“Non è la guerra dell’Europa. Non è la guerra della Nato“. Poche parole che riassumono il netto No dell’Unione Europea a Donald Trump che aveva chiesto ai Paesi Ue di inviare navi per garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz.
Il presidente statunitense è anzi riuscito a realizzare una sorta di “miracolo”: compattare i ministri degli Esteri dei 27, riuniti attorno al tavolo dell’Europa Building, nel rispondere con un gelido “per ora no” alla richiesta americana.
“Nel bisogno, gli Alleati non ci sono, lo dico da anni”, è stata la risposta di Trump. Un’ennesima sferzata dopo le minacce arrivate qualche ora prima, quando l’inquilino della Casa Bianca aveva parlato di un possibile “futuro negativo” per la Nato.
Tutti i no dell’Europa a Trump
Ma come avvenuto a gennaio per la Groenlandia, l’Ue non sembra più intenzionata ad abbassare la testa. E così i governi europei, a uno a uno, hanno motivato il loro no a Washington. “La guerra in Iran non ha nulla a che fare con la Nato“, ha spiegato il portavoce del governo tedesco. Poco dopo il cancelliere Friedrich Merz ha rincarato la dose sottolineando che la guerra in Iran “deve finire” e pungolando Trump sugli” obiettivi poco chiari” della missione. “Finché il conflitto durerà non invieremo navi”, ha scandito Merz.
Trump ha spiegato di aver chiesto aiuto al primo ministro britannico Keir Starmer, incassando il rifiuto di Downing Street. Londra, al massimo, invierà dei droni dragamine. E Trump ha faticato a contenere la sua ira. “Sono molto sorpreso dal rifiuto britannico”, ha sottolineato il presidente americano.
Nel frattempo, i ministri Ue riuniti a Bruxelles hanno escluso, per ora, un’estensione della missione navale europea Aspides allo stretto. “Siamo stati in contatto con la Nato in precedenza, ma questo è davvero al di fuori dell’area d’azione della Nato. Ecco perché abbiamo l’operazione Aspides, e ci sono Stati membri che sono anche disposti a contribuire, sia nella coalizione dei volenterosi che nell’operazione stessa. Ma è al di fuori dei territori della Nato. Non ci sono Paesi Nato nello stretto di Hormuz”. Lo ha dichiarato l’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas al suo arrivo al Consiglio Affari Esteri.
Meloni: “Intervenire sarebbe un passo verso il coinvolgimento”
Per l’Italia, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha affermato che “intervenire a Hormuz sarebbe un passo verso il coinvolgimento“, mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che a Bruxelles ha visto anche il segretario generale Mark Rutte, ha ribadito anche lui che l’Italia non entra in guerra e ha certificato come la missione Aspides, con l’accordo di tutti, non cambierà il suo mandato estendendolo a Hormuz. Inaspettatamente a dare man forte al vicepremier c’è anche il suo collega di Governo, Matteo Salvini. I due, spesso in rotta sui principali temi, si sono trovati d’accordo su questo: “Non entriamo in guerra con nessuno”, ha sottolineato l’altro vicepremier.
La reazione di Trump: “Non abbiamo bisogno di nessuno”
“Non abbiamo bisogno di nessuno. Siamo la nazione più forte del mondo”, ma Hormuz è un “test” per gli alleati, ha detto Trump. “Da anni dico che se mai dovessimo aver bisogno di loro, non ci saranno”, ha aggiunto, sostenendo invece che gli alleati invece hanno bisogno degli Usa: “Putin ha paura di noi, non della Nato. Noi siamo la Nato”.
“Diversi leader hanno offerto aiuto. Mi piacerebbe dire i nomi ma non so se lo vogliano, perché temono di essere presi di mira. Alcuni si stanno già dirigendo lì, sono molti entusiasti. Altri meno”, ha continuato il leader Usa, dicendosi “molto sorpreso” dal No del Regno Unito e lanciando una bordata alla Germania. “Ci sono paesi dove abbiamo avuto per decenni 40.000 soldati per proteggerli, ma se ora chiediamo due dragamine tentennano”. Non ci sono conferme, ma secondo le indiscrezioni, oltre ai rifiuti europei, Trump avrebbe incassato anche i No di Cina e Australia.
Stavolta tra le fila dei “buoni” c’è il presidente francese Emmanuel Macron, più volte criticato (e insultato) da Trump nel recente passato. “Penso che ci aiuterà. Vi farò sapere. Macron? Gli do otto, sapete come va, è la Francia”, ha affermato il presidente Usa. La settimana scorsa Macron aveva proposto una possibile missione per blindare lo stretto di Hormuz ma solo dopo la fine della prima fase del conflitto.
Secondo il Financial Times, anche Parigi avrebbe ribadito il suo rifiuto a mandare navi militari a largo dell’Iran, mentre il Wall Street Journal riferisce che una possibile coalizione di volenterosi a difesa di Hormuz potrebbe essere annunciata alla fine di questa settimana da Washington. Al momento non se ne vedono le premesse.
In questo contesto, le vie del petrolio nella regione del Golfo non si fermano a Hormuz. Un passaggio del greggio attraverso l’Iraq è un’ipotesi che si sta facendo strada man mano che si prolunga la crisi energetica. Giovedì saranno i leader Ue a fare il punto su tutti questi dossier in un summit che si preannuncia delicato e cruciale per la posizione della Europa e per il futuro dei suoi rapporti con l’America di Trump.
La situazione sul campo: colpita ambasciata Usa a Baghdad
L’ambasciata statunitense a Baghdad è stata colpita da un attacco con droni e razzi. Lo ha riferito un funzionario della sicurezza. La difesa aerea, secondo quanto riporta un giornalista dell’AFP, ha intercettato un primo vettore mentre il secondo – si tratterebbe di un drone – ha colpito la sede diplomatica provocando un’esplosione . Dall’ambasciata si è levata una colonna di fumo nero. In precedenza un altro drone aveva colpito un hotel della capitale irachena dove alloggiava anche personale italiano, che non è stato coinvolto nell’esplosione.
Nel frattempo si intensificano la tensioni tra Idf ed Hezbollah e adesso il fronte più caldo per i soldati italiani è il Libano. A rischiare ancora stavolta sono i militari nella base Unifil di Shama, dove sono piovuti dal cielo – in una zona all’aperto – i detriti di un razzo di Hezbollah, intercettato dai sistemi israeliani. Tutti i soldati sono rimasti incolumi ma uno di loro, subito soccorso, è rimasto lievemente ferito. Ieri droni iraniani hanno colpito il porto di Fujairah, il principale hub di esportazione petrolifera degli Emirati Arabi Uniti, costringendo a sospendere temporaneamente le operazioni di carico. L’aeroporto di Dubai ha dovuto chiudere temporaneamente a causa di un incendio provocato da un attacco iraniano.
Infine, sempre ieri, le forze armate israeliane (Idf) hanno annunciato di aver iniziato “operazioni terrestri limitate e mirate” contro Hezbollah nel sud del Libano. Queste “operazioni terrestri limitate e mirate” hanno come obiettivi “importanti roccaforti di Hezbollah” e puntano a “rafforzare gli avamposti difensivi” nel Libano meridionale, ha affermato l’Idf in un comunicato.
