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Accise mobili su diesel e benzina: cosa sono, come funzionano e quanto si risparmia sul costo dei carburanti

La premier Meloni ha confermato la possibile attivazione delle accise mobili per contenere il costo dei carburanti. C’è però da aspettare e non è detto che alla fine ci si arrivi davvero

Accise mobili su diesel e benzina: cosa sono, come funzionano e quanto si risparmia sul costo dei carburanti

“Sui carburanti stiamo valutando anche di attivare il meccanismo delle cosiddette accise mobili nel caso in cui i prezzi aumentassero in modo stabile. La sua attivazione è tra le contromisure che siamo pronti a prendere”. Lo ha detto questa mattina al Senato la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, confermando che il Governo potrebbe utilizzare lo strumento delle accise mobili per cercare, almeno in parte, di ovviare ai rincari su diesel e benzina scattati a causa della guerra in Iran. 

Si pensava che l’intervento sarebbe stato al centro del consiglio dei ministri di martedì 10 marzo e invece l’Esecutivo ha preferito prendere tempo, nonostante le accuse delle opposizioni e il pressing unanime di tutte le categorie, dai consumatori agli autotrasportatori, dalle imprese della pesca e dell’acquacoltura alle aziende agricole. L’intenzione sarebbe quella di aspettare per vedere cosa succede: se l’aumento dei prezzi sarà solo temporaneo, un intervento – tra l’altro, per il momento sconsigliato dall’Ecofin – potrebbe non essere necessario. In caso contrario, bisognerà applicare la misura dell’accisa mobile e, magari, potenziare anche mister prezzi.

Ma cos’è l’accisa mobile, quanto incide sul costo dei carburanti e quanto potrebbero risparmiare automobilisti e autotrasportatori? Cerchiamo di fare chiarezza partendo dall’inizio. 

Carburanti: a quanto ammonta l’aumento dei prezzi di benzina e diesel?

Secondo le medie dei prezzi praticati comunicati dai gestori all’Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese e del made in Italy ed elaborati dalla Staffetta Quotidiana, alle 8 di ieri mattina la benzina ha superato quota 1,8 euro al litro in media nazionale self service, un livello che non si vedeva da un anno e più precisamente dal 7 marzo 2025. Il gasolio è invece salito oltre i 2 euro al litro, toccando i massimi dal 5 luglio 2022. Sul servito, la benzina costa 1,936 euro al litro, il diesel 2,140 euro. Infine, i prezzi sulle autostrade: la benzina self service è a 1,886 euro al litro (servito 2,139), mentre il gasolio self service è a 2,066 euro al litro (servito 2,316).

Perché i prezzi di benzina e diesel sono aumentati?

Alla base di tutto c’è la guerra in Iran e l’estensione del conflitto al Medio Oriente. Due i motivi principali: i Paesi del Golfo sono tra i maggiori produttori di petrolio al mondo e dallo Stretto di Hormuz, il corridoio di mare che collega il Golfo Persico al Golfo di Oman ora in gran parte bloccato, passa una quota molto rilevante delle esportazioni di petrolio e gas. I mercati temono dunque che le forniture di entrambe le materie prime subiscano interruzioni o blocchi più o meno duraturi e reagiscono a questa paura facendo salire i prezzi. Il Brent, il petrolio di riferimento europeo, oggi si muove sopra i 90 dollari al barile dopo aver toccato un massimo di 120 dollari nei giorni scorsi. Il 27 febbraio, prima degli attacchi di Usa e Israele all’Iran, era a 72 dollari, a inizio anno viaggiava a quota 60 dollari. Il conflitto in Medio Oriente pesa dunque sui prezzi del petrolio (e su quelli del gas) e questi a loro volta spiegano al rialzo il costo di diesel e benzina (e delle bollette per il gas).

Perché il Governo parla di speculazione? 

Aumentando il prezzo del petrolio, che è la materia prima utilizzata per produrre i carburanti, aumenta anche il prezzo di diesel e benzina. Il problema è che, attualmente, i distributori stanno vendendo carburanti prodotti prima dell’esplosione del conflitto e dunque acquistati a un prezzo più basso. Eppure gli aumenti per i consumatori sono stati immediati. Il motivo? I prezzi non dipendono solo dal passato ma anche dal futuro: le compagnie sanno già che a breve dovranno pagare di più per rifornirsi, quindi hanno adeguato subito i listini per evitare di vendere carburante a un prezzo più basso rispetto a quello che dovranno sborsare le prossimo futuro. Sebbene si continui a parlare di speculazioni, “sulla rete dei distributori italiani non risultano diffusi fenomeni speculativi, al netto di una ventina di casi già segnalati da Mister Prezzi e ora all’esame dei militari delle Fiamme Gialle”, ha ammesso il ministro delle Imprese, Adolfo Urso.

Quanto pesa il fisco sul costo dei carburanti?

Ma sul costo dei carburanti non incide solo la materia prima. Anzi. Dal 1° gennaio 2026 le accise ammontano a 0,67 euro al litro, lo stesso importo per benzina e diesel. Una cifra a cui bisogna poi applicare l’Iva al 22%. Complessivamente, si calcola che il fisco pesi per circa il 60% sul costo dei carburanti.

Cosa sono le accise mobili e come funzionano?

E arriviamo all’argomento più dibattuto degli ultimi giorni: le accise mobili. Il tema è piuttosto tecnico. Come detto, sul prezzo dei carburanti incidono il costo del petrolio, l’Iva e le accise. Se il prezzo della materia prima sale, aumenta chiaramente anche l’importo che il Governo incassa applicando l’Iva. E qui si arriva al dunque: il meccanismo delle accise mobili, introdotto nel 2023, dà al governo la possibilità di usare le maggiori entrate dovute all’Iva per calmierare le accise e mantenere dunque più o meno stabile il prezzo dei carburanti. Tecnicamente, il decreto dà al ministero dell’Economia, di concerto con quello dell’Ambiente, la possibilità di tagliare le accise “se il prezzo del carburante aumenta, sulla media del precedente bimestre, rispetto al valore di riferimento” contenuto nell’ultimo Documento di Finanza Pubblica (Def). Quest’ultimo, per il 2026, ipotizzava che il Brent si mantenesse intorno a 66 dollari al barile, quasi 30 euro in meno rispetto ai valori odierni.

Accise mobili: quanto si risparmia? 

Quattro anni fa, quando il prezzo del petrolio e del gas si impennò a causa dell’esplosione della guerra in Ucraina, il governo Draghi, sulla base di una precedente norma del 2007, varò un taglio di 30 centesimi al litro. Ad oggi, le associazioni dei consumatori chiedono al governo Meloni una sforbiciata di almeno 10-15 centesimi al litro. Lo scenario più probabile è una riduzione sotto i 10 centesimi. 

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