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Unicredit oltre le attese: l’ops su Commerzbank si chiude con adesioni al 17,6%. La banca sale al 47,59%, ma l’esposizione potenziale sfiora il 60%

Nel periodo supplementare Unicredit ha raccolto oltre il 5% dei Commerz, un dato doppio rispetto alle stime e una vittoria per Orcel. Orlopp: “Per sinergie serve soluzione condivisa, meno del 2% degli indipendenti ha aderito”

Unicredit oltre le attese: l’ops su Commerzbank si chiude con adesioni al 17,6%. La banca sale al 47,59%, ma l’esposizione potenziale sfiora il 60%

Ben oltre le nostre aspettative”. Con queste parole Unicredit ha commentato il risultato definitivo dell’offerta su Commerzbank che, al termine del periodo supplementare, si è chiusa con adesioni pari al 17,6% del capitale (18,36% dei diritti di voto escludendo le azioni proprie). Una vittoria sonora per il ceo Andrea Orcel che dal settembre del 2024, periodo in cui è iniziata la scalata, ha dovuto affrontare numerosi ostacoli, a partire dalla forte opposizione (eufemismo) del Governo tedesco e dei vertici di Commerz.

Unicredit al 47,59% di Commerzbank, 60% potenziale

Alla fine della prima fase d’offerta, conclusa il 16 giugno, Unicredit aveva ottenuto adesioni pari al 12,5% del capitale. Durante il periodo supplementare la banca italiana ha quindi raccolto oltre cinque punti percentuali, un dato molto al di sopra delle stime degli analisti, che si aspettavano adesioni totali pari a circa il 15%. Un successo arrivato anche grazie alla corsa realizzata nell’ultimo periodo dal titolo di Piazza Gae Aulenti, arrivato ai massimi di 82 euro. L’offerta, che per quasi tutto il periodo d’adesione era a sconto, nelle battute finali è quindi diventata a premio (circa il 5,3%), rendendo così più conveniente per gli azionisti di Commerz conferire le proprie quote.

Dati alla mano, prima dell’ops Unicredit aveva già in mano il 26,77% di Commerz (27,93% dei diritti di voto) e un derivato con consegna fisica sul 3,22% (3,36%). Sommando a queste quote il 17,6% ottenuto tramite l’ops si arriva al 47,59% del capitale di Commerzbank, una percentuale che “corrisponde al 49,65% dei diritti di voto di Commerzbank, in quanto le azioni proprie non conferiscono diritto di voto”, sottolinea Unicredit in una nota. “La percentuale – continua la banca italiana– salirà comunque a tale livello una volta che Commerzbank avrà effettuato l’annullamento delle azioni proprie, operazione che la banca si è impegnata a realizzare”. 

E non è finita qui: Unicredit ha anche un’ulteriore quota potenziale legata a derivati con regolamento unicamente in contanti che secondo Radiocor sarebbe scesa all’11,48% (11,98%) dal precedente 13,19%. L’esposizione potenziale complessiva è dunque pari al 59,07%, quota che sale oltre il 60% in termini di diritti di voto.

Unicredit: “Risultato ben oltre le aspettative iniziali”

Un risultato ben oltre le aspettative iniziali”, commenta con soddisfazione la banca guidata da Andrea Orcel, sottolineando che la conclusione dei periodi di offerta pubblica “rappresenta un ulteriore passo avanti nell’attuazione dell’investimento strategico di Unicredit in Commerzbank. Unicredit continuerà a ricercare un dialogo costruttivo con tutte le parti interessate, proseguendo al contempo i necessari iter regolamentari e autorizzativi connessi al proprio investimento”. 

Unicredit verso il controllo dell’assemblea

Con una percentuale così elevata in cassaforte, Unicredit controllerà di fatto l’assemblea di Commerzbank, che tradizionalmente non è mai stata molto partecipata e che nell’aprile del 2027 – sempre che Orcel non abbia la tentazione di anticipare i tempi – deciderà sul rinnovo degli attuali vertici capitanati dalla Ceo Bettina Orlopp, da sempre ostili alla scalata intrapresa quasi due anni fa dall’istituto italiano. 

