“Penso stiano cercando di impegnarsi e ascoltare in modo davvero ponderato. E hanno molto da contribuire al discernimento e alla riflessione sull’AI”. A dirlo in un’intervista a La Stampa è il cofondatore di Anthropic, Christopher Olah, parlando dell’interesse della Chiesa verso l’intelligenza artificiale, in relazione anche alla prima enciclica di Papa Leona XIV sul tema, Magnifica humanitas.
Se il documento possa davvero contribuire a cambiare il rapporto dell’umanità con l’AI: “Penso che le voci morali ponderate abbiano molto potere. Il pensiero espresso con chiarezza – spiega – è estremamente potente, e più la società si impegna su questi temi, più sarà una forza capace di spingerci in una direzione positiva”. Per il cofondatore di Anthropic, il confronto aperto su etica, limiti e conseguenze sociali dell’intelligenza artificiale non può restare confinato ai laboratori tecnologici o agli interessi economici delle grandi aziende.
Olah (Anthropic): “Serve una governance globale per l’AI”
Olah sottolinea che “l’era aperta dall’AI è così importante e pone domande così grandi e decisive che necessita uno sforzo collettivo“. Sul perché i colossi tecnologici si rivolgano alla Chiesa: “Penso che le domande sollevate dall’Ai siano più grandi di ciascuno di noi. Riguardano tutta l’umanità, e quindi dovremmo cercare di parlare con tutta l’umanità. Questo include le religioni, ma anche le prospettive laiche, i filosofi”, osserva.
Sul posizionamento di Anthropic come azienda etica sull’uso dell’AI, quanto sono liberi di farlo, Olah fa sapere di essere “soggetti a molte istanze, e allo stesso tempo cerchiamo di fare la cosa giusta”. E aggiunge che è fondamentale ci sia “un insieme più ampio di attori, istituzioni, società civile, che ci osservino, ci tengano responsabili e cerchino di spingere le cose nella giusta direzione”. Il fondatore di Anthropic pensa, inoltre, che “l’Ai stia avanzando in modo incredibilmente rapido, e che questo rappresenti una vera sfida perché le cose potrebbero andare male”. In merito al lavoro e alla dignità umana al centro dell’enciclica, se l’Ai sia davvero una minaccia: “È una questione morale con cui dobbiamo confrontarci.
C’è un imperativo morale nel trovare il modo di sostenere queste persone. Ma c’è una sfida ancora più grande che spesso ignoriamo: “Pensiamo a questo problema solo nel contesto di un singolo Paese, mentre dovremo risolverlo a livello internazionale”.