Colpo di scena nel risiko bancario. Il finanziere romano Francesco Gaetano Caltagirone, il presidente di Delfin ed EssilorLuxottica, Francesco Milleri, e l’amministratore delegato del Monte dei Paschi, Luigi Lovaglio, sono indagati per aggiotaggio e ostacolo alle Autorità di vigilanza. L’indagine, anticipata dal Corriere della Sera, è condotta dalla Procura di Milano e riguarda un presunto concerto sull’offerta di Mps su Mediobanca, conclusasi a settembre con Rocca Salimbeni all’86,3% di Piazzetta Cuccia.
L’indagine su Caltagirone, Milleri e Lovaglio
Secondo gli inquirenti Caltagirone, Milleri e Lovaglio avrebbero concordato l’offerta con la quale Mps, di cui il governo era il primo azionista, ha preso il controllo di Mediobanca. Anche il gruppo Caltagirone e la stessa Delfin, come soggetti giuridici, sarebbero indagati in base alla legge 231 sulla responsabilità amministrativa degli enti per reati commessi dai vertici nell’interesse aziendale.
I pm Luca Gaglio e Giovanni Polizzi, coordinati dal procuratore aggiunto Roberto Pellicano, contestano ai tre di non aver dichiarato al mercato l’accordo sulla scalata a Mediobanca. L’accordo sarebbe stato nascosto anche ai controllori: alla Consob (che vigila sulla Borsa), alla Bce (che vigila sul sistema creditizio) e all’Ivass (vigilante sulle assicurazioni) e avrebbe comportato il coordinamento, oltre che degli acquisti di una quota di azioni Mps cedute a fine 2024 dal Ministero del Tesoro, anche degli acquisti di azioni di Mediobanca, fino a violare l’obbligo di opa al raggiungimento della soglia del 25% della merchant bank.
Le iscrizioni nel registro degli indagati di Milleri, Lovaglio e Caltagirone e delle due società risalgono ai mesi scorsi, al periodo in cui erano emerse già le prime notizie sull’indagine relativa all’operazione Mps-Mediobanca, con risvolti a cascata anche su Generali. Caltagirone e Delfin, tra l’altro, già prima della scalata, possedevano quote in tutte e tre le società coinvolte nell’offerta, ovvero Monte dei Paschi, Mediobanca e Generali.
L’indagine ha preso le mosse da una querela presentata a inizio 2025 da Mediobanca nei confronti di alcuni articoli di stampa, ritenuti diffamatori da Piazzetta Cuccia. Da qui il lavoro dei magistrati meneghini si è allargato, passando dalle modalità con le quali si era svolto l’ultimo collocamento accelerato di una parte del capitale di Rocca Salimbeni. All’epoca a vendere fu il Mef (attraverso Banca Akros, non indagata), ad acquistare la stessa quota, nello stesso momento, furono il gruppo Caltagirone, la holding Delfin della famiglia Del Vecchio, Banco Bpm e la società del risparmio gestito Anima. Col passare dei mesi l’inchiesta si è ulteriormente ampliata fino ad includere la stessa scalata su Piazzetta Cuccia, chiusa lo scorso settembre.
Mps: “Chiariremo la nostra correttezza”
Attraverso una nota Mps ha fatto sapere “di aver ricevuto la notifica da parte della Procura della Repubblica di Milano di un decreto di perquisizione” e che “in tale contesto è stato notificato un avviso di garanzia al dottor Luigi Lovaglio in qualità di amministratore delegato”. “Le ipotesi di reato indicate nel documento – prosegue la nota – fanno riferimento all’ostacolo alle funzioni di vigilanza ed alla manipolazione di mercato”. Mps afferma poi di essere “confidente di poter fornire tutti gli elementi a chiarimento della correttezza del proprio operato e manifesta piena fiducia nelle Autorità competenti, a cui conferma completa collaborazione”.
Delfin: “Agito rispettando le regole di mercato”
Il consiglio di amministrazione di Delfin, “prendendo atto dell’iniziativa della Procura di Milano, dichiara all’unanimità la totale estraneità dei propri membri ai fatti contestati e di aver sempre agito nel pieno rispetto delle regole del mercato e delle normative vigenti”, si legge in una nota della holding. Il board “si dice infine certo che l’indagine in corso dimostrerà l’infondatezza e l’insussistenza della provvisoria contestazione, confermando l’estraneità del consiglio d’amministrazione e dei suoi membri alle accuse mosse”.
Caltagirone: “Certi dell’assoluta correttezza del nostro operato”
Il Gruppo Caltagirone, “conferma piena fiducia nell’operato dell’Autorità Giudiziaria cui ha fornito e intendere fornire piena collaborazione, certo dell’assoluta correttezza dell’operato dei suoi esponenti che hanno costantemente agito nel rispetto delle regole che governano il mercato, rapportandosi trasparentemente con tutte le Autorità di vigilanza”.
I titoli crollano in Borsa
Dopo la diffusione della notizia, giovedì i titoli interessati hanno chiuso in profondo rosso. E le ripercussioni della vicenda si vedono anche nella seduta odierna, con Mps in fondo al Ftse Mib con un ribasso del 2,4%. Mediobanca cede invece lo 0,27%, mentre fuori dal listino principale, il titolo Caltagirone rimbalza, salendo del 3,2%.
(Ultimo aggiornamento: ore 12.52 del 28 novembre).