Il titolo del primo romanzo di Willy Labor, eccellente professionista di lungo corso – “Buono per incartare il pesce“, Castelvecchi editore, 105 pagg, 16 euro – può sembrare esotico per i più ma è sicuramente intrigante per i giornalisti e per chi ha dimestichezza con il mondo dei giornali.
In tempi di crisi acuta e probabilmente irreversibile della carta stampata, sempre più incalzata dai social e dall’informazione online, a prima vista il titolo del libro sembra la definitiva condanna dei giornali tradizionali. Ma non è così. Anzi, man mano che se ne leggono le pagine, che si fanno sempre più intense e che appassionano e incuriosiscono il lettore, spicca la doppia personalità del reporter d’assalto.
La trama del romanzo

Il romanzo racconta la storia di un personaggio di fantasia, Gianni Crevatin, giornalista triestino, scapolo e prossimo ai quarant’anni, spavaldo e un po’ bullo, che non guarda in faccia a nessuno e che fa degli scoop la sua ragion di vita. Un giorno arriva per lui il colpo da sempre sognato: la rivelazione di una trasgressiva love story del candidato alla presidenza della Regione Friuli Venezia Giulia che per giorni tiene banco sulla prima pagina del giornale triestino ma che porterà non solo al tracollo elettorale del politico ma al suo suicidio. È a questo punto che il reporter comincia ad avere scrupoli morali fino a cambiare completamente vita quando un viaggio in Vietnam e l’incontro con una giovane donna, che è la figlia del suo editore, lo spingeranno a ribaltare la sua sua visione del mondo. Non racconteremo la conclusione del romanzo per non spegnere la curiosità e la sorpresa del lettore ma le ultime pagine di “Buono per incartare il pesce” rivelano il lato umano del giornalismo. Talvolta anche i reporter d’assalto hanno un cuore.
