Condividi

Banner FIRSTonline

“IA, perché l’Europa può giocare un ruolo cruciale con sistemi autonomi e robotica”: parla il professor Luca Benini del Politecnico di Zurigo

Il professore del Politecnico di Zurigo e Bologna vede nel cosiddetto edge-AI grandi opportunità di crescita per l’Europa e anche per l’Italia, molto forte anche a livello internazionale. Non ci sono solo le medacap di Asia e Usa: ecco quali sono le grandi eccellenze dell’Europa e che cosa ci si aspetta per il futuro

“IA, perché l’Europa può giocare un ruolo cruciale con sistemi autonomi e robotica”: parla il professor Luca Benini del Politecnico di Zurigo

Le major dell’intelligenza artificiale restano le asiatiche e le statunitensi, da Tsmc a Nvidia, da Samsung ad Apple. Tuttavia in Europa ci sono sacche di grandi competenze ed eccellenze che hanno un ruolo importante nella filiera mondiale della costruzione di chip e che stanno sperimentando negli ultimi due anni un trend molto forte: si tratta di quella parte del grande mercato AI che si occupa per esempio di sistemi autonomi e di robotica nella quale per altro l’Italia è molto forte anche a livello internazionale.

Così, mentre il mercato dei chip per i data center è un mercato in cui giocano solo alcuni pochi players che sono capaci di investimenti stellari, invece quello cosiddetto edge-AI, offre molte opportunità di crescita, mentre in Europa si è in attesa del Chip Act2 che dovrebbe vedere la luce nei prossimi 3-4 anni per dare aiuto e spinta al settore.

Lo spiega in un’intervista Luca Benini, professore nel campo dell’ingegneria elettronica, sistemi digitali e intelligenza artificiale, con un doppio ruolo accademico al Politecnico di Zurigo e a Bologna

In un contesto geopolitico critico, con le borse che hanno visto crolli sostanziosi in relazione ai timori che uno shock petrolifero possa provocare una recessione, il settore che sta emergendo comeil più forte e apparentemente distaccato è quello dell’intelligenza artificiale. I recenti dati di Tsmc, il colosso di Taiwan, insieme a quelli di Asml in Europa e dell’italofrancese Stmicroelectronics fino agli statunitensi Intel e Texas Instruments indicano una fortissima e crescente domanda.

La filiera mondiale dell’intelligenza artificiale, che porta a un prodotto finale indispensabile per tutti i dispositivi informatici, dai computer, agli elettrodomestici alle armi, appare molto complessa e apparentemente dominata dai colossi asiatici e statunitensi. Vede spazio di crescita per società europee? Come si caratterizza il mercato globale dell’intelligenza artificiale?

“Da una parte troviamo un mercato molto sviluppato e, se si vuole, chiuso che è quello che produce chip con elevatissime performance destinati ai data center e che richiede grandissimi investimenti. Qui gli attori principali si possono sintetizzare in due poli: i produttori di chip di Tsmc in Asia e i progettisti di chips e sistemi di Nvidia negli Usa. Ma poi c’è tutta una parte della filiera in grande fermento in cui l’Europa eccelle e gode di una grande tradizione”.

Come si distingue e che parte ha l’Europa nella filiera dell’intelligenza artificiale? Che cosa si produce? Quali sono le aziende trainanti?

“In Europa l’azienda trainante è l’olandese Asml, che è diventata una sorta di hub per l’intelligenza artificiale, monopolista per la costruzione di macchine necessarie per la fabbricazione dei chip. Si tratta di macchine per la litografia di altissima tecnologia, anzi, di esse si dice che siano le più complesse macchine mai costruite dall’umanità. Queste macchine vengono poi vendute ai colossi asiatici perchè esse possano costruire i più sofisticati chip che vengono poi acquistati da Nvidia e altri colossi”.

Asml, la società con la maggior capitalizzazione di borsa in Europa, ha mostrato nei recenti dati trimestrali una forte domanda per le sue speciali macchine, le cosiddette Euv. Che aziende lavorano nella sua galassia?

“La catena di fornitura di Asml comprende una vasta gamma di aziende con raffinatissime specializzazioni in ottica, tecnologia laser, sistemi a vuoto, produzione di precisione e ricerca e sviluppo. Tra i suoi partner chiave ci sono per esempio Carl Zeiss e Trumpf GmbH. La prima fornisce i componenti ottici di precisione essenziali per i sistemi di litografia di Asml, tra cui lenti e specchi utilizzati nelle macchine per litografia Euv. La seconda sistemi laser ad alta potenza utilizzati per la generazione di luce Euv. Ma l’elenco è lunghissimo. Oltre ad Asml abbiamo poi in Europa per la manifattura del silicio anche l’altra olandese Nxp e la tedesca Infineon technologies e non dimentichiamo l’italo francese STmicroelectronics”.

