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Intesa Sanpaolo, Bei ed Esa lanciano 300 milioni per le Pmi italiane dell’aerospazio

Accordo tra Intesa Sanpaolo, Bei ed Esa per attivare 300 milioni di finanziamenti destinati alle Pmi italiane dell’aerospazio e della Space Economy

Intesa Sanpaolo, Bei ed Esa lanciano 300 milioni per le Pmi italiane dell’aerospazio

Intesa Sanpaolo, la Banca europea per gli investimenti e l’Agenzia spaziale europea uniscono le forze per sostenere la crescita delle piccole e medie imprese italiane attive nell’aerospazio. Il nuovo accordo biennale, il primo di questo tipo sottoscritto in Europa, consentirà di attivare fino a 300 milioni di euro di finanziamenti destinati agli investimenti della filiera. L’intesa punta ad ampliare l’accesso al credito delle imprese più innovative, favorendo la produzione di sistemi satellitari, lo sviluppo di infrastrutture spaziali e di telecomunicazione, gli investimenti in ricerca e sviluppo e l’espansione sui mercati internazionali.

L’accordo è stato presentato a Torino, durante il convegno “Finanza e aerospazio: le sfide per la creazione di campioni globali italiani”, organizzato da Intesa Sanpaolo in collaborazione con Confindustria.

Dalla Bei 150 milioni per attivare nuovi finanziamenti

La Bei metterà a disposizione 150 milioni di euro attraverso la Space Lending Facility. Le risorse permetteranno di generare un effetto leva fino a 300 milioni di euro di nuovi prestiti a medio e lungo termine concessi da Intesa Sanpaolo. Il meccanismo prevede la condivisione del rischio di credito tra la Bei e la banca italiana. La Bei garantirà il 50% di ciascun finanziamento, che potrà avere una durata fino a 11 anni e prevedere un periodo di preammortamento di 12 mesi.

L’obiettivo è sostenere imprese caratterizzate da lunghi cicli di sviluppo, forti investimenti in ricerca e una prevalenza di asset immateriali, elementi che spesso rendono più complesso l’accesso ai canali tradizionali del credito.

“Con questa prima operazione in Europa a sostegno delle Pmi della filiera spaziale, realizzata insieme a Intesa Sanpaolo ed Esa, la Bei conferma il proprio impegno nel rafforzare la competitività e l’autonomia strategica dell’industria europea in un settore chiave per innovazione, sicurezza e transizione digitale”, ha dichiarato Gelsomina Vigliotti, vicepresidente della Banca europea per gli investimenti. Secondo Vigliotti, la collaborazione consentirà di trasformare competenze ed eccellenze industriali in “investimenti, occupazione qualificata e maggiore competitività sui mercati internazionali”.

Intesa Sanpaolo rafforza il sostegno alla filiera

Intesa Sanpaolo è la prima banca europea ad avviare una collaborazione con Bei ed Esa nell’ambito della nuova iniziativa. L’accordo è stato sottoscritto dalla Divisione Banca dei Territori, guidata da Stefano Barrese, e prevede non soltanto finanziamenti, ma anche consulenza specialistica, strumenti per l’internazionalizzazione e opportunità di collaborazione tra le aziende. “L’industria aerospaziale italiana è caratterizzata dalla presenza di imprese in alcuni casi molto piccole e fortemente specializzate, connesse alle aziende grandi da esigenze complementari che sono ben rappresentate nella filiera industriale”, ha spiegato Barrese. Il responsabile della Divisione Banca dei Territori ha sottolineato come l’accordo metta a disposizione delle imprese “strumenti finanziari, consulenza specialistica e opportunità di networking per cogliere le sfide dei mercati globali”.

Il gruppo ha già finanziato oltre 500 Pmi della filiera aerospaziale, erogando più di un miliardo di euro e raggiungendo una quota di mercato indicata nel 33%. Intesa Sanpaolo è inoltre la prima banca commerciale europea ad aver aderito all’Esa Investor Network.

La banca dispone di strutture dedicate all’analisi delle tecnologie, all’accompagnamento verso i programmi europei e al sostegno delle operazioni di crescita tramite debito ed equity. L’accordo con Bei ed Esa si aggiunge agli strumenti già destinati a Pmi e Mid-Cap, attraverso i quali Intesa Sanpaolo prevede di sostenere nel 2026 nuovi impieghi per oltre 2 miliardi di euro.

Il contributo dell’Esa e la sfida dell’accesso ai capitali

L’Agenzia spaziale europea parteciperà all’iniziativa mettendo a disposizione competenze tecniche e industriali. L’Esa contribuirà inoltre a promuovere le opportunità di finanziamento tra le aziende coinvolte nei propri contratti e nei programmi a maggiore contenuto tecnologico. “Per molte Pmi del settore spaziale, il principale ostacolo alla crescita non è la tecnologia, bensì l’accesso ai capitali”, ha dichiarato il direttore generale dell’Esa, Josef Aschbacher.

Secondo Aschbacher, l’intesa offre alle imprese italiane “un’opportunità concreta per crescere, competere a livello globale e rafforzare l’autonomia strategica dell’Europa nel settore spaziale”.

La collaborazione è maturata dopo il Consiglio ministeriale europeo dell’Esa dello scorso novembre e mira a costruire un ecosistema industriale maggiormente connesso. Tra gli ambiti interessati figurano i sistemi satellitari e di geolocalizzazione, le infrastrutture spaziali, le telecomunicazioni, la ricerca e i processi di internazionalizzazione.

Una filiera italiana da 7 miliardi di valore aggiunto

L’accordo interessa uno dei comparti più dinamici dell’economia italiana. Nel 2025 l’industria aerospaziale nazionale ha generato un valore aggiunto stimato di circa 7 miliardi di euro e un export pari a 8 miliardi, corrispondente all’1,2% delle esportazioni manifatturiere.

La filiera conta oltre 50.000 addetti e comprende attività legate alla fabbricazione di veicoli aerospaziali, alle riparazioni, alle telecomunicazioni satellitari, al software, all’elettronica, all’ingegneria e alla meccanica. Accanto ai grandi gruppi operano numerose Pmi fortemente specializzate, attive in nicchie ad alto contenuto tecnologico e integrate nelle catene produttive nazionali e internazionali.

A livello globale, secondo i dati della Space Foundation riportati nel documento, la Space Economy ha raggiunto nel 2024 un valore di 613 miliardi di dollari, in aumento del 7,8% rispetto all’anno precedente. Le stime indicano una crescita fino a circa 800 miliardi entro il 2027 e a mille miliardi di dollari entro il 2032.

Numeri che rendono l’accesso ai capitali sempre più decisivo per consentire alle aziende italiane di aumentare le dimensioni, accelerare l’industrializzazione delle tecnologie e competere nella corsa internazionale allo spazio.

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