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Netanyahu sempre più falco: “Entreremo a Rafah a prescindere dagli accordi sugli ostaggi. Combatteremo fino alla vittoria”

Il premier israeliano replica a Biden e non conosce ragioni: “Chi ci chiede di fermarci sta dicendo al Paese di perdere la guerra contro Hamas. Per ora niente elezioni”

Netanyahu sempre più falco: “Entreremo a Rafah a prescindere dagli accordi sugli ostaggi. Combatteremo fino alla vittoria”

L’esercito israeliano entrerà a Rafah “a prescindere dall’accordo” eventuale con Hamas. Benjamin Netanyahu sfida così le pressioni pubbliche che da giorni stanno conducendo Joe Biden e la sua amministrazione contro l’operazione terreste nel sud della Striscia di Gaza, dove sono rifugiati oltre un milione di palestinesi.

È il 133° giorno di guerra. Sarebbero quasi 29.000 i morti nella Striscia di Gaza dallo scorso 7 ottobre. Il nuovo bilancio del ministero della Salute di Gaza, dal 2007 sotto il controllo di Hamas, parla di almeno 28.858 morti e 68.667 feriti. Lo ha riportato la tv satellitare al-Jazeera.

“Tutti vogliono un nuovo accordo per gli ostaggi, anche io lo voglio. E’ un bene se riusciamo ad ottenerlo, ma anche se otterremo l’accordo, Israele andrà avanti con l’operazione militare a Rafah“, ha detto Netanyahu nella conferenza stampa affermando che “non c’è alternativa alla vittoria totale e non c’è modo di farlo se non eliminando i battaglioni di Hamas a Rafah. E noi lo faremo” ha detto, aggiungendo che “coloro che voglio impedirci di agire a Rafah, in pratica ci dicono di perdere la guerra. Così ho detto anche al presidente Biden. Non permetterò che questo succeda. Non cederò a nessuna pressione“.Un’operazione che, ha aggiunto, “ovviamente” avverrà solo dopo che ai civili verrà data l’opportunità di “evacuare in aree sicure”, sostenendo che “c’è un sacco di spazio a nord di Rafah” dove i rifugiati palestinesi potranno andare”.
Per Netanyahu le richieste “deliranti” di Hamas sono il punto critico per arrivare ad un accordo sugli ostaggi e la sospensione delle ostilità, se il gruppo ci rinuncia potranno esserci progressi.
“Forse sarà necessaria un’operazione militare al nord” ha detto il premier israeliano riferendosi allo scontro con gli Hezbollah in Libano.

Facendo poi riferimento alle richieste di nuove elezioni, il premier israeliano ha detto: “Le elezioni hanno una data: tra qualche anno. Suggerisco di non dividerci, abbiamo bisogno di unità in questo momento”.

Tajani: i ministri degli esteri del G7 preoccupati per i civili chiedono azione urgente

I ministri degli Esteri del G7 hanno “chiesto un’azione urgente per affrontare la catastrofica crisi umanitaria a Gaza, in particolare la difficile situazione di 1,5 milioni di civili che si rifugiano a Rafah, ed hanno espresso profonda preoccupazione per le conseguenze potenzialmente devastanti sulla popolazione civile di un’ulteriore operazione militare su vasta scala da parte di Israele in quella zona”. Lo si legge nella dichiarazione del ministro degli Esteri Antonio Tajani al termine della riunione G7 Esteri a Monaco.

Hamas avverte: “Colloqui sospesi fino a quando non arrivano aiuti a Gaza”

Hamas, da parte sua, “intende sospendere i negoziati fino a che non entreranno nella Striscia di Gaza gli aiuti”. Lo ha detto un responsabile del movimento ad al Jazeera, secondo cui “i negoziati non possono tenersi mentre il popolo palestinese lotta per sopravvivere alla fame”.

