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Costringere Putin a cedere sull’Ucraina: solo così l’Europa avrà un futuro (e quanto contano le prossime elezioni). Il messaggio nel libro di Cangelosi

Dal 7 luglio al via il vertice Nato in Turchia che sarà decisivo per dimostrare la compattezza dell’Europa sia dinanzi a Trump sia rispetto a Putin. Temi affrontati in maniera profonda dall’ambasciatore ROCCO ANTONIO CANGELOSI nel libro “L’Ucraina e il destino dell’Europa – Perché il futuro del continente passa per Kyiv”

Costringere Putin a cedere sull’Ucraina: solo così l’Europa avrà un futuro (e quanto contano le prossime elezioni). Il messaggio nel libro di Cangelosi

Il futuro dell’Europa si deciderà in Ucraina. “Da come verrà risolta la crisi innescata dall’aggressione di Putin all’Ucraina quattro anni e mezzo fa, dipenderanno il ruolo della Ue nel mondo, la sua credibilità come attore politico, la sua capacità di difendersi, la sua stessa coesione interna”. E ancora: “L’Europa è entrata in una fase storica in cui la sua sopravvivenza politica dipende dalla capacità di agire come soggetto strategico”. Giudizi molto netti che non possono lasciare spazio a dubbi. Il libro dell’ambasciatore Rocco Antonio Cangelosi, L’Ucraina e il destino dell’Europa – Perché il futuro del continente passa per Kyiv edito da Ida Press, illustra molto bene le cause profonde, gli errori compiuti dai vari governi, le debolezze e i timori che hanno portato alla decisione di Putin di avviare, nel febbraio del 2022, la cosiddetta “operazione militare speciale” che nei suoi piani avrebbe dovuto portare alla conquista della capitale ucraina in pochi giorni, alla cacciata del presidente Zelensky e alla sua sostituzione con persone dipendenti da Mosca come nel caso della Bielorussia.

Ma gli ucraini hanno resistito, il presidente Zelensky – un attore prestato alla politica – ha rifiutato un salvacondotto offertogli dagli americani, ed è rimasto a guidare la resistenza.

Oggi l’esercito russo è chiaramente impantanato. Gli ucraini sono riusciti a portare la guerra nel cuore della Russia attaccando centri petroliferi e fabbriche di armi, mentre Putin, che colpisce indiscriminatamente i civili, non riesce a piegare la volontà degli ucraini di distinguersi dall’autocrazia russa e di guardare verso l’Europa. Tuttavia, lo zar del Cremlino non sembra ancora convinto di voler avviare un negoziato serio per porre fine alla guerra rinunciando al sogno imperiale, ottenendo in cambio il ripristino di normali relazioni economiche con l’Occidente e garanzie di pace per il suo Paese.

Il libro di Cangelosi è molto utile perché spiega come si è arrivati alla guerra, chiarisce che il destino dell’Europa si gioca nelle pianure ucraine e che non bisogna aver paura a rivendicare un ruolo politico e di potenza “per il Vecchio continente che è stato messo brutalmente di fronte ad una realtà in cui la pace non è assicurata per sempre e anche la democrazia deve essere sempre manutenuta, altrimenti appassisce nell’indifferenza”. Indirettamente, dice chiaramente che certi pacifismi un po’ ipocriti che danno per sconfitta l’ Ucraina e con essa i cosiddetti guerrafondai europei che, secondo certa pubblicistica alla Travaglio, vogliono il “riarmo” contro una “pacifica” Russia, sono contro ogni ragionevolezza e stanno lavorando di fatto contro il proseguimento del progetto europeo.

Ripercorrendo gli avvenimenti degli ultimi 15-20 anni e guardando con occhio sincero alla realtà dei fatti, appare chiaro che è stata la debolezza manifestata dagli Usa e dagli europei in varie occasioni – dall’occupazione russa della Crimea alla precipitosa ritirata americana da Kabul – ad aver convinto Putin che gli occidentali non avrebbero reagito ad una sua mossa militare contro l’Ucraina. O al massimo avrebbero fatto un duro comunicato di condanna! E invece la fiera resistenza del popolo ucraino ha inizialmente compattato americani ed europei in aiuto a Kyiv, e nel contempo ha portato gli europei ad affrontare con successo lo shock provocato dalla interruzione del flusso di gas e petrolio dalla Russia con la conseguente impennata dei prezzi, e infine ha avviato una rivitalizzazione della Nato.

