“La crescita mondiale è esposta a rischi più numerosi, più interconnessi e più difficili da governare rispetto al passato.” Con questa affermazione il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta sintetizza l’impianto delle sue Considerazioni finali, dedicate a un’economia globale entrata in una fase di maggiore instabilità. Dopo un 2025 sorprendentemente positivo, sostenuto dalla spinta dell’intelligenza artificiale, dagli investimenti nei nuovi sistemi di calcolo e da condizioni finanziarie favorevoli, il quadro internazionale si è rapidamente deteriorato con il conflitto in Medio Oriente, le tensioni energetiche e la riemersione delle pressioni inflazionistiche.
Al centro dell’analisi anche il ruolo dell’intelligenza artificiale, già motore della crescita ma ancora fortemente concentrata e diseguale nella sua diffusione: una tecnologia in grado di aumentare produttività e investimenti, ma anche di amplificare divari se non accompagnata da politiche adeguate. Per il governatore, la sfida decisiva riguarda proprio la capacità di governare queste trasformazioni – tra innovazione tecnologica, squilibri globali e fragilità europee – trasformandole in crescita stabile e diffusa.
La crisi in Medio Oriente e il rischio di inflazione
A cambiare drasticamente il quadro è stato il conflitto nel Golfo Persico e il blocco dello Stretto di Hormuz, snodo strategico per petrolio e gas mondiale, “ha provocato carenze di offerta e forti rincari delle materie prime energetiche” e di conseguenza “a prospettive economiche fortemente deteriorate”, prosegue il numero uno di Via Nazionale, sottolineando: “È difficile stabilire quanto dureranno le ostilità e quanto sarà stabile l’assetto che seguirà”. Secondo le stime richiamate da Panetta, anche nello scenario più favorevole la crescita mondiale nel 2026 rallenterà al 3,1%, mentre l’inflazione salirà al 4,4%. Ma se il conflitto dovesse prolungarsi, il quadro sarebbe “ben peggiore”.
“Il quadro generale resta fragile. Con ingenti debiti pubblici e vulnerabilità crescenti nell’intermediazione non bancaria, anche shock circoscritti possono generare effetti a cascata”.
Commercio: “La frammentazione non elimina gli squilibri”
Ampio spazio anche al commercio internazionale e alle tensioni protezionistiche. Nel 2025 gli scambi mondiali sono cresciuti del 5%, sostenuti dalla riorganizzazione delle catene globali e da dazi Usa meno aggressivi del previsto. Per Panetta, però, le politiche protezionistiche non hanno risolto gli squilibri globali. “Il 90% dell’onere dei dazi è ricaduto su consumatori e imprese americani”, mentre la Cina ha rafforzato la propria presenza commerciale. Il governatore mette in guardia dai rischi di una frammentazione economica permanente: “La frammentazione non elimina gli squilibri: li sposta, li nasconde, li rende più profondi e più costosi da correggere”.
Il riferimento è soprattutto al confronto tra Stati Uniti e Cina. Washington continua a registrare un forte deficit commerciale e una posizione debitoria netta pari al 90 per cento del Pil; Pechino, invece, mantiene enormi avanzi esterni fondati su un modello che comprime i consumi interni e sostiene l’export attraverso politiche industriali aggressive. Anche l’Europa viene richiamata alle proprie responsabilità: l’avanzo dell’area euro, osserva il governatore, riflette “la cronica difficoltà di trasformare il risparmio in investimenti innovativi”.
L’intelligenza artificiale cambia economia e lavoro
Uno dei temi centrali delle Considerazioni finali è l’intelligenza artificiale, definita una tecnologia già pienamente dentro gli equilibri macroeconomici globali. “Non siamo più in una fase sperimentale – afferma Panetta -. Il nodo cruciale, però, riguarda la capacità di adozione. Il governatore osserva che “i guadagni maggiori sono spesso andati non a chi ha originato le innovazioni, ma a chi ha saputo adottarle e applicarle”. È su questo terreno, avverte, che si giocherà la crescita futura dell’Europa e dell’Italia.