Poi, diceva, c’è un tratto della filiera AI in cui l’Europa eccelle. Da quali settori è caratterizzato?

“Si tratta del mercato cosiddetto “Edge AI” che sta avendo un trend che, nella mia pluridecennale esperienza, non ho mai visto muoversi con tanta forza. Ed è proprio qui che troviamo un grande potenziale e dove si stanno aprendo importanti opportunità. La tecnologia Edge rappresenta l’avanguardia dell’IA: sposta l’elaborazione dei dati dal cloud direttamente sui dispositivi locali, vicini alla realtà fisica. Si tratta di chip che riescono ad avere delle prestazioni comunque elevate per quanto riguarda i carichi di lavoro dell’intelligenza artificiale senza però essere necessariamente quelli super performanti per i data center”.

Di che tipi di aziende e settori stiamo parlando?

“Partiamo dalle autonomie per veicoli di ogni genere per il trasporto di persone, dalle auto alle biciclette, che hanno bisogno di crescenti quantità di hardware per intelligenza artificiale. Poi c’è tutta la parte dei veicoli autonomi, che invece non trasportano persone, che comprendono i droni sia volanti che terrestri e che vengono utilizzati in ambito sia militare sia industriale e in particolare nella logistica. E poi c’è la robotica industriale, settore in cui proprio l’Italia eccelle ed è leader mondiale con la Space/Data Valley e la Packaging Valley in Emilia Romagna, leader nell’automazione industriale. Abbiamo poi la robotica domestica e grandi aspettative per la robotica umanoide”.

Dal punto di vista della Ricerca & Sviluppo come si trova l’Europa?

“Anche in questo caso l’Europa eccelle perché a Bruxelles abbiamo la Imec un centro di ricerca di rilevanza mondiale a cui fanno riferimento gli stessi colossi asiatici”.

Quindi alla fine non siamo proprio a zero in Europa come competenze: abbiamo un’eccellenza europea che produce macchine uniche al mondo. Queste macchine vengono vendute agli asiatici di Tsmc i quali le usano per produrre i chip altamente performanti che vengono acquistati da Nvidia per far funzionare i suoi data center. Abbiamo anche un centro di ricerca e sviluppo d’eccellenza. A questo punto ci si chiede, soprattutto ora che le tensioni geopolitiche hanno insegnato quanto l’indipendenza sia un bene prezioso per tutti i settori: non sarebbe opportuno qualche correttivo in questa distribuzione delle attività e del potere nel mondo e arrivare a creare dei campioni di produzione di chip anche in Europa?

“Questo è uno dei maggiori problemi a cui aziende e governi stanno cercando soluzioni. Nel mondo troviamo in questo strategie più aggressive, come quelle degli Stati Uniti, che da una parte vogliono spingere Tsmc a portare lì i suoi stabilimenti, dall’altra cercano di spingere Intel a uscire dalla crisi. Il Giappone sta facendo enormi investimenti per la sua nuova fonderia, la Rapidus, che sta cercando di sviluppare una tecnologia in grado di competere con Tsmc e Samsung”.

E in Europa? Sono in arrivo aziende straniere?

“In Europa ci sono atteggiamenti meno coercitivi. Abbiamo l’esempio di Tsmc che sta costruendo a Dresda, in Germania, il suo primo impianto europeo, denominato Esmc (European Semiconductor Manufacturing Company), con un investimento superiore a 10 miliardi di euro. La produzione di semiconduttori, focalizzata sui settori automotive e industriale, inizierà nel 2027. Il progetto coinvolge partner europei come Bosch, Infineon e Nxp. Recentemente abbiamo visto il caso di Silicon Box, un un sito produttivo, per la produzione di packaging avanzato per chip delle nuove generazioni, che è stato creato in Italia, in provincia di Novara, identico al suo gemello che ha sede a Singapore. Si tratta del primo nel suo genere nell’Unione europea”.

Quali sono le basi di politiche, finanziamenti, investimenti in Europa?

“Da noi in Europa il motore del settore dovrebbero essere i cosiddetti Chip Acts. C’è stato già un primo, partito qualche anno fa e ora si stanno gettando le basi per il secondo che dovrebbe essere pronto tra il 2028 e il 2030. Il chip Act 2 vorrebbe portare o riportare la tecnologia edge in Europa al centro. Purtroppo in Europa abbiamo una frammentazione politica e scientifica che non aiuta lo sviluppo e d’altra parte è impensabile che un singolo paese possa da solo competere. Ma certamente è chiaro che non si tratta più solo di un tema di sviluppo economico: si tratta di un tema di sovranità tecnologica ma anche di capacità di difesa dagli attacchi cyber oltre che fisici eventualmente”.

Commenta