Eppure, a ben guardare, europei e americani hanno mandato agli ucraini mezzi militari col contagocce e con impegno ad usarli solo come difesa. In sostanza è stato impedito per lunghi anni all’esercito di Kyiv di colpire direttamente la Russia, cosa che solo ora gli ucraini hanno cominciato a fare con droni e altri mezzi militari prodotti direttamente da loro. In altri termini, non è vero che la Russia si è mossa per parare la minaccia della Nato che abbaiava alle porte di Mosca. Non è la forza ma la debolezza delle potenze occidentali che ha convinto lo Zar ad imbracciare il fucile. E comunque la Nato ha mandato a Mosca chiari segnali di non voler colpire Putin, di non voler mettere in discussione il suo regime, ma di voler solo contrastare il suo progetto imperiale e anti europeo.

Poi, quando con l’arrivo di Trump gli Usa hanno fatto chiaramente capire che per loro l’Ucraina non era una priorità e che, anzi, erano interessanti a stabilire buoni rapporti con la Russia più che difendere la libertà di un popolo, è quindi toccato all’Europa prendere nelle sue mani l’onere del sostegno a Kyiv, fornendo assistenza militare ed economica. E tuttavia Putin non vuole avere gli europei al tavolo delle trattative e Trump sta al gioco cercando di intavolare accordi con Mosca senza avvisare gli europei. Così si è giunti, nell’agosto scorso, al catastrofico vertice di Anchorage durante il quale Trump ha ceduto a tutte le richieste di Putin sia territoriali sia sul futuro dell’Ucraina (neutrale e senza alcuna copertura europea).

In quell’occasione, una reazione forte dei Paesi europei costrinse Trump a fare marcia indietro dicendo che alla fine lui si sarebbe disinteressato delle sorti dell’Ucraina e magari anche degli europei che avrebbero dovuto provvedere da soli alla propria difesa. A partire dal prossimo 7 luglio ci sarà il vertice Nato in Turchia e sarebbe bene che in quell’occasione gli europei (o almeno i Paesi maggiori riuniti nel gruppo dei volenterosi) chiarissero agli americani che la disponibilità a caricarsi gli oneri della guerra ucraina e della formazione di una gamba europea della Nato comporterà una ridiscussione dei termini dell’alleanza atlantica e che l’Europa non può essere considerata come un vassallo ma deve partecipare alle decisioni di interesse comune, a cominciare dal tavolo di discussione con la Russia sul futuro dell’Ucraina.

E così, per le questioni del Medio Oriente dove abbiamo interessi vitali sia politici sia economici, Trump – che pure ha qualche ragione a voler stimolare gli europei ad un maggiore impegno nella propria difesa – non può continuare a insultare i potenziali alleati o a sbandierare cifre “a capocchia” sulle spese militari (come ha fatto giovedì) perché in questo modo sarà più difficile rimettere in piedi una seria alleanza nell’interesse reciproco delle due sponde dell’Atlantico.

Ma la domanda è: può la Ue assumersi tali compiti? C’è una sufficiente coesione e la necessaria disponibilità da parte delle opinioni pubbliche a riconoscere che, se non ci conquisteremo un posto al tavolo nel quale si discutono le sorti del mondo, difficilmente potremo conservare il nostro standard di vita e soprattutto la nostra libertà. Oggi, come ha scritto Timothy Garton Ash, “Gli ucraini stanno combattendo per un’Europa che gli europei avevano dimenticato”.

Ma ora siamo stati posti di fronte alle nostre responsabilità. La nostra sicurezza non può essere delegata come finora è stato fatto piazzandoci sotto l’ombrello Usa. La competitività è una condizione di sovranità. La politica estera, e il conseguente strumento di dissuasione militare, richiede coesione e rapidità. Siamo ancora lontani da un assetto europeo soddisfacente e credibile. E tuttavia qualche passo avanti si è fatto.

Ora, in vista delle tornate elettorali del prossimo anno, le classi dirigenti devono ingaggiare una vigorosa battaglia contro i sonnambuli o gli ipocriti come Salvini e Conte (per non citare Vannacci e Fratoianni) che vogliono farci sudditi dell’impero russo. Perché dalle prossime elezioni in Francia, Italia, e forse Spagna e Gran Bretagna, dipende il futuro del nostro continente. Ed è proprio la presenza di forti partiti nazionalisti anti europei che induce Putin a rifiutare qualsiasi tavolo della pace perché pensa proprio che la vittoria dei nazionalisti possa eliminare Bruxelles dalla scena e quindi concedergli una vittoria a tavolino. Un pericolo contro cui battersi. Accanto agli aiuti all’Ucraina, dovrà essere il fronte politico interno a ricevere le maggiori attenzioni dei veri liberali e degli amanti della libertà.

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