L’IA sta già trasformando investimenti, commercio e produttività, ma anche il mercato del lavoro. Per la prima volta, sottolinea, una tecnologia può svolgere “compiti a elevato contenuto cognitivo” tradizionalmente riservati alle persone. Panetta invita però a evitare approcci allarmistici: “Le grandi innovazioni non si limitano a rendere obsolete alcune professioni: ne generano di nuove”. La vera sfida sarà accompagnare lavoratori e imprese nella transizione, investendo in formazione e competenze. “Perché l’intelligenza artificiale diventi una leva di crescita diffusa occorre favorirne l’adozione nelle imprese e investire nella formazione delle persone”.
Europa in ritardo su innovazione e mercati
Sul fronte europeo, Panetta parla apertamente di “fragilità irrisolte”. L’Unione europea, osserva, continua a dipendere dall’estero in settori strategici come energia, difesa e tecnologie avanzate. Il governatore critica la lentezza delle riforme europee e il ritardo nell’attuazione delle misure sulla competitività e sull’intelligenza artificiale. “L’instabilità internazionale non lascia spazio a esitazioni o risposte parziali”, e avverte: “Negli scenari più sfavorevoli, un prolungamento del conflitto e ulteriori danni alle infrastrutture energetiche del Golfo potrebbero sottrarre complessivamente 1 punto percentuale alla crescita nel biennio 2026-27. L’inflazione potrebbe raggiungere un picco superiore al 6% e, se non contrastata, rimanere a lungo al di sopra dell’obiettivo, via via che lo shock energetico si trasmette a un numero crescente di settori”.
Il nodo resta quello degli investimenti. “L’Unione ha un risparmio abbondante, ma non riesce a trasformarlo in investimenti produttivi”, sottolinea Panetta, tornando a chiedere un mercato europeo dei capitali pienamente integrato e un titolo sovrano europeo comune, capace di mobilitare risparmio verso investimenti strategici.
Politica monetaria: “Non vincolarsi a un percorso predeterminato”
La politica monetaria si confronta con uno scenario in cui “le prospettive economiche si sono fortemente deteriorate” e in cui l’incertezza resta elevata sull’evoluzione di inflazione e attività economica. Il governatore richiama la necessità di evitare automatismi e di mantenere un approccio flessibile, ricordando che “la politica monetaria non può evitare che il rincaro dell’energia si trasmetta al sistema produttivo”, ma deve impedire che questo si traduca in un’inflazione persistente. Centrale è il rischio di una spirale tra prezzi e salari, che “una volta avviata, sarebbe dannosa e costosa da eliminare”. In questo quadro, la politica monetaria deve agire con tempestività e misura, ancorando le aspettative e preservando la stabilità dei prezzi come condizione per la crescita.
Italia: crescita frenata e produttività debole
Nel capitolo dedicato all’Italia, Panetta riconosce la capacità di tenuta mostrata negli ultimi anni. Dal 2019 il Pil è cresciuto di oltre il 6%, trainato dagli investimenti e dalle esportazioni, mentre l’occupazione è aumentata in modo significativo. “A questi risultati ha contribuito negli ultimi anni la gestione prudente delle finanze pubbliche”, osserva il governatore. Negli ultimi mesi, però, lo slancio si è indebolito. Sul rallentamento hanno pesato le difficoltà della Germania, il deterioramento del quadro geopolitico e le tensioni commerciali. Nel 2025 l’economia italiana è cresciuta solo dello 0,5%.
Panetta individua nella produttività il problema strutturale centrale: dall’inizio del secolo il prodotto per ora lavorata nel settore privato non finanziario è cresciuto appena del 6%, molto meno rispetto agli altri grandi paesi europei. “Senza un deciso aumento della produttività, l’economia italiana potrebbe restare ancorata a tassi di crescita strutturalmente modesti”, avverte. In questo quadro il Pnrr viene descritto come il principale motore della ripresa degli investimenti. Tra il 2021 e il 2025 gli interventi del Piano hanno superato i 100 miliardi di euro, contribuendo per circa il 30 per cento all’accumulazione complessiva. Il governatore riconosce che il Piano ha introdotto procedure amministrative più rapide ed efficienti, ma avverte che “molto dipenderà dalla capacità di dare continuità allo sforzo di modernizzazione”.
