La Spagna torna a fare i conti con una crisi politica che rischia di travolgere il governo di Pedro Sánchez. Nelle ultime ore lo scandalo giudiziario che coinvolge il partito del premier, cioè il Partito socialista spagnolo (PSOE), ha infatti subito una brusca accelerazione, alimentando le pressioni dell’opposizione e riaprendo il dibattito sulla tenuta dell’esecutivo guidato dal leader che è diventato negli ultimi mesi un punto di riferimento del socialismo europeo, per le sue posizioni contro la guerra in Iran, contro il riarmo europeo e a sostegno del riconoscimento dello Stato di Palestina.
Il caso più clamoroso riguarda l’ingresso della Guardia Civil nella sede nazionale del PSOE in calle Ferraz, a Madrid, nell’ambito di un’indagine coordinata dal giudice Santiago Pedraz. Gli investigatori stanno acquisendo documenti e file elettronici legati a presunti tentativi di interferenza in procedimenti giudiziari che riguardano il partito e figure vicine al governo. Sanchez non è coinvolto personalmente ma l’inchiesta ruota attorno a Santos Cerdán, ex segretario organizzativo del PSOE e uomo considerato molto vicino al premier, già coinvolto nelle ramificazioni del cosiddetto “caso Koldo”, il grande scandalo nato dalle presunte tangenti sui contratti pubblici durante la pandemia. Le accuse ipotizzate dagli inquirenti vanno dalla corruzione all’associazione criminale, passando per traffico di influenze e falso testimonianza.
Sanchez accerchiato: le indagini riguardano uomini del partito a lui molto vicini
Ma il problema per Sánchez è che le indagini non riguardano più soltanto esponenti secondari del partito. Nel mirino della magistratura sono finiti anche membri della sua cerchia più stretta e persino familiari del premier. Ad incominciare dalla moglie, Begoña Gómez, che dovrà comparire davanti ai giudici con accuse che spaziano dal traffico di influenze alla malversazione; mentre il fratello del premier, David Sánchez, sarà processato in Extremadura per presunte irregolarità legate a un incarico pubblico. Anche l’ex premier socialista José Luis Rodríguez Zapatero, pure lui del PSOE, è sotto indagine per presunta influenza indebita nel salvataggio della compagnia aerea Plus Ultra durante la pandemia.
La somma di questi scandali sta producendo un effetto politico devastante. Il Partito Popolare di Alberto Núñez Feijóo, formazione di centrodestra, all’opposizione, parla apertamente di “governo moralmente finito” e chiede elezioni anticipate immediate. Vox, il partito sempre di opposizione guidato dall’amico di Giorgia Meloni Santiago Abascal, spinge addirittura per le dimissioni del premier. La strategia delle destre è chiara: trasformare il caso giudiziario in una crisi istituzionale permanente, logorando il governo fino al voto.
Le opposizioni chiedono le dimissioni ma la maggioranza traballa anche per incertezze interne
Il problema principale per Sánchez è però interno alla maggioranza. L’attuale esecutivo si regge su una coalizione molto fragile, sostenuta da socialisti, sinistra radicale e partiti regionalisti catalani e baschi. Una maggioranza parlamentare esigua, che già negli ultimi mesi aveva mostrato profonde tensioni sui temi economici, sulla Catalogna e sulla politica fiscale. Finora gli alleati non hanno fatto cadere il governo, soprattutto per timore che nuove elezioni possano consegnare il Paese a una coalizione tra Partido Popular e Vox. Tuttavia il continuo emergere di scandali sta rendendo sempre più difficile per i partiti indipendentisti e per Sumar difendere pubblicamente Sánchez senza pagarne il prezzo elettorale.
Il premier, almeno ufficialmente, continua a escludere un ritorno anticipato alle urne. Anche dopo le ultime perquisizioni nella sede socialista, Sánchez ha ribadito la volontà di arrivare alla fine naturale della legislatura nel 2027, parlando di “piena collaborazione con la giustizia” e denunciando un clima politico tossico alimentato dalle opposizioni. Dietro le dichiarazioni ufficiali, però, il nervosismo è evidente. Già nel 2024 Sánchez aveva minacciato le dimissioni durante il primo filone dell’inchiesta sulla moglie, salvo poi fare marcia indietro dopo cinque giorni di riflessione che avevano paralizzato la politica spagnola. Oggi il contesto appare ancora più complicato: gli scandali si sono moltiplicati, il PSOE è sotto pressione e i sondaggi mostrano una crescita costante del Partito Popolare.
In Spagna non esiste l’impeachment e Sanchez punta sull’economia, che è al top in Europa
Il vero nodo riguarda dunque la sostenibilità politica del governo nei prossimi mesi. In Spagna non esiste un automatismo che porti al voto in presenza di scandali giudiziari, ma la tenuta dell’esecutivo dipende dalla capacità di Sánchez di mantenere compatta la sua maggioranza parlamentare. Se uno dei partner strategici dovesse ritirare il sostegno, il rischio di paralisi legislativa diventerebbe concreto. Al momento lo scenario più probabile resta quello di una lunga fase di logoramento politico più che di un’immediata caduta del governo.
Sánchez punta infatti su un elemento che continua a giocare a suo favore: l’economia spagnola cresce più della media europea, il turismo resta forte e l’occupazione ha tenuto meglio rispetto ad altri grandi Paesi dell’Eurozona. È questo il principale argomento con cui il premier tenta di controbilanciare l’impatto degli scandali. Resta però il dato politico: per la prima volta dal ritorno al potere nel 2018, Pedro Sánchez appare realmente vulnerabile. E mentre la magistratura continua ad allargare il raggio delle indagini, la sensazione a Madrid è che la crisi sia soltanto all’inizio.