Hyundai si ferma in Corea del Sud. Il sindacato della principale casa automobilistica del Paese ha proclamato venerdì il primo sciopero totale degli ultimi dieci anni, dopo lo stallo delle trattative con l’azienda su salari, pensionamento e garanzie occupazionali. Al centro dello scontro entra sempre di più anche il futuro delle fabbriche, con i lavoratori che chiedono protezioni di fronte alla crescente diffusione di intelligenza artificiale, automazione e robot umanoidi. Circa 40 mila iscritti al sindacato Hyundai Motor erano attesi all’astensione dal lavoro. A Seul, davanti alla sede del gruppo, si sono riuniti dipendenti di Hyundai, della controllata Kia e delle aziende fornitrici, insieme agli aderenti di altre organizzazioni sindacali. La partecipazione complessiva alla manifestazione nella capitale era stimata intorno alle 3 mila persone.
La mobilitazione rappresenta un nuovo salto di livello dopo gli scioperi parziali iniziati nelle scorse settimane. Già a luglio oltre l’86% degli iscritti al sindacato, che rappresenta circa 40 mila dipendenti, aveva votato a favore delle proteste. Una prima astensione di tre giorni aveva ridotto la produzione con fermate di quattro ore complessive al giorno, coinvolgendo anche personale delle vendite, della manutenzione e del centro di ricerca e sviluppo di Namyang.
Dai bonus alla pensione, lo scontro sui salari
Il confronto resta aperto soprattutto sull’aumento dell’età pensionabile, oggi fissata a 60 anni, e sulla parte economica. Il sindacato chiede di portare i bonus ordinari dal 750% all’800% della retribuzione mensile di base, oltre a maggiori tutele per l’occupazione durante la trasformazione tecnologica del gruppo. “Le figure chiave che hanno reso Hyundai e Kia le aziende più forti al mondo per 35 o 40 anni vengono ora spinte verso posizioni a contratto”, ha dichiarato dal palco il leader sindacale Lee Jong Cheol. Tra le richieste avanzate nelle trattative figura anche un aumento della paga base di 149.600 won al mese, mentre il premio di risultato dovrebbe essere calcolato, secondo il sindacato, sulla base del 30% dell’utile netto consolidato dell’anno precedente. I lavoratori chiedono inoltre il reintegro di alcuni dipendenti licenziati.
Hyundai aveva proposto un aumento salariale di 89 mila won, un premio una tantum pari al 350% dello stipendio mensile, altri 10 milioni di won e l’assegnazione di 15 azioni del gruppo. Un’offerta che il sindacato aveva giudicato insufficiente. Lo sciopero arriva dopo una serie di mobilitazioni parziali che, secondo le stime dell’agenzia Yonhap, hanno già interrotto la produzione di 55.200 veicoli, per un valore superiore a 2.300 miliardi di won, circa 1,67 miliardi di dollari.
La battaglia sull’età pensionabile si inserisce inoltre nel più ampio dibattito politico sudcoreano. Il presidente Lee Jae Myung, eletto lo scorso anno, si è impegnato ad aumentare gradualmente il limite in un Paese alle prese con uno dei processi di invecchiamento demografico più rapidi al mondo.
Il caso Atlas apre il fronte dell’intelligenza artificiale
A rendere particolarmente delicato il confronto è la trasformazione industriale del gruppo. Hyundai, principale azionista di Boston Dynamics, ha annunciato l’intenzione di introdurre dal 2028 nello stabilimento statunitense in Georgia Atlas, il robot umanoide sviluppato dalla società americana, per poi estenderne progressivamente l’impiego ad altri siti produttivi. In una prima fase Atlas dovrebbe essere utilizzato nella preparazione e nella sequenza dei componenti destinati alle linee. Entro il 2030 il suo impiego potrebbe estendersi alle attività di assemblaggio e, successivamente, anche a mansioni più complesse, comprese quelle che prevedono il sollevamento di carichi pesanti o movimenti ripetitivi.
Hyundai sostiene che l’impiego dei robot potrà diminuire lo sforzo fisico e i rischi per gli operai e che resterà necessario personale umano per addestrare, controllare e manutenere le macchine. I sindacati temono invece che l’automazione possa tradursi in una riduzione degli organici o delle ore lavorate, con conseguenze anche sulle retribuzioni.
Per questo la richiesta non è semplicemente quella di fermare i robot, ma di ottenere una negoziazione preventiva sull’introduzione di AI e automazione, accompagnata da garanzie formali su occupazione, redditi e condizioni di lavoro. La vertenza Hyundai si sta così trasformando in uno dei primi grandi casi industriali in cui il sindacato prova a negoziare direttamente gli effetti dell’intelligenza artificiale sul lavoro.
Il portavoce del sindacato Kim Jin-wook ha spiegato che le posizioni tra le parti restano distanti, soprattutto su pensioni e bonus, pur lasciando aperta la porta alla ripresa delle trattative. In assenza di “proposte lungimiranti” da parte del management, il sindacato valuterà nuove iniziative di sciopero. Hyundai ha assicurato di voler cercare una soluzione attraverso il dialogo. “Lo sciopero può avere un impatto sui nostri clienti, sui partner e sulle attività operative. Siamo in un momento critico in cui entrambe le parti devono collaborare per gestire con successo la transizione globale verso la mobilità del futuro”, ha dichiarato l’azienda. La vertenza arriva in una fase già complessa per il costruttore sudcoreano, che a luglio aveva previsto di non riuscire a centrare il proprio obiettivo globale di vendite per il 2026, mentre aumenta la pressione dei concorrenti cinesi in Europa e rallenta il mercato domestico.