Ancora una volta, il tema decisivo è l’intelligenza artificiale, per il governatore “una leva decisiva per rilanciare la produttività dell’economia italiana”, ma il ritardo nell’adozione resta evidente. Solo il 5% delle imprese italiane ne fa oggi un uso intensivo e il rischio, avverte, è ripetere gli errori degli anni Novanta sulle tecnologie digitali. “Oggi occorre agire con rapidità”, dice il governatore. In uno scenario di diffusione ampia dell’IA, la produttività potrebbe crescere di oltre un punto percentuale all’anno, compensando anche gli effetti negativi della crisi demografica.
Grande attenzione viene dedicata anche alla formazione. Il governatore richiama il ritardo italiano sul fronte dei laureati, l’elevata quota di giovani che non studiano né lavorano e la continua fuga di competenze verso l’estero. “Un sistema produttivo poco innovativo genera una domanda insufficiente di lavoro qualificato e riduce gli incentivi a investire in istruzione; la carenza di competenze rende a sua volta difficile adottare nuove tecnologie”.
Sul fronte energetico, il messaggio è netto: l’Italia deve accelerare la transizione per ridurre la vulnerabilità agli shock internazionali. Efficienza energetica, rinnovabili e reti vengono indicate come le tre priorità strategiche, insieme a una valutazione delle nuove tecnologie nucleari.
Sulle banche: “Ora spazio a nuove aggregazioni”
Il sistema bancario italiano affronta questa fase “da una posizione di solidità”, con redditività e capitalizzazione elevate e un rapporto tra valore di mercato e valore contabile tra i più alti in Europa. Tuttavia, il quadro è differenziato: le banche maggiori beneficiano della ripresa del margine di interesse, della crescita delle commissioni e del contenimento dei costi, mentre per gli intermediari meno significativi “la redditività resta più contenuta e l’efficienza operativa più debole”. Le recenti tensioni su alcuni operatori minori hanno messo in luce soprattutto “debolezze nei sistemi di governo societario e, talvolta, condotte irregolari”, confermando il ruolo decisivo della vigilanza nel preservare la fiducia nel sistema.
Il governatore sottolinea come la solidità patrimoniale apra ora spazio a nuove aggregazioni, nazionali e transfrontaliere, che possono rafforzare il mercato bancario europeo. In Italia, operazioni ben disegnate possono “rendere le banche più competitive e favorire una maggiore diversificazione dei ricavi”, ma devono evitare di indebolire la concorrenza, soprattutto nei mercati locali. Nelle note si legge: “Alla fine del 2025 ai primi cinque gruppi italiani faceva capo il 68% del complesso degli attivi del sistema, una quota inferiore a quella che si osserva negli altri principali paesi europei, ad eccezione della Germania”.
Accanto al credito bancario, viene richiamato con forza il limite strutturale dell’economia italiana: la necessità di sviluppare il capitale di rischio. Private equity e venture capital sono strumenti ancora poco diffusi, ma fondamentali per sostenere imprese innovative e settori ad alta intensità tecnologica, in un contesto in cui “le aziende da essi sostenute innovano di più e crescono più rapidamente in termini di fatturato, occupazione e produttività”.
Conclusioni
Nelle Considerazioni finali torna con forza il tema della cooperazione internazionale. A ottant’anni dalla nascita della Repubblica, il governatore richiama l’eredità di Bretton Woods e la visione di Luigi Einaudi, fondata su “una lungimirante visione della solidarietà degli interessi”.
“Oggi quell’ordine attraversa una crisi profonda”, afferma il numero uno di Via Nazionale. Ma la risposta, insiste, “non può essere la chiusura”. Per l’Europa e per l’Italia la sfida sarà governare la transizione tecnologica e geopolitica senza cedere alla frammentazione. “La rivoluzione tecnologica non produrrà spontaneamente benessere condiviso: deve essere governata”, avverte il governatore nelle battute finali. Il criterio decisivo sarà la capacità di offrire prospettive alle nuove generazioni: “Creare le condizioni perché i giovani possano realizzare le loro aspirazioni e concorrere al progresso del Paese non è solo una responsabilità economica: è il compito civile di questo tempo”.