La campagna in vista delle elezioni presidenziali statunitensi del 2028 è già iniziata. Due dei candidati che sono tra più accreditati della possibilità di ottenere la nomination del proprio partito – il governatore della California Gavin Newsom in campo democratico, e J.D. Vance, il vice di Donald Trump, in quello repubblicano – si stanno per il momento affrontando a colpi di libri di memorie. Newson ha pubblicato Young Man in a Hurry: A Memoir of Discovery (Penguin) alla fine dello scorso febbraio. Gli ha appena risposto Vance con Communion: Finding My Way Back to Faith (HarperCollins).
Communion, la conversione di Vance
Communion si presenta come il seguito del precedente best seller di Vance Hillbilly Elegy: A Memoir of a Family and Culture in Crisis (HarperCollins, 2016; traduzione italiana Elegia americana, Garzanti, 2017) e approfondisce alcune considerazioni sulla sua conversione al cattolicesimo che l’attuale vicepresidente aveva già esposto in modo più sintetico nel saggio How I Joined the Resistance, uscito sul bimestrale di ispirazione cattolica The Lamp nell’aprile del 2020. Il volume ripercorre il tortuoso itinerario spirituale di Vance, passato attraverso diverse fasi. La nonna materna (chiamata affettuosamente Mamaw), che leggeva la Bibbia ogni giorno e seguiva le trasmissioni televisive del predicatore battista conservatore Billy Graham, pur diffidando degli altri telepredicatori, lo introdusse da bambino a un cristianesimo non legato a una confessione particolare.
Il fervore del padre lo spinse verso la Chiesa pentecostale alla fine degli anni Novanta, quando era un teenager. Il caso di Terri Schiavo, una donna in stato vegetativo per un’ischemia, a cui gli esponenti del cristianesimo conservatore volevano negare l’eutanasia nel 2005, innescò il distacco di Vance dalla fede. Ebbe, infatti, la forte sensazione che le Chiese trascurassero i problemi quotidiani concreti dei loro fedeli per concentrarsi in maniera ossessiva su quell’unica vicenda, sicuramente dolorosa ma lontana dai bisogni – non solo materiali – degli statunitensi. Al ritorno da una missione con i marines in Iraq nel 2006, il futuro vice di Trump non si sentì più un cristiano e anzi la religione iniziò a provocare in lui solo un senso di frustrazione.
I successivi anni dell’università furono segnati dall’ateismo e Vance smise di angosciarsi su quale fosse “la volontà di Dio” per preoccuparsi esclusivamente della propria. I suoi obiettivi divennero il successo materiale e l’arricchimento, al di là di qualsiasi considerazione di carattere etico.
Infine, ormai trentacinquenne, approdò al cattolicesimo nel 2019, sotto la guida di due frati domenicani, scegliendo Agostino d’Ippona quale proprio santo patrono. La nascita del primo figlio – Ewan – e il desiderio di diventare un buon padre costituirono per Vance un’opportunità di “redenzione” spirituale. Il cattolicesimo divenne la bussola morale non soltanto della sua vita ma anche degli sforzi per rendere il figlio una brava persona, sebbene Vance ammetta – tra il serio e il faceto – che la prima cosa che fece una volta conosciuto il genere del nascituro fu andare su Google e digitare “sfide del crescere un maschio”.
Vance, la centralità della religione
Vance sostiene nell’introduzione che Communion è “la storia di un uomo. Niente di più, niente di meno”. Tuttavia, come il volume del 2016 non era una mera ricostruzione di una gioventù travagliata trascorsa nella regione degli Appalachi, bensì una denuncia della situazione che aveva provocato l’impoverimento e il conseguente disagio sociale delle famiglie euro-discendenti di questa zona economicamente depressa degli Stati Uniti, così Communion va oltre la dimensione dell’esperienza confessionale dell’autore per rivendicare il ruolo centrale che la religione, secondo l’autore, dovrebbe avere nella vita pubblica.
Sulla scorta delle riflessioni del teologo olandese neo-calvinista Abraham Kuyper, che non a caso fu anche primo ministro dei Paesi Bassi tra il 1901 e il 1905, Vance afferma che la pratica del cristianesimo non può restare confinata alle questioni morali più strettamente private, come i rapporti tra i coniugi e i diritti riproduttivi, ma deve affrontare tutti gli ambiti dell’esistenza umana, compresa la sfera pubblica. A suo avviso, “separare le valutazioni politiche dalla morale ci rende meno umani”. Più in generale, per Vance, il cristianesimo, che lo ha messo nella condizione di redimersi sul piano personale, indica anche le soluzioni per salvare gli Stati Uniti dalla crisi che l’America sta attraversando. “La mia più grande paura” – afferma – “non è la morte ma il fatto che abbiamo ereditato una grande civiltà e la stiamo lasciando cadere in rovina”.
