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Intesa Sanpaolo batte le attese: utile del trimestre a 503 milioni e ratio patrimoniali al 12,6%

La banca ha archiviato profitti a 503 milioni contro le attese di 281,5 milioni – Messina: “Primi segnali positivi di un contesto economico e della nostra attività in miglioramento” – “Nessun rischio per il dividendo dai regolatori” – Frenano i crediti deteriorati e si riducono gli accantonamenti.

Intesa Sanpaolo batte le attese: utile del trimestre a 503 milioni e ratio patrimoniali al 12,6%

Intesa Sanpaolo batte le attese degli analisti e nel primo trimestre archivia un utile di 503 milioni, contro le attese di 281,5 milioni e il più elevato degli ultimi otto trimestri. Numeri che ha affermato l’ad Carlo Messina, “mostrano i primi segnali positivi di un contesto economico e della nostra attività in miglioramento” e che offrono una “base di partenza positiva per l’intero anno di avvio del Piano d’Impresa 2014-2017 presentato solo poche settimane fa”.

I profitti sono stati sostenuti dal buon andamento dei proventi dal margine di interesse e dalle commissioni. “Ci siamo inoltre attivati rapidamente – ha detto Messina – per avviare le prime iniziative nelle tre aree definite nel nostro Piano d’impresa, New growth bank, Core growth bank e Capital light bank, inclusa la creazione di Mediocredito Italiano come nuovo hub finanziario per le Pmi e il lancio di Banca 5, che già dispone di 1.800 relationship manager sul territorio”. L’obiettivo del piano, ha voluto però ricordare Messina, è la crescita e la redditività sostenibile.

Anche per Intesa Sanpaolo le cedole tornano sotto i riflettori. Per gli analisti la in molti paesi europei le autorità sembrano orientate a non permettere alle banche di destinare a dividendo una quota dell’utile consistente come quella prevista da Intesa. Una posizione restrittiva dei regolatori nazionali che potrebbe invitare a limitare la remunerazione del capitale e spingere al rafforzamento patrimoniale, creando problemi alla politica dei dividendi.

“Noi abbiamo un Common Equity Tier (Cet1) al 12,6% considerando l’accantonamento proquota del dividendo, non vedo nessun problema”, ha risposto Messina che ha ricordato che Intesa Sanpaolo è “tra le banche più capitalizzate in Europa, discorso diverso se per esempio avessimo valori compresi tra 9% e 9,5%. L’unico vincolo è il livello del Cet1. Se mai dovessimo avere bisogno di una approvazione dei regolatori questa riguarderebbe la possibilità di distribuire il capitale in eccesso”.

Il Common Equity ratio pro-forma Basilea 3 a regime è salito al 12,6% dal 12,3% di fine 2013, livello top tra le maggiori banche europee ed equivalente a circa 9 miliardi di euro di capitale in eccesso e a circa 12 miliardi di euro di buffer di capitale per l’esercizio di Asset quality review.

Tornando ai conti, da notare che frenano i crediti deteriorati e si riducono gli accantonamenti. Nel periodo l’istituto ha sperimentato un miglioramento nel trend del credito con i flussi di nuovi crediti deteriorati provenienti da crediti in bonis in diminuzione: i flussi netti sono ammontati a 1,5 miliardi, contro i 3,6 miliardi del quarto trimestre 2013 (-58%).

Sono stati comunque stanziati 1,07 miliardi a fronte dei rischi creditizi, sebbene in calo dai 3,09 del quarto trimestre 2013. Per compensare il calo dei rendimenti, Intesa ha poi aumentato la duration del portafoglio titoli di stato da 2,1 a 2,78 anni. “Ma – ha precisato Messina – considerate che ben 25 miliardi di titoli di stato scadono nel corso dell’anno”.

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