Troppo facile accedervi e quindi spesso una trappola per i più fragili. Il prestito, piccolo e rapido, chiamato Buy now pay later, (Bnpl) sta spopolando anche in Italia e la Banca d’Italia ha acceso un faro in vista della nuova direttiva che, già recepita in Italia, entrerà pienamente in vigore nel novembre 2026. Uno studio di via Nazionale rileva come, dal 2022 a oggi, questo strumento si sia molto più diffuso tra chi ha redditi bassi e un passato di finanziamenti respinti.
Cos’è il Buy Now Pay Later
Il cosiddetto Buy now pay later (Bnpl) è una formula proposta spesso da venditori e piattaforme per stimolare i consumatori ad acquistare. In pratica è un finanziamento che viene concesso in pochi secondi sulle piattaforme o nei negozi, spesso senza interessi, ma che può prevederli in caso di ritardi o mancati pagamenti. Si tratta di uno strumento “con vantaggi”, spiega l’istituto centrale, ma che presenta “elementi di vulnerabilità non facili da valutare per la limitata disponibilità di dati sui volumi e sulla rischiosità”.
Secondo la nuova analisi di Bankitalia a firma di Giovanni D’Aiuto, del dipartimento Tutela ed educazione finanziaria, Silvia Magri e Raffaella Pico del dipartimento Economia e statistica, nel giro di tre anni in Italia lo scenario è decisamente cambiato sulla scia di quanto sta accadendo anche all’estero: se nel 2022 il Buy now pay later era utilizzato soprattutto da famiglie con redditi medio-alti e senza particolari difficoltà economiche, nel 2025 risulta essersi diffuso anche tra nuclei più fragili, con redditi bassi e difficoltà ad arrivare a fine mese e, anzi, è risultato molto usato soprattutto da chi è già indebitato – e soprattutto con le carte di credito revolving – lo usa una famiglia su due.
Così il Bnpl sta diventando una sorta di ultima spiaggia per chi si è già visto rifiutare un prestito tradizionale: vi ricorre il 21%, contro circa l’8% di chi ha ottenuto il credito richiesto e a farlo sono soprattutto le famiglie più giovani (capofamiglia under 44). L’uso è notevolmente aumentato: dal 4%dei nuclei familiari nel 2022 al 30% nel 2025, anche se circa due terzi lo usa solo occasionalmente. L’istituto centrale cita poi i numeri dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, secondo cui nel 2025 le transazioni effettuate con Bnpl sono salite a 9,9 miliardi di euro (nel 2021 erano 1 miliardo).
Negli scorsi anni la crescita ha riguardato soprattutto gli acquisti online, che sono diventati preponderanti (oltre tre quarti) sul totale delle transazioni regolate tramite Bnpl; sono tuttavia aumentate anche le operazioni di Bnpl nei negozi. In base ai dati del Politecnico, l‘importo medio delle dilazioni di pagamento concesse è pari a poco più di 200 euro
Il tallone d’Achille del Bnpl è la facilità d’accesso
Proprio la facilità di accesso rappresenta il tallone d’Achille del Bnpl, sia per il consumatore, sia per le banche o finanziare erogatrici che possono ritrovarsi con crediti deteriorari. Ad attirare i consumatori sono procedure rapide e tasso zero per cui diventa appetibile ripetere l’operazione più volte, accumulando gli acquisti a rate, aumenando per altro la possibilità di non essere più in grado di onorare l’impegno e andando incontro a penali anche pesanti.
L’indagine di Banca d’Italia rileva che circa il 70% delle richieste viene accettato, perché la valutazione del merito creditizio molto semplificata non sempre tiene conto dell’insieme dei debiti del consumatore. Solo in pochi casi vengono consultate le banche dati delle società di informazione creditizia, con il rischio di sottovalutare situazioni di sovraindebitamento già in atto.
Lo strumento si sta facendo notare anche nei bilanci delle banche: Bankitalia ha registrato che il tasso di crediti deteriorati riconducibili al Bnpl è stato intorno al 5% nel 2023, ben superiore al 3,5% registrato per il credito al consumo tradizionale.
Il maggior utilizzo in Europa si trova in Germania e in Svezia
Secondo le stime del Global Payment Report del 2025, l’utilizzo nel mondo è cresciuto negli scorsi anni sino a raggiungere un ammontare pari a 342 miliardi di dollari nel 2024 (dai 285 miliardi nel 2022): si tratterebbe del 5% delle transazioni e-commerce. Negli Stati Uniti il peso sulle transazioni in e-commerce è simile a quello mondiale (6%), mentre in Europa l’utilizzo è in media più elevato (9%). Il Bnpl è molto diffuso in Germania e Svezia (rispettivamente 20 e 23% di tutte le transazioni in e-commerce) e in altri Paesi nordici. E’ meno utilizzato nel Regno Unito (7%), in Italia e in Francia (5%).
In arrivo la nuova direttiva europea per evitare pratiche troppo disinvolte
Proprio per cercare di arginare gli aspetti negativi, evitare pratiche troppo disinvolte e rafforzare la tutela di chi compra è in arrivo a novembre, ricorda Bankitalia, la nuova direttiva europea sul credito al consumo, la cosiddetta Ccd2, che metterà ordine al settore. Finora questi prestiti sono rimasti, in sostanza, fuori dalle regole del credito al consumo praticamente in ogni caso: quando l’importo era sotto i 200 euro, quando non erano previsti interessi o quando il rimborso avveniva entro tre mesi con costi minimi. Con la nuova direttiva invece i Bnpl vengono esplicitamente inseriti tra i crediti ai consumatori. La principale novità è che le società che offriranno il Bnpl dovranno valutare con maggiore attenzione la capacità di rimborso considerando reddito, spese e situazione finanziaria complessiva. Ma è molto rilevante anche quanto stabilito in merito alla trasparenza: le informazioni precontrattuali e contrattuali dovranno essere più chiare. E dovranno spiegare che il Bnpl è, a tutti gli effetti, un debito, anche quando non prevede interessi immediati.
Restano solo due eccezioni: se il prestito è gestito direttamente dal venditore, senza intermediari, viene completato entro 50 giorni e non prevede interessi o costi significativi; se è gestito da una grande piattaforma online, ma la dilazione deve essere di massimo 14 giorni e non può essere ceduta a soggetti finanziari.
Alcune piattaforme si sono mosse d’anticipo
Già dallo scorso novembre, alcune piattaforme del settore hanno modificato la propria strategia, orientandosi verso dilazioni più estese e formule ibride che si avvicinano sempre di più ai finanziamenti classici. PayPal ha lanciato piani fino a 24 mesi, con interessi modulati in base alla durata, mentre Klarna offre opzioni da 6 o 12 mesi con costi rapportati alla cifra spesa. Scalapay, forte anche della partnership con Deutsche Bank, mette oggi a disposizione rateizzazioni fino a 36 mesi, talvolta senza oneri aggiuntivi e in altri casi con condizioni definite con i singoli esercenti.
