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Mps-Banco Bpm: al via i preparativi per le nozze. Dal ruolo di Crédit Agricole agli sportelli, ecco i nodi da sciogliere

I contatti tra le due banche starebbero accelerando e già a cavallo dell’estate il risiko potrebbe ripartire. Dalla fusione nascerebbe un polo bancario con 450 miliardi di asset

Mps-Banco Bpm: al via i preparativi per le nozze. Dal ruolo di Crédit Agricole agli sportelli, ecco i nodi da sciogliere

Eppur si muove, ancora nelle retrovie, ma il tanto agognato terzo polo comincia a scaldare i motori. E se è vero che, come detto dall’ad Luigi Lovaglio “tutte le strade portano a Siena”, il mercato si sta già preparando alla seconda fase del risiko bancario italiano che avrà come protagoniste assolute Mps e Banco Bpm. Lo si vede anche dalle performance del titolo di Piazza Meda che nell’ultimo mese ha guadagnato circa l’8% in scia alle speculazioni sulle future nozze. 

Mps-Banco Bpm: primi contatti

La prima, dopo un’opa da 14 miliardi, sta portando avanti l’integrazione come Mediobanca e cercando di capire come e se gestire la preziosissima quota delle Generali che Piazzetta Cuccia ha portato in dote. La seconda, dopo l’acquisizione di Anima, ha respinto con l’aiuto del Governo l’assalto di Unicredit. Ma dopo il No a Orcel, l’ad del Banco, Giuseppe Castagna, potrebbe prepararsi a dire Sì a Luigi Lovaglio, il cui ritorno sulla poltrona di ad di Mps è arrivato anche con il voto favorevole di Banco Bpm, che ha in mano il 3,7% della banca senese. 

Secondo il Corriere, i contatti tra le due banche starebbero accelerando, con Goldman Sachs che parrebbe affiancarsi agli advisor storici del Banco, Citi e Lazard. “Siamo nella posizione migliore per cogliere le potenziali opportunità derivanti da un ulteriore consolidamento del mercato”, aveva detto a inizio maggio Castagna. E il momento giusto secondo le indiscrezioni potrebbe arrivare a breve, già a cavallo dell’estate, con il voto delle assemblee entro fine anno. Anche se c’è chi pensa che la volontà di Lovaglio sia quella di completare prima l’integrazione di Mediobanca, per poi concentrarsi su altri dossier. 

Mps-Banco Bpm: i numeri del possibile terzo polo

Secondo le cifre calcolate da Bnp Paribas la fusione tra Mps e Banco Bpm porterebbe alla nascita di un terzo polo bancario da 450 miliardi circa di asset, il 15% di market share nei prestiti, il 13% nei depositi, 2.900 filiali e 10 mila clienti. La capitalizzazione di borsa combinata arriverebbe a quota 50 miliardi di euro, terza dopo i 101 di Intesa Sanpaolo e i 110 di Unicredit.

E poi ci sono gli sportelli, che per forza di cose andranno ceduti dopo le nozze. Per Bnp Paribas e Morgan Stanley, citati dal Corriere, sono 130 a causa di una concentrazione di filiali che raggiungerebbe il 20-30% in Toscana, Lombardia, Liguria e Veneto, ben oltre i limiti Antitrust. Il prezzo per rilevarle sarebbe di circa 730 milioni. 

E Crédit Agricole?

In questo scenario non si può prescindere dal ruolo di Crédit Agricole, primo socio con il 22,9% di Banco Bpm. In caso di nozze la Banque Verte si diluirebbe al 10%, Delfin all’11%, Caltagirone al 6% e il Tesoro al 3%. Difficile pensare che i francesi rimangano lì fermi a guardare. E così l’ispirazione per risolvere il problema potrebbe arrivare dal passato: dal 2006, quando l’Agricole scambiò la propria partecipazione in Intesa con Cariparma. Le filiali da cedere in regioni in cui i francesi hanno una quota di mercato ridotta potrebbero essere una contropartita che metterebbe d’accordo tutti. Non si sa però cosa ne direbbe il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, da sempre sensibile agli equilibri bancari di territori che rappresentano la roccaforte leghista. Senza dimenticare Agos, il cui 31% è attualmente in mano al banco o le possibili partnership assicurative. Insomma, gli scenari sono tanti, ma partita è già iniziata.

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