La voglia di pace è così forte che prende il sopravvento sulla mancanza di certezze: i mercati lasciano i freni e si lanciano al rialzo alla notizia che Stati Uniti e Iran avrebbero raggiunto un accordo per estendere il cessate il fuoco e riaprire lo Stretto di Hormuz. Il passo finale dipende dall’approvazione di Trump e dunque si profila un weekend di attesa che solitamente induce i mercati a stare alla finestra. Invece stavolta l’entusiasmo è tale che tutte le borse asiatiche festeggiano con rialzi potenti, dopo che anche Wall Street ieri aveva segnato nuovi massimi. Il petrolio è in netto calo verso i 92 dollari. Più caute le borse europee indicate dai futures con un’apertura in lieve rialzo.
Diversi media danno per imminente un accordo tra Usa e Iran. Il petrolio scende verso quota 92 dollari
Diversi media hanno riportato che sarebbe imminente l’annuncio di un accordo preliminare tra Usa e Iran per estendere il cessate il fuoco di 60 giorni e avviare ulteriori colloqui sul programma nucleare di Teheran, alimentando le speranze che il conflitto, che dura da tre mesi, possa essere vicino a una soluzione. Il presidente Trump non ha ancora accettato i termini. Gli Stati Uniti e l’Iran hanno in vigore una fragile tregua dai primi di aprile, interrotta da isolati attacchi militari. Secondo quanto riportato da Axios, Trump avrebbe chiesto “un paio di giorni” per riflettere sull’accordo. La notizia è giunta dopo reciproci scontri, con entrambe le parti che si sono condannate a vicenda per la violazione della tregua.
Il vicepresidente JD Vance ha detto ieri ai giornalisti che Stati Uniti e Iran stanno “discutendo su alcuni punti linguistici”, anche in merito a questioni relative alle capacità nucleari di Teheran. Ha aggiunto che l’Iran sembra negoziare in buona fede e che si stanno compiendo progressi.
L’agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana Tasnim ha detto in un post su X che il testo del possibile memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran non è stato ancora finalizzato, citando una fonte non identificata. Il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent si è rifiutato di dire se fosse stato raggiunto un accordo provvisorio, limitandosi ad affermare che i negoziati erano in corso. Ha ribadito che le tre “linee rosse” di Trump – la riapertura dello Stretto di Hormuz, la consegna da parte dell’Iran dell’uranio altamente arricchito e la fine del suo programma nucleare – rimangono prerequisiti per qualsiasi accordo. Fada-Hossein Maleki, parlamentare iraniano e membro della commissione parlamentare per la sicurezza nazionale, ha detto che i negoziati tra Stati Uniti e Iran hanno mostrato “progressi significativi”, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana Students’ News Agency.
Il prezzo del Brent, considerato il termometro delle tensioni in Medio Oriente, è in calo di oltre l’1% poco sopra quota 92 dollari, con un calo settimanale di oltre il 10%. Nel mese il Brent ha perso oltre il 18% e si avvia a registrare il maggior calo mensile da marzo 2020. Il Wti è a anch’esso in calo dell’1% a 87,7 dollari.
Wall Street ieri a nuovi massimi con tecnologici e farmaceutici. Dell a +40% nell’after hours
Ieri a Wall Street l’’S&P 500 e il Nasdaq hanno chiuso a livelli record giovedì, rispettivamente con un guadagno di +0,58% e di +0,91% dopo le prime notizie riguardanti l’accordo preliminare tra Usa e Iran. L’indice Dow Jones Industrial Average, che si era mostrato debole durante tutta la seduta, si è poi ripreso sul finale con un solo +0,05% che però gli ha consentito di raggiungere anch’esso un nuovo massimo storico. Continua la fiducia per il settore tecnologico, mentre una forte spinta è arrivata ieri anche da quello farmaceutico.
I dati economici hanno mostrato che l‘inflazione statunitense è aumentata al ritmo più rapido degli ultimi tre anni ad aprile, trainata dall’aumento dei prezzi dell’energia nel contesto della guerra con l’Iran. Nel frattempo, il Pil Usa per il primo trimestre è stato rivisto al ribasso, con una crescita annualizzata dell’1,6%, e si prevede un rallentamento di questa tendenza nel trimestre in corso.
Sebbene l’indice S&P 500 venga scambiato a circa 21-22 volte gli utili previsti, contro una media decennale di 19,7 volte, gli investitori sono meno preoccupati perché le aspettative sugli utili stanno crescendo più rapidamente dei prezzi delle azioni, dicono gli analisti.
L’indice S&P 500 del settore sanitario ha registrato forti guadagni. Eli Lilly è in rialzo del 4% dopo CVS Health ha dichiarato che avrebbe ripristinato la copertura assicurativa per l’iniezione dimagrante Zepbound della casa farmaceutica e aggiunto la pillola contro l’obesità Foundayo, recentemente approvata. Tra le azioni tecnologiche, Microsoft ha registrato un rialzo guadagnato il 3,5% dopo che il sito di notizie The Information ha riportato che la società avrebbe rilasciato un nuovo modello di codifica la prossima settimana. Inoltre Marvell Technology è salito del 3% dopo che Ubs ha alzato il suo target price da 195 a 230 dollari: dall’inizio dell’anno il valore delle azioni della società è più che raddoppiato. Le azioni di Snowflake sono schizzate del 36% dopo che la società di analisi dei dati ha rivisto al rialzo le previsioni annuali sui ricavi dei suoi prodotti e ha annunciato un accordo quinquennale per infrastrutture di intelligenza artificiale del valore di 6 miliardi di dollari con Amazon Web Services. Intanto SpaceX ha abbassato il suo obiettivo di valutazione per l’Ipo ad almeno 1.800 miliardi di dollari (da 2.000), mentre Dell Technologies Inc. ha registrato un’impennata di quasi il 40% nelle contrattazioni after-hours grazie alle sue previsioni di vendita.