Communion e il cattolicesimo negli Stati Uniti
Il libro viene dato alle stampe in un momento particolare non solo per Vance ma anche per i cattolici statunitensi. I fedeli della Chiesa di Roma, che ammontano a oltre 70 milioni di persone, rappresentano circa un quinto della popolazione del Paese. Sono, quindi, una minoranza in termini assoluti in una società in cui i protestanti sfiorano da soli il 45 per cento. Tuttavia, la frammentazione delle confessioni riformate in una molteplicità di denominazioni (per limitarsi alle principali: metodisti, episcopaliani, pentecostali, battisti – con questi ultimi a loro volta divisi tra la Southern Baptist Convention e la National Baptist Convention) fa sì che i cattolici risultino il gruppo più numeroso tra gli americani che non sono né atei né agnostici.
I cattolici sono stati a lungo guardati con sospetto dagli altri statunitensi, al punto da essere considerati agenti al servizio di un leader straniero come il pontefice. Ancora nelle elezioni del 1928 il democratico Alfred E. Smith, il primo candidato cattolico alla presidenza di uno dei due maggiori partiti, andò incontro a una devastante sconfitta per il timore dei protestanti che il suo ingresso alla Casa Bianca avrebbe asservito gli Stati Uniti alla volontà del Vaticano.
Lo sdoganamento politico del cattolicesimo a livello nazionale (oltre a Smith, governatore dello Stato di New York nel biennio 1919-1920 e poi dal 1923 al 1928, c’erano già stati sindaci e governatori cattolici) avvenne solo nel 1960 con l’elezione del democratico John F. Kennedy alla presidenza.
Adesso i cattolici occupano posti di potere. Al di là del caso di Vance, per esempio, praticano il cattolicesimo ben sei dei nove giudici della Corte Suprema. Un settimo, Neil Gorsuch, ha abbandonato la Chiesa di Roma in età adulta per potersi sposare con una donna di fede episcopaliana. Inoltre, nel 2020 fu eletto un secondo presidente cattolico, Joe Biden, che Communion ricorda solo per la miopia della politica estera, il lassismo nel contrasto all’immigrazione clandestina e la crescita dell’inflazione nel 2022. Vance potrebbe diventare il terzo inquilino cattolico della Casa Bianca, anche in considerazione del fatto che, dopo essersi generalmente schierati in larga maggioranza con il partito democratico fino alla metà degli anni Sessanta del Novecento, negli ultimi tempi i cattolici si sono sempre più orientati verso quello repubblicano.
Nel 2024 Trump conseguì il 59% del voto complessivo dei cattolici e il 63% di quello della componente euro-discendente. Oggi, oltre a essere pienamente integrato nel proprio Paese, lungi da essere il presunto strumento del controllo del Vaticano sulla nazione, il cattolicesimo statunitense ha finito per occupare il vertice della Santa Sede in seguito all’elezione del cardinale Robert Francis Prevost al soglio pontificio nel 2025.
Le relazioni con il Vaticano e l’attenzione per il mondo del lavoro
Vance si duole della mancanza di sinergia tra il Papato e il governo degli Stati Uniti, ricorrendo a un eufemismo a proposito del pontificato di Benedetto XVI: “Il Vaticano ha espresso scetticismo sulle politiche migratorie dell’amministrazione Trump”. Avrebbe potuto aggiungere le critiche di Leone XIV all’attacco di Washington contro l’Iran. Ma Communion non menziona mai questo evento bellico, probabilmente perché il volume era già in stampa al momento dei bombardamenti iniziati lo scorso 28 febbraio.
Vance osserva che “troppi cattolici statunitensi trattano il pontefice come una figura politica e dovrebbero invece avere una distanza più rispettosa dalla politica del Vaticano”. Poi, però, si lamenta del fatto che, proprio sul caso dell’immigrazione clandestina, la Chiesa di Roma “sembra rifiutarsi di andare oltre viete banalità nell’esercitare la sua guida morale”.
La polemica di Vance con il Vaticano non finisce qui e prende la forma di una rimozione. In un libro di quasi 300 pagine, il pontefice attuale viene menzionato appena due volte: per ricordare il viaggio di Vance a Roma in occasione della sua consacrazione e per invitare i lettori a non confonderlo con il suo predecessore Leone XIII, di cui viene esaltata l’enciclica Rerum Novarum (1891) per la sua denuncia dello sfruttamento dei lavoratori. Vance scrive che, la prima volta che la lesse, gli vennero in mente i suoi parenti costretti a non festeggiare il giorno del Ringraziamento (la principale ricorrenza religiosa di carattere nazionale negli Stati Uniti, dopo il Natale e la Pasqua) e a non andare a messa perché non potevano fare a meno di lavorare.