Più ottimista il Qatar, ma “un accordo deve prescindere dal rilascio degli ostaggi”

Rimane ottimista il ministro del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al-Thani. “Credo che possiamo vedere un accordo molto presto, ma l’andamento degli ultimi giorni non è stato promettente”, ha detto parlando alla conferenza sulla Sicurezza di Monaco. “Noi rimarremo sempre ottimismi, e sempre continueremo a spingere” per un accordo, ha poi aggiunto il premier, che è il mediatore chiave dei negoziati. Per Al-Thani un accordo “non dovrebbe essere condizionato” da un’intesa per il rilascio degli ostaggi. “Questo è il dilemma in cui ci troviamo e che sfortunatamente è stato usato in modo improprio da molti Paesi, cioè che per avere il cessate il fuoco è condizionale un accordo sugli ostaggi, non dovrebbe essere condizionale”, ha detto il premier del Qatar.

Herzog a Blinken: “Priorità è finire di sradicare Hamas”

“La priorità è che venga preservata la sicurezza di Israele e per fare questo dobbiamo completare il lavoro di sradicamento delle strutture di Hamas“. Così il presidente israeliano Isaac Herzog ha risposto a Antony Blinken che oggi a Monaco ha parlato delle “reali opportunità che abbiamo di fronte, per un futuro più sicuro per israeliani, palestinesi e tutti gli amici nella regione”. “Ho sentito il suo discorso oggi – ha detto Herzog incontrando il segretario di Stato Usa a margine dei lavori della conferenza di Monaco- e l’ho trovato interessante, credo che vi siano opportunità che debbano essere studiate”. Ma Herzog ha insistito sul fatto che, oltre la distruzione di Hamas, per Israele “in questi momenti difficili”, la priorità è la liberazione degli ostaggi. “Li vogliamo a casa e stiamo lavorando con la comunità internazionale, con voi sulla questione degli aiuti umanitari in modo da poterli aumentare in regola con le leggi umanitarie dove e quando sia necessario”, ha concluso il presidente israeliano.

Blinken: gli Stati Uniti non ci stanno, senza un piano per i rifugiati

Da parte sua, Blinken ha ribadito che “gli Stati Uniti non possono sostenere un’operazione militare di terra a Rafah senza un credibile ed applicabile piano per garantire la sicurezza dell’oltre un milione di rifugiati“. I due leader, rende noto ancora il portavoce del dipartimento di Stato, Matthew Miller, “hanno discusso gli sforzi per garantire il rilascio degli ostaggi e ottenere una pausa umanitaria che possa rendere possibile l’aumento del flusso di aiuti umanitari ai civili palestinesi a Gaza. Il segretario di Stato infine ha “sottolineato la necessità per tutte le parti di adottare misure adatte a proteggere la vita dei civili ed impedire l’allargamento del conflitto”. E ha ribadito “l’impegno degli Stati Uniti per una pace duratura nella regione che comprenda la creazione di uno stato palestinese con garanzie di sicurezza per Israele”.

Houthi rivendicano attacco con missili contro petroliera nel Mar Rosso

Intanto gli Houthi dello Yemen hanno rivendicato il lancio di missili contro la petroliera britannica Pollux nel Mar Rosso. Stamani su X il portavoce Yahya Sare’e rilancia un messaggio in cui si afferma che la nave battente bandiera di Panama e diretta in India è stata colpita in una “operazione mirata”, un attacco “preciso e diretto”. Gli Houthi ribadiscono la minaccia: non esiteranno “ad attuare ed espandere le operazioni militari in difesa dell’amato Yemen e a conferma della solidarietà concreta con il popolo palestinese” fino “a un cessate il fuoco e alla revoca dell’assedio alla Striscia di Gaza”.

Wsj: “Usa verso invio bombe e altri armi a Israele”

L’Amministrazione Biden si appresterebbe a inviare bombe e altri armamenti a Israele nonostante gli Stati Uniti spingano per un cessate il fuoco nel conflitto a Gaza. Lo scrive il Wall Street Journal, che cita funzionari ed ex funzionari americani. Secondo le fonti del giornale, la possibile fornitura – ancora sotto revisione interna e con dettagli che potrebbero cambiare – includerebbe tra l’altro circa un migliaio di bombe Mk-82 e kit Kmu-572. Tutto per un valore stimato in decine di milioni di dollari.

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