Le azioni delle società produttrici di droni sono aumentate dopo che il Wall Street Journal ha riportato che l’amministrazione Trump era in trattative per finanziare aziende del settore. Le azioni di Unusual Machines sono salite di quasi l’11%.
Da segnalare inoltre Dollar Tree che è salita di quasi il 18% dopo che il rivenditore di articoli scontati ha alzato le sue previsioni di profitto per l’intero anno, mentre Best Buy è salita del 15,8% dopo che il fornitore di elettronica ha previsto vendite per il secondo trimestre superiori alle stime.
Asia in rialzo. Corea del Sud e Giappone archiviano un mese da favola
L’indice Msci Asia Pacific guadagna l’1,5%, ad un soffio dal massimo della storia.
In Giappone, l’indice Nikkei guadagna il 2,2% e maggio si sta per chiudere con un rialzo del 10,5%. Si apprezzano i rendimenti dei bond governativi giapponesi, con il decennale al 2,63%, da 2,68% di ieri. L’indice chiave dell’inflazione di Tokyo, considerato un indicatore anticipatore dell’andamento dei prezzi a livello nazionale, ha inaspettatamente rallentato al ritmo più lento degli ultimi quattro anni, ma gli analisti dicono che ciò non dovrebbe far cambiare ideal alla Banca del Giappone riguardo la decisione di alzare i tassi di interesse già il mese prossimo. L’indice dei prezzi al consumo, esclusi gli alimenti freschi, è aumentato dell’1,3% a maggio rispetto all’anno precedente nella capitale. Ciò ha segnato il sesto mese consecutivo di rallentamento ed è risultato inferiore a tutte le stime. Nel frattempo, un indicatore che esclude sia gli alimenti freschi che l’energia — attentamente monitorato dalla BOJ come indicatore dell’inflazione di fondo è aumentato dell’1,6%.
In Cina, l’indice CSI 300 dei listini di Shanghai e Shenzhen è +0,1%, +2,2% da inizio mese. Hang Seng di Hong Kong è a +1% e maggio si sta per chiudere in ribasso del 3%. Lenovo ha ricevuto una spinta dalla forte performance di Dell nell’after hours e a Hong Kong guadagna quasi il 60% questa settimana grazie agli ottimi risultati di fine anno. Taiex di Taiwan è a +2,7%, per una performance del mese del 14%. La Cina punta a emettere obbligazioni sovrane verdi offshore e ad attingere ai capitali globali per investire nello sviluppo verde. Stanotte Pechino ha lanciato a Hong Kong il collocamento di obbligazioni sovrane verdi per un valore di 6 miliardi di yuan (886 milioni di dollari Usa), la prima di questo tipo nella città.
Nella Corea del Sud, l’indice Kospi di Seul è a +3%, da inizio mese +26%.
Il dollaro si avvia verso un lieve calo settimanale, seguendo l’andamento in calo dei rendimenti dei titoli di stato Usa. Gli analisti, tuttavia, non sono certi che tale calo dei rendimenti possa protrarsi, poiché è improbabile che un accordo tra Stati Uniti e Iran riesca a invertire rapidamente la tendenza inflazionistica scatenata dagli alti prezzi del carburante. Il dollaro si è mantenuto forte rispetto alle altre principali valute, ma è sulla buona strada per chiudere la settimana in ribasso dello 0,3%, interrompendo due settimane di guadagni. L’euro e la sterlina sono rimasti sostanzialmente invariati, rispettivamente a 1,1642 e 1,3435 dollari. A 159,31 contro il dollaro, lo yen si attesta leggermente sotto la soglia critica di 160 che le autorità hanno difeso. Il Ministero delle Finanze giapponese dovrebbe pubblicare l’ammontare delle vendite di dollari effettuate, che secondo le stime si aggirerebbero intorno agli 8.600 miliardi di yen (54 miliardi di dollari), ha affermato Nomura.
Borse europee viste aprire in lieve rialzo. A Piazza Affari occhi a Ferrari e Avio
Le borse europee dovrebbero aprire in lieve rialzo. Future sull’Euro Stoxx 50 +0,2% Nel corso della giornata sono attesi i dati preliminari sull’inflazione in tutta Europa.
Avio – un razzo di Blue Origin, azienda aerospaziale del fondatore di Amazon Jeff Bezos, esplode durante un test a terra.
Mps/Banco Bpm – Nelle settimane successive all’assemblea di Mps, i due istituti avrebbero avuto contatti per discutere su un’ipotetica integrazione. Lo riporta Adnkronos menzionando fonti finanziarie.
Ferrari – L’AD Vigna afferma che diversi clienti hanno già effettuato ordini per Luce, inclusi acconti.
Poste Italiane – Berenberg ha alzato il target price a 30,1 euro, dai 28,6 euro precedenti, giudizio Buy confermato.
Settore Difesa – Il governo italiano probabilmente utilizzerà solo 4-5 miliardi di euro dei fondi UE per la difesa (SAFE), contro i 14,9 miliardi inizialmente previsti.
Unicredit – Secondo MF, potrebbe puntare a un’ottimizzazione degli RWA (attività ponderate per il rischio) per circa 14-16 miliardi di euro. L’obiettivo è quello di mantenere solidi i coefficienti patrimoniali anche in caso di accordo con CBK.