Passi di questo tenore servono anche ad ammiccare al voto di un ceto operaio in decadenza, grazie al quale Trump ha conquistato per due volte la Casa Bianca. Vance, infatti, non perde occasione per sottolineare il superamento dei tempi in cui era viva la sua matrigna, quando il partito repubblicano stava “dalla parte dei ricchi” e si disinteressava alla sorte della working class. Proprio alla base lavoratrice dei repubblicani, la componente del partito che – a suo dire – sarebbe maggiormente pervasa dalla fede religiosa, Vance attribuisce la propria elezione alla vice presidenza nel 2024.
Vance e il rapporto con l’elettorato
Vance sostiene che lo scopo di Communion sia condividere la propria esperienza religiosa per aiutare gli altri a riavvicinarsi a Dio. Resta, però, il sospetto che il volume intenda anche mettere il vicepresidente nella condizione di riconciliarsi con l’elettorato cattolico in previsione della corsa per la Casa Bianca del 2028. I durissimi attacchi di Trump a Leone XIV, per difendere sia la propria politica estera sia le misure volte a contrastare l’immigrazione irregolare, hanno gettato nello sconcerto i cattolici statunitensi, provocando il crollo del loro indice di approvazione dell’operato del presidente, sceso al 38%.
In seguito all’allineamento con le posizioni del tycoon, soprattutto dopo che in aprile Vance si è spinto addirittura a dichiarare che il pontefice “dovrebbe stare più attento quando parla di teologia”, anche i consensi per il vice di Trump sono in forte calo tra i cattolici statunitensi e appena il 42% ha un giudizio positivo su di lui. Il parziale intento elettoralistico di Communion può essere colto anche nel tentativo dell’autore di ridimensionare alcune sue controverse affermazioni del passato, nella prospettiva cristiana di ammettere i propri errori. Pertanto, ad esempio, Vance si rammarica di avere chiamato le elettrici democratiche “gattare senza figli” che stavano portando gli Stati Uniti alla rovina, anche perché – secondo il vicepresidente – le sue parole avrebbero finito per sviare l’attenzione da quello che sarebbe stato invece il suo vero intento: spingere gli statunitensi ad abbandonare la loro “patologica ostilità” a riprodursi.
Vance: un altro unto del Signore?
In vista di una possibile candidatura per la Casa Bianca nel 2028 anche Vance si presenta come un miracolato. Dopo l’attentato di Butler, in Pennsylvania, il 13 luglio 2024, Trump dichiarò che Dio lo aveva salvato perché potesse far tornare gli Stati Uniti alla grandezza del passato. Pur senza essere così esplicito nel sostenere di essere “in missione per conto di Dio”, per citare i Blues Brothers, Vance ricorda quella che ritiene “una esperienza soprannaturale”. Di ritorno dal funerale di Mamaw nel 2025, mentre stava guidando a velocità sostenuta, perse il controllo dell’auto sull’asfalto reso viscido dalla pioggia. Avrebbe potuto venire travolto da un mezzo proveniente nella direzione opposta, schiantarsi contro il guardrail oppure – se quest’ultimo non avesse retto – precipitare addirittura in una scarpata. Invece la vettura si arresto a un passo dal guardrail e Vance se la cavò con un forte spavento ma senza neppure un graffio. Qualcosa al di là della sua comprensione fermò l’auto, sfidando le leggi della fisica.
La visione cristiana del vice di Trump
Nel susseguirsi di aneddoti personali, intervallati da frequenti citazioni bibliche e riferimenti teologici, è possibile cogliere alcuni punti qualificanti della visione di Vance che, fatta eccezione per l’amore verso le armi da fuoco (cioè per la difesa dell’interpretazione del secondo emendamento della Costituzione come un diritto individuale a detenere pistole e fucili), sono basati su quelli che Communion definisce gli “anticorpi cristiani” per i problemi della società: la promozione della natalità, l’opposizione all’interruzione volontaria della gravidanza, la creazione delle condizioni per permettere agli statunitensi di lavorare meno affinché possano spendere più tempo con le proprie famiglie e vengano meno i deterrenti a fare figli (considerati il più grande valore aggiunto dell’umanità), il superamento del connubio tra prosperità economica e povertà spirituale che porta gli americani a vedere la propria realizzazione personale nell’accesso ai consumi materiali.
