E’ solo l’ultimo atto di una polemica che dura da mesi, da quando la fondazione Biennale di Venezia ha rivendicato la sua indipendenza dalla politica decidendo di riaprire, sia pure parzialmente, il padiglione russo per la Biennale arti visive inaugurata a maggio. Una raffica di lettere da Bruxelles a Venezia ha sollecitato chiarimenti fini alla decisione di revocare un finanziamento di 2 milioni di euro all’istituzione culturale di Venezia.
Con evidente ironia in occasione della conferenza stampa per la presentazione della 83esima Mostra del Cinema il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco ha quasi ridicolizzato la burocrazia della Commissione Ue. “Di recente – ha detto Buttafuoco – si è sfilato un compagno di strada, l’Unione europea, senza però creare un impatto economico significativo. È un compagno di strada con cui abbiamo condiviso un percorso e che oggi ci lascia in ragione di un punto tutto politico, non certamente giuridico e figurarsi se culturale. Ma la Biennale non può certo sottostare. Noi non facciamo politica, non assecondiamo tamburi. E troveremo un giudice a Berlino”.
Sono le parole con cui Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia, ha scelto di replicare alla decisione della Commissione europea di sospendere il finanziamento da due milioni di euro destinato alla Fondazione per progetti di produzione cinematografica. Una presa di posizione netta, arrivata dopo settimane di confronto istituzionale e dopo il lungo braccio di ferro nato attorno alla vicenda del padiglione russo alla Biennale Arte 2026.
“Noi – ha aggiunto il presidente della Biennale – siamo chiamati qui alla ricerca a livello internazionale nel campo delle arti, ad obbedire ai loro desiderata. Verremmo altrimenti meno ai principi di autonomia e di libertà di espressione e di ricerca, di fantasia, di immaginazione che da 131 anni sono propri di questa istituzione”. Buttafuoco ha scelto una metafora letteraria, è un poco autobiografica richiamando il ‘lupus in fabula” di Fedro ma “Lupus in fabula” è anche il titolo del programma radiofonico di Rai Radio 1 dedicato alla letteratura che Buttafuoco ha condotto fino a poche settimane ma che dal prossimo autunno, non tornerà nella programmazione Rai.
Il riferimento di Buttafuoco è alla storia del lupo che accusa l’agnello di sporcare l’acqua del torrente, nonostante l’evidenza dimostri l’impossibilità dell’accusa. “In un certo senso – dice Buttafuoco – è la Commissione europea, cioè il lupo che invia una prima lettera. L’Unione Europea toglie i 2 milioni alla Biennale e dà 6 miliardi in sei mesi a Putin. Una cifra che riguarda l’importo di prodotti energetici consentiti. Ecco dove diventa torbida l’acqua. E non è certamente qui, ma ‘superior stabat lupus’”.
Ma ancora: la metafora torna anche nella ricostruzione delle successive contestazioni: “In una seconda lettera il lupo accusa l’agnello di avere detto male di lui in una ben precisa data. L’agnello non era nato al tempo in cui il lupo asserisce di essere stato insultato e nella terza lettera allora il lupo taglia corto e se lo mangia. Se non sei stato tu, vorrà dire che sarà stato tuo padre. Il ‘lupus in fabula’, ne converrete, ci sta tutto”.
Il presidente della Biennale insiste quindi sulla distinzione tra il piano politico e quello giuridico perché la decisione europea, infatti, riguarda un finanziamento collegato alla Biennale Cinema e non alle arti visive. “Ma è chiaro – aggiunge Buttafuoco – che le attività del cinema naturalmente proseguiranno. La solidità dell’istituzione lo permette”.
Dello stesso tenore le parole del direttore della mostra Alberto Barbera. “Il taglio minacciato dalla Commissione Ue – spiega Barbera – non sembra avere conseguenze sull’attività, non mi è stato chiesto di rinunciare a nulla o di tagliare alcunché in quelle che sono e che rimarranno le attività programmate per quest’anno e per l’anno prossimo. Non so che cos’altro aggiungere, se non sottolineare il mio sconcerto di fronte a una decisione che mi sembra francamente poco comprensibile, sia perché colpisce un dipartimento della Biennale che non ha niente a che fare con le polemiche nate artificiosamente intorno a Biennale Arte – osserva – e poi per l’assenza, mi sembra, di elementi giuridici a sostenere una decisione che rimane immotivata e che spero venga dimostrata come tale dai gradi successivi del contenzioso che opporrà la Biennale alla Unione Europea”.
I due milioni di taglio sono i contributi di tre anni, di 2026, 2027 e 2028, a sostegno delle attività Biennale College ma la Biennale per fortuna ha altre risorse in grado di sopperire a questo improvviso buco di bilancio che è di circa 700-750mila euro all’anno, visto che parliamo di due milioni spalmati su tre edizioni.
Quanto ai contenuti della 83esima Mostra del Cinema, secondo Barbera “il cinema non è affatto morto e agli scettici basterebbe entrare in una sala dove in questi giorni si proietta Odissea di Christopher Nolan per rendersi conto che il cinema non è affatto moribondo: è un organismo vivo, capace di rigenerarsi continuamente e di produrre epifanie e miracoli della visione”.
Molte le novità della rassegna dal 2 al 12 settembre. Venti i film in concorso di cui cinque italiani tra cui il ritorno a Venezia dopo 37 anni con “Succederà questa notte”, “Ritorno a Buenos Aires” di Marco Bechis, “Il fuoco che ti porti dentro” di Edoardo De Angelis, “The Echo Chamber”di Andrea Pallaoro, “L’estranea” di Paolo Strippoli. Sono 36 i film di Venice Open fuori concorso tra cui quelli di Gianni Amelio e Mario Martone e 19 quelli di Orizzonti di cui quattro italiani; “Una storia” di Anna Foglietta, “La ragazza con la Leica” di Alina Marazzi, “La città dei vivi “ di Edoardo Gabriellini e “I figli della scimmia” di Tommaso Landucci. Sui film dedicati ad altri film si segnala la “Joie de vivre“ di Luca Guadagnino dedicato all’opera di Bernardo Bertolucci”. Ben 435 minuti. Sette ore di film. Buona fortuna!