A cascata, Piazza Gae Aulenti potrà anche nominare 10 dei 20 componenti del consiglio di sorveglianza, compreso il presidente che vota doppio. A quel punto sarà molto più semplice realizzare il piano Unlocked presentato al mercato lo scorso aprile.

Unicredit-Commerzbank: i prossimi passi 

Conclusa l’offerta, adesso comincia il valzer delle autorizzazioni. Considerando che la Germania ha regole diverse dall’Italia, in base alle quali prima si realizza un’operazione e poi si chiedono le relative autorizzazioni, “ci vorranno dai tre ai sei mesi dopo il 9 luglio per ottenere l’approvazione della Bce, l’approvazione dell’autorità antitrust di Bruxelles e l’approvazione di altri organismi di regolamentazione, come quello polacco, francese, americano e altri. Quindi, fino ad allora, non avremo il controllo perché formalmente le azioni non sono nostre”, aveva spiegato Orcel lo scorso 23 giugno. Durante tutto questo periodo Unicredit non potrà acquistare ulteriori azioni

Una volta ottenuto il via libera della Banca centrale europea, che ufficiosamente ha sempre guardato con favore all’operazione, l’istituto italiano potrà acquistare liberamente titoli sul mercato senza che questo determini alcun tipo di obbligo nei confronti degli altri azionisti. C’è anche un’altra opzione: Piazza Gae Aulenti potrà comprare titoli fuori mercato o con altri derivati e in questo caso, se l’operazione avverrà nei 12 mesi successivi alla chiusura dell’Ops, dovrà compensare in contanti l’eventuale differenza di prezzo ai soli azionisti Commerzbank che avevano conferito le azioni all’offerta. Trascorsi 12 mesi, infine, Unicredit potrà anche promuovere una nuova offerta senza obblighi particolari. 

Nel frattempo, nel terzo trimestre di quest’anno, dovrebbe arrivare anche la decisione di Bce ed Eba sul riconoscimento del Danish Compromise.

Il commento di Commerz: “Per sinergie serve soluzione condivisa”

ll consiglio di sorveglianza e il cda di Commerzbank guidato da Bettina Orlopp “restano aperti a un dialogo costruttivo con Unicredit. Questo non è cambiato”, si legge nel comunicato con cui la banca tedesca prende atto dei risultati dell’ops. Secondo Commerz, “realizzare sinergie da un’aggregazione in misura significativa e con un orizzonte temporale ragionevole è realistico solo con una soluzione condivisa che coinvolga il management della banca, i dipendenti e i loro rappresentanti, così come il governo federale tedesco, che è il secondo maggior azionista” dopo Unicredit. 

Dopo l’apertura, arriva anche il solito affondo. Nella nota, i vertici della seconda banca tedesca sottolineano che il numero totale di azioni conferite all’ops da investitori istituzionali e privati è inferiore al 2%, in quanto le adesioni proverrebbero “prevalentemente” da banche e soggetti collegati a Unicredit. “Il basso tasso di adesione tra gli azionisti indipendenti è una chiara dimostrazione della scarsa attrattiva dell’offerta“, ribadisce per l’ennesima volta Commerz, sostenendo che le azioni detenute direttamente da Unicredit, le posizioni in derivati e le azioni conferite “non devono essere interpretate come un’unica posizione complessiva aggregata”. 

Allo stesso tempo, l’istituto “continua a seguire un chiaro percorso di crescita e trasformazione, ottenendo una creazione di valore sostenibile con la strategia “Momentum 2030″‘. La banca ricorda che dal lancio del nuovo piano nel febbraio 2025 “il prezzo delle azioni è raddoppiato e l’esercizio 2025 ha rappresentato un anno record nei 156 anni di storia dell’istituto”. Commerzbank, infine, conferma l’outlook sul 2026 e i suoi “ambiziosi target” fino al 2030, ricordando che il 6 agosto saranno presentati i numeri del secondo trimestre.

(Ultimo aggiornamento: ore 12.47 di mercoledì 8 luglio).

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