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Sale l’età pensionabile: 66 anni e 7 mesi

L’adeguamento è effetto di una legge del 2010 del governo Berlusconi, che prevede l’innalzamento dei requisiti previdenziali in proporzione all’aspettativa media di vita – Le nuove norme scattano dal primo gennaio 2016.

Sale l’età pensionabile: 66 anni e 7 mesi

Cambia ancora l’età della pensione. Dal primo gennaio 2016 bisognerà infatti lavorare quattro mesi in più per godere della pensione: ci vorranno dunque, per i lavoratori dipendenti maschi, sia del privato sia del pubblico e per i lavoratori autonomi, 66 anni e 7 mesi (oltre a un minimo di 20 anni di contributi), anziché 66 anni e tre mesi. È il risultato dell’adeguamento dei requisiti previdenziali all’aspettativa media di vita introdotto da una legge del 2010 (dell’allora governo Berlusconi) con cadenza triennale.

La riforma Fornero ha ulteriormente accelerato questo adeguamento, disponendo che dal 2019 l’aggiornamento avvenga ogni due anni. Questo meccanismo serve, nella logica della legge, per la sostenibilità finanziaria del sistema: più si allunga la durata della vita, più tardi si va in pensione. Ieri l’Inps ha diffuso la circolare applicativa dello scatto previsto dal primo gennaio 2016 e deciso lo scorso dicembre con un decreto interministeriale dei ministeri del Lavoro e dell’Economia sulla base dei calcoli dell’Istat. I 4 mesi in più si sommano sia al minimo d’età richiesto per la pensione di vecchiaia sia al minimo di anni di contributi necessario per la pensione anticipata.

Il discorso è un po’ più complesso per le lavoratrici donne: per quelle del pubblico impiego vale lo stesso, mentre per quelle del settore privato l’aumento, sempre nel 2016, sarà più forte perché segue uno specifico percorso di armonizzazione previsto dalla legge, che prevede un aumento da 63 anni e 9 mesi, valido fino al termine del 2015, a 65 anni e 7 mesi. Discorso analogo per le lavoratrici autonome che passeranno dagli attuali 64 anni e 9 mesi a 66 anni e un mese dal primo gennaio 2016. Aumenta di 4 mesi anche il massimo di età fino al quale il lavoratore dipendente può chiedere di restare in servizio: dal 2016 sarà di 70 anni e sette mesi. E quattro mesi in più anche per accedere alla pensione di vecchiaia prevista per chi ha cominciato a lavorare dopo il 1995 (sistema contributivo). Si passa da 63,3 mesi a 63,7.In tutti i casi sono sempre richiesti almeno 20 anni di contributi.

Per lasciare il lavoro in anticipo rispetto alla pensione di vecchiaia, gli uomini devono avere attualmente almeno 42 anni e sei mesi di contributi mentre alle donne bastano 41 anni e sei mesi. Sarà così ancora per un anno, fino alla fine del 2015. Poi dal 2016 il requisito salirà a 42 anni e dieci mesi per gli uomini e a 41 anni e dieci mesi per le donne. La riforma Fornero prevedeva un sistema di penalizzazioni per chi, pur raggiungendo questo minimo contributivo, fosse andato in pensione con meno di 62 anni d’età. Con 59 anni, per esempio, l’assegno sarebbe stato tagliato del 4%. Con la legge di Stabilità approvata dal Parlamento alla fine dello scorso anno questo sistema di penalizzazioni è stato sospeso fino al 31 dicembre 2017.

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