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Libri di testo e IA, i docenti lanciano l’allarme: studio più fragile per gli studenti

Per i docenti italiani il libro di testo resta centrale anche con l’IA: 99% lo usa in aula, ma quasi il 70% segnala un peggioramento dello studio

Libri di testo e IA, i docenti lanciano l’allarme: studio più fragile per gli studenti

Il libro di testo resiste al cambio d’epoca e, anzi, si conferma il baricentro della scuola italiana anche mentre l’Intelligenza Artificiale entra nella preparazione delle lezioni, nei materiali didattici e nelle abitudini di studio degli studenti. È il quadro emerso alla Camera dei deputati durante il convegno dell’Associazione Italiana Editori, “Il Valore della Conoscenza. Il libro di testo come bene essenziale del Paese. Investire nell’istruzione e supportare le famiglie”, dove è stata presentata l’indagine “Il valore del libro di testo nella didattica d’aula e nello studio a casa, quando l’IA entra in classe”.

La ricerca, costruita sulle risposte di 3.399 insegnanti italiani di scuola primaria, secondaria di primo grado e secondaria di secondo grado, mette in fila due dati chiave. Da una parte, i libri di testo sono il primo strumento utilizzato per sviluppare le lezioni in aula, indicato dal 99% dei docenti, e restano centrali anche nello studio domestico, dove sono utilizzati dall’81%. Dall’altra, il 74% degli insegnanti dichiara di ricorrere anche a strumenti di IA per preparare i materiali didattici.

Il libro resta il punto fermo, soprattutto a casa

In un ecosistema scolastico sempre più ibrido, tra carta, digitale e IA, il manuale conserva un ruolo di riferimento. I docenti gli attribuiscono una valutazione complessiva di 8,5 punti, che sale a 8,7 quando si guarda allo studio a casa. È lì che il libro viene considerato un punto di appoggio ancora più decisivo, perché dà ordine, sequenza e continuità al percorso di apprendimento.

Non si tratta soltanto del volume cartaceo, ma dell’insieme dei materiali che lo accompagnano e lo integrano. Gli strumenti digitali collegati al libro entrano sempre più nella pratica didattica e, nel caso dell’IA, quelli sviluppati dagli editori vengono considerati utili soprattutto quando aiutano a costruire test ed esercizi, funzione indicata dall’80% degli insegnanti. La tecnologia avanza, ma non sostituisce automaticamente la struttura del libro. Al contrario, nella percezione dei docenti, il testo scolastico continua a funzionare come architettura ordinata del sapere, soprattutto in un momento in cui l’attenzione e la capacità di affrontare contenuti complessi sembrano indebolirsi.

Studio più fragile, l’allarme dei docenti

Il dato più critico riguarda l’evoluzione dell’apprendimento negli ultimi cinque anni. Quasi il 70% degli insegnanti segnala un peggioramento nei tempi e nei modi dello studio degli studenti. Le ragioni indicate chiamano in causa prima di tutto la riduzione del tempo dedicato allo studio individuale, citata dal 72% dei docenti, seguita dalla crescente difficoltà nell’affrontare testi complessi, segnalata dal 58%.

Anche l’Intelligenza Artificiale entra tra i fattori di preoccupazione: il 36% degli insegnanti indica l’utilizzo di strumenti di IA per svolgere i compiti assegnati a casa come uno degli elementi che incidono sulle nuove modalità di apprendimento. È in questo contesto che il libro di testo viene letto non come un oggetto del passato, ma come un presidio capace di aiutare studenti e docenti a governare la complessità.

Il presidente di AIE, Innocenzo Cipolletta, ha messo l’accento proprio su questo passaggio: “Preoccupa che i docenti avvertano un peggioramento della qualità dell’apprendimento negli ultimi cinque anni. Per questo l’editoria scolastica ha un ruolo strategico”. Per Cipolletta, il tema non riguarda soltanto un settore produttivo, ma la formazione delle nuove generazioni e la crescita culturale del Paese.

Editoria scolastica tra digitale, IA e mercato sotto pressione

Alla Camera è stata presentata anche una seconda ricerca, l’Osservatorio AIE sul mondo della scuola e sull’offerta editoriale. Il catalogo attivo dell’editoria scolastica conta oggi 22.386 titoli, corrispondenti a oltre 5 milioni di contenuti digitali offerti, in forte crescita rispetto ai 3,6 milioni dell’anno precedente. Nel 2025/2026 quasi tutti i libri scolastici adottati, il 95,7%, rientrano nella cosiddetta Modalità B, che combina libro a stampa, e-book e contenuti didattici digitali senza incrementi di costo. L’e-book resta utilizzato in modo limitato dagli studenti, mentre aumenta l’uso dei contenuti didattici digitali. Per la quasi totalità dei libri adottati, gli editori hanno inoltre rilasciato o stanno rilasciando strumenti di IA per l’anno scolastico 2026/2027.

Ma l’innovazione si muove dentro un mercato difficile. Giorgio Riva, presidente del Gruppo educativo di AIE, ha richiamato le pressioni che gravano sul comparto, dalla denatalità alla regolamentazione dei prezzi, fino alle riforme delle linee guida. Secondo Riva sono “necessari interventi” a sostegno delle famiglie e del settore, tra cui la detrazione fiscale dei libri di testo almeno fino alla scuola dell’obbligo, procedure più rapide per i fondi destinati alle famiglie meno abbienti e un aggiornamento del decreto 781/2013 per tenere conto degli investimenti sostenuti dagli editori.

Istituzioni e filiera, il nodo del diritto allo studio

Il confronto alla Camera ha messo al centro anche il ruolo delle istituzioni. Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura, scienza e istruzione, ha definito il libro di testo “un’architettura logica funzionale alla didattica e un presidio di autorevolezza imprescindibile”, capace di proteggere gli studenti dalla “frammentazione cognitiva del digitale non governato”. Mollicone ha collegato il sostegno alla filiera editoriale alla tutela del diritto allo studio, richiamando la necessità di una sinergia tra istituzioni, imprese e famiglie. Sulla stessa linea Paola Frassinetti, sottosegretario all’Istruzione e al Merito, secondo cui i libri di testo sono “strumenti culturali indispensabili per la crescita e la formazione degli studenti”. Frassinetti ha ricordato il confronto con AIE e i risultati già raggiunti, dall’adeguamento dei tetti di spesa per la dotazione libraria all’incremento delle risorse del Fondo per le famiglie meno abbienti.

Il quadro che emerge è quello di una scuola attraversata da cambiamenti rapidi, nella quale l’IA è già entrata ma non ha cancellato il bisogno di strumenti affidabili, ordinati e condivisi. E così il libro di testo resta così al centro della partita.

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