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R&S Mediobanca: nella grande distribuzione Esselunga è più redditizia dei francesi e di Coop

REPORT DI R&S-MEDIOBANCA – Nella grande distribuzione il gruppo di Caprotti vince la classifica della redditività davanti a Carrefour, Auchan e Coop (che resta il primo operatore italiano per fatturato) – I big francesi sempre aggressivi ma meno invulnerabili: la crisi pesa

R&S Mediobanca: nella grande distribuzione Esselunga è più redditizia dei francesi e di Coop

Aggressivi sempre, ma da oggi forse francesi un po’ meno invulnerabili. L’analisi comparata della R&S di Mediobanca sui principali gruppi della grande distribuzione organizzata in Italia sembra far vacillare il dogma dell’invincibile leadership, mai fino a oggi messo in discussione, dei gruppi transalpini tra gli scaffali di super e iper. Che siano concorrenti scomodi per chiunque operi nel settore lo dice la forza d’urto dei fatturati che giganti come Carrefour – 90 miliardi di euro nel 2010 – o Auchan – 42 miliardi – sono in grado di mettere in campo, ma non sempre il kolossal si sposa con le performance migliori, almeno per quel che riguarda il mercato italiano.

È vero che nel giro di tre lustri, tra acquisizioni e nuove aperture, Auchan (soprattutto grazie all’ex Sma derivante dall’operazione Rinascente) e Carrefour (che rilevò la Gs dopo la privatizzazione della Sme) hanno raggiunto una quota pari al 15,5% dell’intero mercato, all’incirca la stessa quota detenuta dalla Coop Italia che con 12,1 milioni di ricavi è il primo operatore nel settore, seguita da Conad con il 10,1% e dalla stessa Auchan che da sola pesa per l’8,3%. Ma se detengono il primato del fatturato, il blocco francese e il sistema Coop – quest’ultimo malgrado alcuni storici vantaggi fiscali denunciati da Bernardo Caprotti, il vulcanico 86enne patron di Esselunga, nel suo ormai famoso libello “Falce e carrello” – perdono smalto quando la R&S mette a confronto i principali indicatori economici dei big della distribuzione. Ed è proprio la società di Caprotti, cioè la Supermarket italiana con il marchio Esselunga, a esibire i migliori parametri, non solo nei confronti di Coop ma anche degli stessi francesi, pur essendo con il 7,7% solo la quinta forza del mercato italiano.

I primati della società, che ebbe nel lontano 1957 primo fondatore anche un personaggio del calibro di Nelson Rockefeller che poi cedette la sua quota alla famiglia Caprotti, sua partner nell’iniziativa commerciale, stanno negli indicatori più sensibili per produrre utili in bilancio. Colpisce nell’analisi della R&S i 44,3 milioni di fatturato per punti vendita (Esselunga ne ha 141) in progressione del 17,2% nel periodo 2006-2010 contro i 14,6 di Auchan-Sma (in calo dell’1,4%); i quasi 11 di Coop (meno 1,2%); i 9,7 di Carrefour-Gs (- 3,4%); i 5,350 di Gesco-Pam (-18,2%). Ne consegue che per ogni metro quadrato di superficie Caprotti fattura 16.011 euro (+8,4% in più rispetto al 2006), ben due volte e mezzo di quanto realizza la Coop e circa tre volte meglio del resto della concorrenza. Sul piano operativo spicca a favore di Esselunga anche la minore incidenza della voce “consumi” sul fatturato, pari al 78,9% contro l’83,8 di Carrefour, l’84,3 del gruppo Gecos, l’82% di Auchan-Sma e l’83% di Coop. Ne deriva a cascata il migliore risultato quanto a valore aggiunto che per Esselunga è del 21,1% contro il 15-17,5% dei rivali.

Esselunga riesce poi a contenere all’11,8% il costo del personale, pur avendo accresciuto i dipendenti negli ultimi cinque anni da 16.300 del 2006 ai 19.322 unità di fine 2010. Un aumento occupazionale del 18% (con una densità di 50 addetti per ogni mille metri quadrati contro i 34 di Coop o i 23 di Carrefour) che non ha riscontro negli altri principali competitor, alcuni dei quali hanno anche avviato tagli significati come Carrefour (14,4% in meno nello stesso periodo) e Gesco (- 4,5%). Coop con 52.872 unità (+ 6,2% dal 2006 a al 2010) è il gruppo con il maggior occupati. Anche Auchan ha aumentato la forza lavoro del 5,5% e oggi ha più o meno gli stessi dipendenti di Esselunga ma il fatturato annuo per addetto – 272mila euro – è di gran lunga inferiore a quello del gruppo Caprotti pari a 321mila per addetto, perfettamente identico a quello dell’altro colosso francese, Auchan. Una resa nettamente inferiore – circa 230mila pro capite – è quella in dei 52.872 dipendenti che lavorano alla Coop. Stando ai dati R&S il peso del costo del lavoro sul fatturato è comunque abbastanza simile in tutti i cinque gruppi oscillando tra l’11,7 della Gesco- Pam (controllata dalle famiglie fondatrici: Bastianello, Giol, Laudi e Dina) e il 13% di Auchan. In assoluto è però la Coop , grazie ad agevolazioni storiche contro cui si batte da una vita Caprotti, ad avere il minor costo di lavoro per addetto pari a 29mila euro contro i 38mila di Esselunga, i 39mila di Carrefour, i 31mila di Gesco e i 35mila di Auchan. Una vantaggio competitivo anomalo che la Coop disperde, strada facendo, visto che sul fatturato totale il costo del lavoro pesa per il 12,8%, un punto in più della stessa Esselunga.

Ma se nel costo del lavoro i protagonisti della Gdo italiana sono separati da uno spread di appena 1,3%, quando si passa a analizzare il Mol, cioè il margine operativo lordo, si assiste a un’accelerazione di Esselunga che con il 9,3% stacca di molto tutti i suoi concorrenti fermi tra il 4% della Gesco-Pam e il 4,5% di Auchan. E Esselunga allunga i suo primati anche in alcuni ratios economico-patrimonio a partire da quello magazzino/fatturato pari a 5,7 contro il 7,7 di Carrefour e Coop e il 10,4 di Auchan fino al Roi e al Roe. Nel primo Esselunga arriva al 16,2% contro il 3,3 di Carrefour e il 3,4 di Auchan; nel secondo Caprotti mette a segno un altro 16,9% contro il 4,9% di Auchan mentre il Roe di Carrefour è addirittura negativo. Anche per la Coop il raffronto è impietoso: Roe al 2,1% e Roi ad appena 1,5 per cento. Solo in tribunale a Milano le Coop hanno vinto contro Caprotti, costretto a risarcire 300mila euro per concorrenza sleale pche il giudice ai lle i ppil tribunale di Milano Per le Coop si può dire che l’unica vittoria su Caprotti sia venuta solo dal tribunale di Milano che nel settembre scorso ha condannato il patron di Esselunga a risarcire ai rivali 300mila euro per concorrenza sleale, messa in atto tramite il “j’accuse” nel suo saggio contro le coop rosse.

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