfacenti.

Una alchimia impegnativa da coniugare mettendo insieme tradizioni gastronomiche nipponiche e il patrimonio gastronomico della cucina romana così geograficamente distanti per cercare un punto di incontro.

L’appuntamento, primo di una serie di eventi di “A Fine Dining Story”, un circuito di incontri stagionali, è stato ideato da Arcangelo Dandini per il Chorus Cafè non come una semplice rassegna, ma come un progetto che eleva la cucina a forma d’arte contemporanea.

Ogni evento è concepito come un’opera totale, in cui gesto culinario, estetica, suono e relazione si fondono in una drammaturgia sensoriale. Qui il cibo diventa testo, gli chef autori, e la sala lo scenario di una rappresentazione colta, pensata per un pubblico consapevole, cosmopolita, capace di riconoscere nella gastronomia una delle espressioni più alte della cultura.

Apre le porte di questo percorso “L’umami di Roma”, in programma il prossimo 7 maggio a partire dalle 20:30, una serata che si configura come atto simbolico e culturale: l’incontro tra Roma e Giappone, tra memoria e visione, tra identità e apertura.

Al centro di questa narrazione la figura di Arcangelo Dandini, autentico propulsore della cultura gastronomica romana contemporanea. Non solo interprete, ma custode e divulgatore, Dandini ha restituito dignità intellettuale alla tradizione capitolina, trasformandola in materia viva, capace di dialogare con il presente e con il mondo. La sua cucina è pensiero prima ancora che tecnica, è racconto stratificato che affonda nelle radici popolari per elevarsi a patrimonio condiviso.

È in questo ruolo che Dandini accoglie e ospita Koji Nakai, chef di visione e rigore, portatore di una cultura gastronomica giapponese essenziale e profondamente contemporanea. Il loro incontro non è esercizio di stile né fusione superficiale, ma un dialogo alto, costruito su rispetto reciproco, studio e tensione verso l’essenza del gusto.

 “L’umami di Roma” diventa così una riflessione sul concetto stesso di umami: non solo quinta dimensione del gusto, ma metafora di profondità, di memoria condivisa, di stratificazione culturale. Roma, con la sua storia millenaria, e il Giappone, con la sua ricerca di purezza e sottrazione, si incontrano in un equilibrio raro, in cui ogni elemento trova senso nella relazione con l’altro.

Il percorso gastronomico si sviluppa come una partitura, alternando le voci dei due chef in un crescendo armonico: dalle entrée che aprono il viaggio tra suggestioni romane e giapponesi agli antipasti che intrecciano territorio e tecnica, fino alla dolce conclusione, un dessert a quattro mani, sintesi simbolica di questo incontro, accompagnato da un signature cocktail di Massimo D’Addezio.

Ad accogliere l’esperienza, il Chorus Café: luogo dalla storia tanto inattesa quanto evocativa. Situato in posizione di assoluta centralità nel cuore dello Stato Pontificio, all’interno dell’Auditorium della Conciliazione, lo spazio nasce originariamente come sala del coro – da cui il nome “Chorus” – al secondo piano della struttura. Qui l’armonia delle voci ha lasciato il posto a quella dei sapori. Marmi, linee essenziali e luci soffuse disegnano una cornice silenziosa ed elegante, ideale per un racconto che chiede ascolto, misura e profondità

Chorus Café

Via della Conciliazione, 4 – Roma

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