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Palladio Museum, quattro Allegorie di Paolo Veronese disperse nei secoli

I quattro dipinti esposti facevano parte di un ciclo documentato da modeste copie, tra cui le quattro oggi al Musée des Beaux-Arts di Chartres – Nel 1974 due delle quattro tele originali, emerse all’improvviso sul mercato antiquario, furono acquistate dal Los Angeles County Museum of Art.

Palladio Museum, quattro Allegorie di Paolo Veronese disperse nei secoli

Il Palladio Museum di Vicenza partecipa, con l’Università di Padova, inn collaborazione con il Consorzio La Venaria Reale, presenta infatti quattro meravigliose tele di Paolo Veronese appartenute probabilmente a un palazzo pubblico veneziano e disperse già in epoca antica. 

I dipinti facevano parte di un ciclo documentato da modeste copie, tra cui le quattro oggi al Musée des Beaux-Arts di Chartres. Nel 1974 due delle quattro tele originali, emerse all’improvviso sul mercato antiquario, furono acquistate dal Los Angeles County Museum of Art. Le due ancora mancanti all’appello sono state scoperte nei mesi scorsi in una villa di proprietà pubblica sul Lago Maggiore.

L’eccezionale ritrovamento è dovuto al lavoro scientifico nelle università di Milano e di Padova dei docenti Giovanni Agosti, Jacopo Stoppa e Vittoria Romani e della giovane studentessa Cristina Moro. È stata quest’ultima, impegnata in una tesi guidata da Agosti sulla collezione di Villa San Remigio a Verbania Pallanza, a porre interrogativi su due tele genericamente definite come “veronesiane” patrimonio della dimora, con un valore venale stimato, l’altr’anno, appena settemila euro. Si tratta invece di due splendidi originali di mano del maestro e non certo opere di bottega.

Nonostante i tempi ristrettissimi, l’eccezionalità dell’occasione ha convinto il Los Angeles County Museum of Art a concedere in prestito al Palladio Museum i propri due dipinti, per affiancarli alle due nuove scoperte. I quattro capolavori, di dimensioni imponenti (circa 200 per 110 centimetri), raffigurano tutti figure allegoriche: tre sapienti antichi con in mano strumenti per la misurazione della terra e del cielo, e una donna, allegoria della Scultura. Le tele ornavano un palazzo pubblico veneziano, e furono realizzate intorno al 1553 in un momento cruciale nell’attività del giovane Veronese, quando – poco più che ventenne – entra in contatto con Palladio e Daniele Barbaro. Con essi, negli anni a seguire, sarà protagonista della creazione di una delle più stupefacenti imprese architettoniche e decorative del Cinquecento veneto: la Villa Barbaro di Maser.

“Da tempo stiamo lavorando su Palladio e Veronese – dichiara Guido Beltramini, direttore del Palladio Museum – due artisti legati da un rapporto strettissimo fatto di amicizie comuni e committenze intrecciate. Per questo abbiamo proposto a La Venaria Reale di condividere un progetto espositivo esponendo in casa di Palladio i Veronese ritrovati, in parallelo alla grande mostra su Paolo Veronese che la Direzione Musei di Paola Marini ha allestito a Verona nel Palazzo della Gran Guardia insieme alla National Gallery di Londra”.

Le tele di Verbania infatti, per iniziativa della Reggia di Venaria e della Regione Piemonte, oggi proprietaria di Villa San Remigio, sono state poste in restauro presso il Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale annesso al complesso della Reggia.
“Abbiamo aderito volentieri – dichiara Alberto Vanelli, direttore del Consorzio La Venaria Reale – al progetto espositivo del Palladio Museum, che contiamo di replicare alla Reggia di Venaria. In questo modo i dipinti potranno essere confrontati con le altre opere di Veronese giunte da Europa e Stati Uniti per essere studiate a fondo e comprese”.

La mostra, curata da Giovanni Agosti, Guido Beltramini e Vittoria Romani, accanto alle tele veronesiane ricostruirà quanto è possibile raccontare della storia collezionistica dei due dipinti ritrovati a Verbania Pallanza. Esse pervennero nella celebre Villa San Remigio, costruita in occasione del matrimonio che nel 1896 coronò la contrastata storia d’amore fra il marchese partenopeo Silvio della Valle di Casanova e Sophie Browne, pittrice e scultrice di origini irlandesi. I due, che erano cugini, raccolsero nella villa una straordinaria collezione d’arte e la circondarono con un complesso di giardini tematici affacciati sul lago Maggiore, di sapore romantico e passatista, che attrasse personaggi come Umberto Boccioni e Bernard Berenson. Per evocare tale contesto in mostra a Vicenza, accanto a preziose immagini d’epoca, saranno presentati due splendidi dipinti che Umberto Boccioni realizzò durante il soggiorno in Villa San Remigio: il “Paesaggio” e il “Paesaggio (con montagne e lago)”, entrambi del 1916, oggi di proprietà privata.

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