“Dio ci ha creato per lavorare” – scrive Vance – “ma per lavorare allo scopo di vivere e di creare cose belle e straordinarie”, aggiungendo che un’economia orientata verso la crescita e la diffusione della dignità è destinata a generare maggiore prosperità reale di un’economia volta al perseguimento dell’accumulazione finanziaria. Sembra un po’ paradossale che il vicepresidente si scagli contro l’accumulo della ricchezza fine a se stessa, soprattutto in ragione del fatto che prima di entrare in politica aveva operato nel campo del venture capital. Nondimeno, si potrebbe pensare che chi ha lavorato in questo settore è anche colui che ne conosce meglio le storture.
Le parole di Vance sono, comunque, un’eco della tradizionale polemica cattolica contro il materialismo statunitense. Non a caso, le considerazioni sulla perdita dei valori, in un’America dove stanno svanendo le risate dei bambini nelle strade e si diffondono a macchia d’olio gli oppioidi sintetici, sono precedute da un richiamo al passo evangelico della cacciata dei mercanti dal Tempio di Gerusalemme da parte di Cristo.
Vance e l’ammirazione per Peter Thiel
Con Communion il neopopulismo trumpiano, con la sua presunta difesa dei lavoratori colpiti dalla globalizzazione, si tinge di valenze cristiane e il volume sembra gettare le premesse per la costituzione di uno Stato etico fondato sui valori cristiani nella lettura che ne fornisce Vance. L’elemento di forte soggettività dell’interpretazione offerta dal vice presidente non è un aspetto secondario. La lotta delle forze del Bene, schierate con l’Onnipotente, contro il materialismo e l’egoismo, alimentati da Satana, è uno dei temi de La città di Dio di Sant’Agostino.
Nondimeno, per sua esplicita ammissione, Vance ha come modello non un qualche Padre della Chiesa, meno che mai un pontefice o un teologo, bensì Peter Thiel, che definisce “forse la persona più intelligente mai incontrata”. In base alla ricostruzione di Communion, sarebbe stata una conferenza di Thiel a far comprendere a Vance, quando era ancora uno studente universitario, la sciagura di una società ipercompetitiva ma incapace di affrontare e risolvere i problemi esistenziali dei suoi membri a causa dei freni posti al progresso tecnologico.
Oltre a essere stato il datore di lavoro di Vance nel settore del venture capital tra il 2016 e il 2017, Thiel è pure il mentore politico del vice di Trump, sebbene Communion non ne parli. Fu, infatti, un sostenitore della vittoriosa campagna di Vance per il Senato federale nel 2022 e il principale sponsor della sua candidatura alla vice presidenza nel 2024. Miliardario dell’high tech come co-fondatore di PayPal e di Palantir Technologies (la società di analisi di big data di cui è presidente), Thiel è anche un feroce critico della democrazia rappresentativa. Mira a sostituirla con un’oligarchia delle corporation della Silicon Valley e di chi, come lui, le controlla. È pure un sedicente esperto dell’Anticristo, una figura alla quale ha dedicato numerose conferenze, alcune delle quali a Roma nello scorso marzo. Più che un individuo, per Thiel, l’Anticristo è l’espressione della regolamentazione dei mercati, della burocrazia governativa soffocante, dei vincoli alle innovazioni tecnologiche e del controllo sulle applicazioni dell’intelligenza artificiale.
Vance ricorda ai lettori che Thiel si considera un cristiano e lo cita per smentire il luogo comune secondo cui “le persone religiose sono stupide e le persone brillanti sono atee”. Da questo punto di vista, Communion rappresenta la teorizzazione del connubio tra la tecno-destra di Thiel e la componente più reazionaria del cattolicesimo statunitense impegnato in politica risalente alle riflessioni di William F. Buckley Jr. (1925-2008), che – dalle colonne della National Review, la rivista tuttora esistente che aveva fondato nel 1955 – fu un feroce critico della secolarizzazione dell’America e un tenace sostenitore del principio che la religione debba essere la fonte di ispirazione non solo morale della società.
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Stefano Luconi insegna Storia degli Stati Uniti d’America nel dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell’Antichità dell’Università di Padova. Le sue pubblicazioni comprendono La “nazione indispensabile”. Storia degli Stati Uniti dalle colonie alla seconda presidenza di Trump (2026), Le istituzioni statunitensi dalla stesura della Costituzione a Biden, 1787–2022 (2022), L’anima nera degli Stati Uniti. Gli afro-americani e il difficile cammino verso l’eguaglianza, 1619–2023 (2023). La corsa alla Casa Bianca 2024. L’elezione del presidente degli Stati Uniti dalle primarie a oltre il voto del 5 novembre (2024).
