Stellantis ridisegna la propria capacità produttiva in Europa, ma l’Italia non sarà coinvolta nella riduzione annunciata dal gruppo. A chiarirlo è stato Emanuele Cappellano, responsabile Europa della casa automobilistica, durante un incontro con la stampa a Torino: “In Italia non ci sarà riduzione di capacità installata. Non ci sono azioni in Italia, nulla che riguarda le fabbriche italiane”
Il piano europeo del gruppo punta a portare il tasso di utilizzo degli impianti europei dal 60% all’80% entro il 2030. Per centrare l’obiettivo è prevista una riduzione di 800 mila unità, da compensare attraverso riqualificazioni industriali e condivisione di capacità anche tramite joint venture. Una strategia che, nelle intenzioni del gruppo, dovrebbe rendere più efficiente l’apparato produttivo europeo, oggi appesantito da un utilizzo non pieno degli stabilimenti.
La precisazione di Cappellano pesa sul fronte italiano, dove negli ultimi mesi il tema dei volumi produttivi nazionali era diventato uno dei nodi del confronto tra azienda, governo e sindacati. Il traguardo del milione di veicoli era stato più volte evocato nel dibattito pubblico, ma il manager voluto spegnere le tensioni mantenendo la prudenza: Non c’è nulla che riguarda la capacità produttiva in Italia e non abbiamo mai ufficializzato l’obiettivo di un milione di veicoli da produrre in Italia”.
Il manager ha comunque rivendicato un primo segnale positivo per il 2026: “Nei primi mesi del 2026 la produzione è stata più alta dello stesso periodo del 2025. Speriamo di continuare con questo trend”.
Pomigliano, Melfi e Atessa al centro della nuova fase
Il Piano Italia, già sostenuto da investimenti per 2 miliardi di euro, viene confermato e ampliato con nuove piattaforme, nuovi modelli e sviluppi produttivi destinati a tutti gli stabilimenti del gruppo nel Paese. “L’Italia è uno dei Paesi principali in Europa, con una radice storica molto forte. Tutti i nostri stabilimenti avranno nuovi modelli, nuove piattaforme e nuovi sviluppi. È un piano molto robusto, ci saranno annunci nuovi”, ha spiegato Cappellano.
Tra i tasselli principali del nuovo corso industriale c’è Pomigliano, destinata ad accogliere la nuova piattaforma E-Car con almeno due modelli. A questi si affiancherà la Pandina, la cui produzione proseguirà fino al 2030. Cappellano non ha indicato i marchi coinvolti, anche se in precedenza per la piattaforma E-Car erano stati citati Fiat e Citroën.
La strategia, ha spiegato, resta aperta anche sul piano operativo: “Stiamo valutando tutte le opzioni sul tavolo con l’obiettivo di essere veloci nello sviluppo, di essere competitivi sulle piattaforme e di avere la sicurezza di utilizzare la capacità disponibile al massimo. Se lo faremo con investimenti diretti o attraverso partnership è da vedere, va bene in entrambi i modi”.
A Melfi arriverà un modello aggiuntivo su piattaforma STLA Medium. Ad Atessa arriveranno nuovi van, all’interno di un investimento indicato come particolarmente importante.
Altro passaggio importante riguarda Giulia e Stelvio, due modelli centrali per l’identità del marchio Alfa Romeo e spesso al centro di indiscrezioni sul futuro della gamma. Cappellano ha escluso arretramenti: Giulia e Stelvio “vanno in continuità per come sono oggi, con aggiornamenti di prodotto in futuro, non abbiamo intenzione di ridurre la gamma di Alfa Romeo eliminando Giulia e Stelvio”. Sul segmento D, invece, il manager ha rinviato ogni dettaglio: “ne parleremo entro dicembre”.
Mirafiori diventa hub, ma i volumi dipendono dal mercato
Un capitolo centrale resta quello di Mirafiori, stabilimento simbolo dell’industria automobilistica italiana. Cappellano ha confermato la continuità delle attività già previste: la 500 elettrica e ibrida, il Battery Tech Hub, la produzione dei cambi E-DCT per l’Europa e la Palazzina Centrale dal 2027. Ma il sito torinese, nelle parole del manager, non va più letto soltanto come una fabbrica legata a una singola linea produttiva. “Non è semplicemente una linea di produzione di un modello ma si sta gradualmente trasformando in un hub con attività molto diverse tra loro”.
Resta invece cautela sul possibile raggiungimento delle 100 mila unità produttive. “Non so dire se raggiungeremo le 100 mila unità. Dipende dalla dinamica di mercato”, ha ammesso Cappellano. Un passaggio che fotografa l’equilibrio scelto da Stellantis: rilancio industriale, nuovi progetti e investimenti confermati, ma senza promesse sui volumi prima di verificare la risposta della domanda.
Il prossimo passaggio sarà il confronto con i sindacati, fissato per il 15 giugno. Due giorni dopo, il 17 giugno, è prevista l’audizione in Parlamento dell’amministratore delegato Antonio Filosa, chiamato a illustrare la rotta del gruppo in una fase decisiva per il futuro produttivo italiano.