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Lavoro, Polimi: “I robot compenseranno il calo demografico”

Secondo le stime diffuse dall’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, tra 15 anni l’offerta di lavoro calerà in Italia di 4,7 milioni a causa dell’invecchiamento della popolazione, mentre l’automazione sostituirà solo 3,6 milioni di impieghi ma “garantirà l’aumento di produttività necessario al benessere sociale”.

Lavoro, Polimi: “I robot compenseranno il calo demografico”

I posti di lavoro che andranno perduti per colpa dell’automazione (3,6 milioni) saranno comunque inferiori, tra 15 anni, al calo dell’offerta di lavoro dovuta alla decrescita demografica dell’Italia (-4,7 milioni), ma in compenso l’automazione consentirà un sensibile aumento della produttività (+1,5% annuo). A questa conclusione è giunto l’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, che ha presentato dei dati sullo stato del settore in Italia. Un settore evidentemente ancora agli albori nel nostro Paese, dove la spesa per lo sviluppo di algoritmi di intelligenza artificiale è stata di appena 85 milioni di euro nel 2018 e dove ad oggi solo il 12% delle imprese ha portato a regime almeno un progetto di intelligenza artificiale, mentre quasi una su due non si è ancora mossa ma sta per farlo (l’8% è in fase di implementazione, il 31% ha in corso dei progetti pilota, il 21% ha stanziato del budget).

Oltretutto, è ancora povero anche il ventaglio di soluzioni utilizzate dalle aziende che hanno avviato la svolta A.I. (il 68% di loro si è dichiarata soddisfatta della scelta): quelle più diffuse sono ancora Virtual Assistant o Chatbot, ovvero quelle più – per così dire – rudimentali, che testimoniano una visione ancora superficiale da parte delle imprese italiane, le quali per il 58% associano l’A.I. solo a una tecnologia capace di replicare completamente la mente umana (un concetto che ha poco a che fare con i risvolti pratici della disciplina), il 35% a tecniche come il Machine Learning, il 31% ai soli assistenti virtuali, mentre solo il 14% ha compreso che l’AI mira a replicare specifiche capacità tipiche dell’essere umano (la visione prevalente nella comunità scientifica).

Il mercato ha però, secondo le stime del Politecnico di Milano, grandi prospettive di crescita anche in Italia: al mercato dei progetti vanno affiancati infatti gli assistenti vocali intelligenti (appena introdotti eppure già capaci di generare nel 2018 un mercato di 60 milioni di euro, e che in futuro potranno veicolare nuovi servizi e applicazioni) nonché i robot autonomi e collaborativi usati in ambito industriale, il cui mercato valeva nel 2017 già oltre 145 milioni di euro.

Il grande tema rimane quello dell’impatto dell’Artificial Intelligence sul lavoro: se da un lato il 33% delle aziende intervistate dichiara di aver dovuto assumere nuove figure professionali qualificate per realizzare soluzioni di AI, dall’altro il 27% ha dovuto ricollocare personale dopo l’introduzione di una soluzione di AI. L’indagine puntuale sul bilancio occupazionale in Italia rivela come l’Artificial Intelligence sia tuttavia da considerarsi, almeno secondo le valutazioni del Polimi, più come un’opportunità che una minaccia: 3,6 milioni di posti di lavoro equivalenti potranno essere sostituiti nei prossimi 15 anni dalle macchine, ma nello stesso periodo a causa della riduzione dell’offerta di lavoro (principalmente per questioni demografiche, ipotizzando continuità sui saldi migratori) ci sarà in ogni caso un deficit di circa 4,7 milioni di posti di lavoro nel Paese.

Quindi la tecnologia porterà una diminuzione inferiore a quella già stimabile naturalmente, ma in compenso sosterrà la produttività e dunque il benessere. Secondo il Polimi l’Intelligenza Artificale è “una necessità per mantenere gli attuali livelli di benessere economico e sociale, riducendo i costi assistenziali necessari a mantenere gli standard di vita, creando nuovi lavori a maggiore valore, per avvicinarsi all’1,5% di tasso medio annuo di crescita della produttività che sarebbe necessario, nei prossimi 15 anni, per mantenere invariato l’attuale equilibrio socioeconomico del sistema assistenziale-previdenziale del nostro Paese”.

Confrontando con dati Istat, l’Osservatorio ha dunque rilevato che la popolazione attiva in Italia oggi è di 23,3 milioni di lavoratori (Istat), di fronte a 12,3 milioni di pensionati, con circa 300.000 posti di lavoro che non trovano adeguata offerta e un tasso medio di disoccupazione di poco inferiore al 11%. Nei prossimi 15 anni si passerà a circa 21,9 milioni di lavoratori e 14,5 milioni di pensionati, con un saldo netto di -1,4 milioni di lavoratori e un peggioramento dell’indice di dipendenza dall’attuale 56% ad oltre il 70%. I pensionati potrebbero aumentare di quasi 2 milioni di unità. Nel contempo si può stimare un incremento della domanda di lavoro di circa 3,3 milioni di posti di lavoro equivalenti, soprattutto per l’aumento dei consumi e delle aspettative di qualità della vita e il maggior carico assistenziale per una popolazione progressivamente invecchiata. Ecco dunque che nei prossimi 15 anni si potrebbe quindi generare un disavanzo di 4,7 milioni di posti di lavoro equivalenti, che l’automazione andrebbe in parte a compensare.

“La ricerca evidenzia un mercato dinamico ma ancora agli albori, caratterizzato da una scarsa consapevolezza da parte delle imprese delle opportunità dell’Artificial Intelligence – hanno commentato Nicola GattiGiovanni Miragliotta Alessandro Piva, Direttori dell’Osservatorio Artificial Intelligence -. Tutti gli attori del mercato devono prendere posto ai blocchi di partenza per una trasformazione di cui non si conoscono ancora appieno le regole e la durata, ma di cui si comprendono già l’enorme portata e le implicazioni”.

Una menzione l’Osservatorio la riserva anche al mondo delle startup operanti nel mercato dell’intelligenza artificiale, che dal 2013 ad oggi hanno raccolto 6 miliardi di dollari, con un finanziamento medio in crescita nell’ultimo anno da 8,8 a 13,1 milioni di dollari. L’Osservatorio ha individuato 572 startup innovative a livello internazionale che abbiano ricevuto finanziamenti negli ultimi tre anni, suddivise in tre macro-categorie per tipologia di offerta: Enabling Technology (1 miliardo di dollari), System (1,5 miliardi di dollari), e Application (3,5 miliardi di dollari). Tra tutti i comparti sono quelle operanti nell’Healthcare ad aver raccolto la maggior quota di finanziamenti, oltre i 400 milioni di dollari (33%), seguite dal Finance con 315 milioni di dollari (25%). Dal punto di vista delle soluzioni offerte, dominano quelle di Intelligent Data Processing con oltre 800 milioni di dollari raccolti (65%). Sono però le startup che sviluppano soluzioni fisiche, come nel caso degli Autonomous Vehicle, a prendersi la scena in termini di finanziamento medio, con un valore di 36 milioni di dollari.

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