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Unicredit oltre il 50% di Commerzbank: contro tutto e tutti, così Orcel ha conquistato il controllo di fatto della banca tedesca. Ecco gli scenari futuri

Con una partecipazione diretta del 34,4% e un ulteriore 16,4% in derivati, Unicredit ha raggiunto la maggioranza teorica di Commerzbank e ora chiede il via libera per salire al 100%. Un successo per il “re degli M&A”

Unicredit oltre il 50% di Commerzbank: contro tutto e tutti, così Orcel ha conquistato il controllo di fatto della banca tedesca. Ecco gli scenari futuri

Contro tutto e contro tutti Andrea Orcel ce l’ha fatta. A quasi due anni dall’inizio della scalata, Unicredit ha in mano la maggioranza di Commerzbank, con una partecipazione diretta del 34,4% e un ulteriore 16,4% in derivati che le garantiscono la massima flessibilità per future acquisizioni, ma soprattutto le permettono di decidere il destino della seconda banca tedesca. 

Un successo personale per Orcel, che su questa partita si giocava probabilmente la sua permanenza a Piazza Gae Aulenti. Nonostante l’impennata della capitalizzazione, che sotto la sua guida ha superato i 111 miliardi di euro, e i 3,2 miliardi di utili registrati nel primo trimestre – la cifra più alta tra le banche europee dopo i 3,56 miliardi della spagnola Santander e al pari della francese Bnp Paribas – i soci di Unicredit avevano bisogno che il “Cristiano Ronaldo degli M&A”, così è soprannominato, tornasse a battere un colpo vincente dopo il fallimento dell’ops su Banco Bpm. E ormai la strada imboccata da Unicredit in Germania va dritta verso quella direzione. Con buona pace del Governo di Berlino, la cui opposizione appare per la verità ogni giorno più tenue, ma anche del management di Commerz e dei sindacati dei bancari, le cui armi per opporsi all’operazione sembrano ormai sparare a salve. 

Unicredit: dal balzo delle adesioni un attestato di fiducia

Unicredit ha “conseguito l’obiettivo fissato all’avvio dell’offerta”, ovvero, “il superamento della soglia del 30%, finalizzato a garantire certezza sulla propria partecipazione e preservare flessibilità per eventuali acquisizioni di ulteriori quote successivamente, al presentarsi di opportunità di mercato”. Queste le parole con cui la banca italiana ha annunciato ieri il balzo delle adesioni all’ops su Commerzbank, salite dall’1 al 7,58% del capitale. Un livello elevato, conquistato nonostante i ripetuti appelli a non aderire lanciati nelle ultime settimane (l’ultimo proprio martedì) dal management del secondo istituto tedesco. Ma questo 7,58% diventa ancora più significativo se si tengono in considerazione due fattori: il primo è che alla conclusione ufficiale dell’offerta mancano ancora parecchi giorni e che Unicredit ha già fatto capire di voler sfruttare anche il periodo supplementare. Quindi dal 16 giugno la chiusura slitterà al 3 luglio. Il secondo è che l’offerta è tuttora a sconto. Sul piatto ci sono 30,8 euro contro i circa 37 euro di valore attuale delle azioni Commerzbank (-0,3% a Francoforte). Difficile però a questo punto ipotizzare un rilancio, tanto più che molti  investitori sembrano essersi focalizzati non sulla mancanza di premio, ma sui numeri post fusione presentati da Unicredit che nel suo “Commerzbank Unlocked” prevede un utile netto dell’entità combinata di circa 21 miliardi di euro l’anno, 45 miliardi di ricavi e 14,5 miliardi di euro di risparmi.

“Nel periodo residuo di quattro settimane, computando la naturale scadenza dell’ops e l’eventuale periodo supplementare, gli investitori dispongono ancora di tempo per valutare sia il valore relativo implicito nello scambio tra azioni di Commerzbank e di Unicredit, sia il potenziale incremento di valore derivante da una possibile integrazione tra i due gruppi”, ha aggiunto la banca italiana. Tradotto: Unicredit ha già in mano le azioni che le servono, quindi tanto vale aderire e vedere che succede. 

Ecco come Unicredit è arrivata al controllo di fatto di Commerzbank

Per capire come si arriva alla maggioranza occorre fare un po’ di calcoli: già prima dell’inizio dell’offerta Unicredit aveva in mano una partecipazione diretta pari al 26,77% del capitale sociale di Commerzbank, una quota a cui bisogna sommare il 7,58% ottenuto sinora tramite le adesioni all’ops: si arriva così al 34,35% del capitale. C’è poi un ulteriore 3,22% in derivati regolabili in azioni. Si raggiunge dunque il 37,6%, una percentuale di parecchio superiore al 30% fissato da Unicredit come obiettivo dell’offerta. 

C’è di più: la banca italiana ha aumentato dal 10,7% al 13,19% la quota di derivati regolabili unicamente in contanti che Piazza Gae Aulenti non include nel calcolo della partecipazione rilevante ai fini del successo dell’offerta, ma che possono essere rinegoziati con le controparti e trasformati in contratti con opzione di regolamento fisico. Sommando tutto, tra partecipazione diretta e indiretta, Unicredit arriva alla maggioranza assoluta, almeno teorica, della banca tedesca. 

Unicredit-Commerz: gli scenari futuri

Ora che l’offerta ha cominciato a ingranare, le adesioni potrebbero salire ulteriormente. Fino al 3 luglio, il tempo non manca. Inoltre, ad oggi non è dato sapere chi abbia aderito all’offerta, ma bisogna tenere in considerazione che colossi come Vanguard, Norges Bank, BlackRock, Fidelity, Northern Trust e Dimensional Fund sono presenti nel capitale di entrambe le banche e nel recente passato hanno dimostrato un certo favore nei confronti dell’operazione, votando sì dell’aumento di capitale che Unicredit ha effettuato al servizio dell’ops. Se gli istituzionali, che insieme superano il 20% di Commerz, apportassero almeno parte di questa quota, Piazza Gae Aulenti potrebbe non avere nemmeno bisogno di convertire l’intero pacchetto di derivati per espugnare Francoforte alla prossima assemblea. 

Non solo, Unicredit potrà continuare ad acquistare derivati o, avendo superato il 30%, potrà liberamente comprare azioni sul mercato senza più alcun obbligo d’offerta. Nel frattempo la banca ha già chiesto alla Bafin, la Consob tedesca, l’autorizzazione per salire fino al 100% di Commerzbank, un via libera necessario per esercitare i derivati e finalizzare lo scambio di azioni. 

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